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l'editoriale del direttore

La filosofia della forza. Una formidabile lezione di Kagan

Claudio Cerasa

“Senza la leadership americana, la traiettoria naturale della storia porta alla diffusione della dittatura e ai conflitti fra grandi potenze”. Kyiv, Taiwan. L'analisi dello storico e politologo statunitense sul ritorno di un argine chiamato America

Nel bellissimo discorso pronunciato da Volodymyr Zelensky al Congresso americano, che trovate oggi integralmente sul nostro giornale, c’è un passaggio che merita di essere segnalato, oltre a quello natalizio che trovate nella nostra prima pagina speciale, ed è quello che che riguarda un elemento essenziale nella difesa dei confini dell’Ucraina: il formidabile ritorno dell’America come paese chiave nella difesa della libertà mondiale. “Gli americani – ha detto Zelensky – sono riusciti a unire la comunità internazionale per proteggere la libertà e il diritto internazionale: la tirannia russa ha perso il controllo su di noi e non influenzerà mai più le nostre menti”. E ancora: “Il vostro denaro non è beneficenza. E’ un investimento nella sicurezza globale e nella democrazia che gestiamo nel modo più responsabile”. Già, ma cosa vuol dire, concretamente, avere un’America che considera la difesa del mondo libero come un tratto essenziale della difesa della sicurezza nazionale? Robert Kagan, eccezionale storico e politologo statunitense, membro del think tank Brookings Institution, grande esperto di politica estera e responsabile per gli Affari europei e asiatici dell’Amministrazione Obama, ha dedicato a questo tema un saggio chilometrico sul nuovo numero di Foreign Affairs e ha provato con ottimi argomenti a ragionare sul perché la difesa dell’Ucraina, da dieci mesi a questa parte, somigli sempre di più, ogni giorno di più, alla difesa dell’egemonia liberale.

Quando il senatore repubblicano Mitch McConnell e altri, scrive Kagan, affermano che gli Stati Uniti hanno un interesse vitale in Ucraina non intendono dire che gli Stati Uniti saranno direttamente minacciati se l’Ucraina dovesse cadere. Intendono dire una cosa più importante: che se l’Ucraina dovesse cadere, l’ordine mondiale liberale sarebbe gravemente minacciato. Kagan sostiene che quello che sta accadendo a Kyiv segna uno spartiacque culturalmente importante per la politica americana.

Per una dozzina di anni, prima dell’invasione della Russia, sia Barack Obama prima sia Donald Trump poi hanno cercato di ridurre gli impegni degli Stati Uniti all’estero e la maggioranza degli americani, scrive sempre Kagan, ha considerato per molto tempo necessario per l’America occuparsi dei propri affari a livello internazionale e lasciare che gli altri paesi se la cavassero da soli. E’ il “leading from behind” di Obama. E l’America First di Trump. Eppure, oggi, l’America di Joe Biden, improvvisamente, si trova impegnata in una guerra contro una grande potenza aggressiva in Europa, la Russia, e ha promesso di difendere, in caso di attacco, un’altra piccola nazione democratica, Taiwan, dal non impossibile attacco della Cina. E’ un colpo di frusta, è un ribaltamento di idee, è una rivoluzione culturale grazie alla quale oggi l’America può affermare che non esiste America First, per l’America, senza difendere i confini di ciò che la più grande democrazia del mondo è chiamata a difendere: la libertà (nel 1940, ricorda Kagan, Roosevelt disse agli americani, prima di entrare in guerra, che il suo paese non poteva permettersi di diventare un’“isola solitaria” in un mondo dominato dalla “filosofia della forza”).

La consapevolezza di ciò che sta succedendo in Ucraina e la popolarità assunta dall’iniziativa americana permettono dunque di capire qual è la vera posta in gioco, oggi, e consentono di capire che la sicurezza del mondo è messa a repentaglio non dall’attivismo americano ma dalla sua pericolosa assenza. “La traiettoria naturale della storia in assenza della leadership americana è stata perfettamente evidente: porta alla diffusione della dittatura e al continuo conflitto tra grandi potenze. Il conflitto tra grandi potenze e la dittatura sono stati la norma nel corso della storia umana. E se gli Stati Uniti dovessero ridurre il loro coinvolgimento nel mondo, le conseguenze per l’Europa e l’Asia non sono difficili da prevedere”. Un mondo con più America è un mondo più sicuro. Un mondo senza America è un mondo meno sicuro. Un bel problema per tutti i pacifisti che negli ultimi decenni hanno cercato di dimostrare quanto l’insicurezza del mondo fosse direttamente collegata alla scelta dell’America di difendere nel mondo la democrazia, a costo anche di esportarla. God Bless America.
 

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della destra” e “Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.