il vertice del g7

La solidarietà degli alleati di Kyiv si fa più grande e protegge il cielo

Paola Peduzzi

Il discorso lungimirante del ministro degli Esteri inglese James Cleverly: la diplomazia paziente dell'occidente. Oggi a Parigi c’è la conferenza dei donatori per strutturare gli aiuti e coordinare la ricostruzione 

Sostegno umanitario, economico e militare finché ce ne sarà bisogno: l’incontro in remoto dei leader del G7 assieme al presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha confermato la strategia degli alleati dell’Ucraina, con alcuni sviluppi importanti, compresa la creazione di una piattaforma “per coordinare l’assistenza finanziaria”. Joe Biden, presidente americano, è pronto a dare armi all’Ucraina per difendersi dalla guerra dall’alto messa in atto da Vladimir Putin, che ha approfittato del punto debole della difesa ucraina – i cieli – e che continua a bombardare il paese: otto regioni colpite soltanto negli ultimi due giorni, tutte le centrali elettriche danneggiate.

 

C’è anche un altro dettaglio tragico reso noto da Kyiv e confermato dagli alleati. Per bombardare l’Ucraina i russi stanno usando parte dell’arsenale che la stessa Ucraina consegnò alla Russia all’inizio degli anni Novanta per garantire quella sovranità e integrità cui Putin ha dato l’assalto. I paesi europei non hanno ancora trovato l’accordo sul nono pacchetto di sanzioni ma hanno stanziato altri due miliardi di euro di aiuti a Kyiv, portando a 5,5 miliardi di euro il fondo con cui l’Ue coordina il suo sostegno all’Ucraina: oggi a Parigi c’è la conferenza dei donatori per strutturare gli aiuti e il presidente francese Emmanuel Macron (che ha parlato domenica con Zelensky, il quale ha definito la conversazione “significativa”: non c’è sempre stato calore tra i due) vuole organizzare le aziende francesi in modo che possano avere un ruolo guida nella ricostruzione dell’Ucraina (gli altri paesi sono avvisati). Mentre Putin fa saltare per la prima volta da un decennio la sua tradizionale conferenza-fiume di fine anno, le cosiddette pressioni “per la pace” non vengono nemmeno più citate, visto che il presidente russo non dà segni di voler fermare la guerra.

 

Il ministro degli Esteri britannico, James Cleverly, ha tenuto il suo primo discorso-manifesto ieri al Foreign Office e ha proiettato nel lungo periodo l’alleanza che si è creata dopo l’invasione dell’Ucraina a favore di Kyiv: bisogna costruire una trama di paesi legati dagli stessi valori democratici “fondata su una diplomazia paziente, sul rispetto, sulla solidarietà e sulla volontà di ascoltare”. Putin, dice il ministro, “vuole riportare l’orologio a un’epoca in cui la forza era considerata giusta e i paesi più grandi potevano trattare i loro vicini come prede”, riprendendo la “massima brutale” che ha determinato le relazioni internazionali per moltissimi anni: “I forti fanno ciò che possono e i deboli soffrono ciò che devono”. Ora però la guerra del presidente russo “gela il sangue perché lui è pronto a distruggere le leggi che proteggono ogni nazione e quindi ogni persona nel mondo”, dice Cleverly, ed è per questo che bisogna schierarsi, allargare l’asse dell’alleanza contro i regimi con una diplomazia paziente che guardi lontano. “L’unica strada per la pace in Europa è che Putin ponga fine alla guerra”, ha detto il ministro britannico, mentre la solidarietà all’Ucraina si fa più ampia – al contrario di quel che pensava Mosca.

  • Paola Peduzzi
  • Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi