Mette Frederiksen (LaPresse) 

editoriali

La premier Frederiksen vince, gli irresponsabili no. La Danimarca vira al centro

Redazione

Alle elezioni anticipate, il Partito socialdemocratico è la prima forza con il 27,6 per cento. Ma il primo ministro, che potrebbe guidare il paese con un’alleanza tutta di sinistra, vuole “un governo ampio”, cioè una coalizione con i partiti centristi di entrambi gli schieramenti

Il primo ministro danese, Mette Frederiksen, ha vinto in modo netto le elezioni anticipate di martedì, che potrebbero portare a una svolta centrista e a una rivoluzione nella tradizionale politica della Danimarca. Il Partito socialdemocratico di Frederiksen è arrivato in testa con il 27,6 per cento, il miglior risultato dal 2001. Il “blocco rosso” con cui il premier danese ha governato dal 2019 si è assicurato i 90 seggi necessari per la maggioranza in Parlamento. Eppure Frederiksen è intenzionata a cambiare coalizione, nonostante i numeri le consentirebbero di proseguire con un’alleanza tutta di sinistra. Annunciando la decisione di rimettere il mandato nelle mani della regina, ieri Frederiksen ha confermato di volere “un governo ampio”, cioè una coalizione con i partiti centristi di entrambi gli schieramenti.

 

La tradizionale contrapposizione tra “blocco rosso” e “blocco blu” verrebbe meno. Questo è l’auspicio non solo di Frederiksen, ma anche dell’altro vincitore delle elezioni l’ex premier liberale, Lars Løkke Rasmussen, che ha fondato un nuovo partito, i Moderati, piazzandosi in terza posizione con il 9 per cento in nome del governo di centro. La Danimarca avrebbe da guadagnarne in termini di stabilità e riforme condivise. Per una volta, una grande coalizione sarebbe una scelta e non il risultato obbligato della frammentazione o della progressione delle estreme. 

 

In questo periodo di crisi, i danesi hanno punito le scelte sconsiderate. Il Partito radicale, che ha provocato le elezioni anticipate togliendo la fiducia a Frederiksen per l’abbattimento di 17 milioni di visoni causa pandemia, ha più che dimezzato i voti. La storica formazione populista della destra, il Partito del popolo danese, che nel 2014 era diventata la prima forza con il 26,6 per cento, è precipitata al 2,6. Scegliendo la responsabilità sulla polarizzazione, Frederiksen si lancia in un esperimento interessante anche per altri paesi europei.