"Piccola turbolenza"

Londra ritira il taglio delle tasse ai ricchi. I Tory fanno un'altra guerra a un altro premier

Paola Peduzzi

Il cancelliere dello Scacchiere Kwasi Kwarteng difende il governo inglese in mezzo ai conservatori in rivolta

Milano. La premier britannica, Liz Truss, è riuscita a scontentare tutti, un’arte in cui, secondo molti conservatori, è piuttosto abile. Questa mattina il governo inglese ha annunciato di aver tolto dal proprio minibudget il taglio delle tasse ai redditi più alti, una misura non esosa (rispetto alle altre) ma politicamente costosissima. Truss ha preso la decisione domenica notte, ma c’erano  delle interviste che aveva già rilasciato che dovevano ancora andare in onda, così questa mattina su uno schermo c’era la Truss che difendeva il taglio delle tasse, su un altro c’era il suo cancelliere dello Scacchiere, Kwasi Kwarteng, che annunciava il passo indietro. La sterlina intanto si è un po’ ripresa, premiando il ripensamento. Ma i mercati hanno continuato a essere nervosi, perché oltre allo choc finanziario, partito il 23 settembre dopo gli annunci sulle misure per contenere, indebitandosi, l’aumento del costo della vita, se ne sta consumando un altro. 

 

E’ lo choc di credibilità del Regno Unito, difficilmente riparabile stracciando la mattina una misura difesa fino alla sera prima. Poi non una misura minore: il taglio delle tasse ai redditi alti, ai ricchi, è il perno di una filosofia economica che prevede che siano i più abbienti a poter mettere in moto un’economia e a cascata i benefici arrivano anche alle fasce basse di reddito. Ma, a differenza della teoria (che è thatcheriana), la Truss non aveva le coperture per questo taglio (fatto in deficit) ed erano gli stessi redditi alti che si opponevano. Robert Peston, conduttore di Itv,  ha raccontato che i donatori più facoltosi del Partito conservatore hanno detto: “Non abbiamo bisogno dei soldi, non li vogliamo e con questa operazione ci state soltanto screditando”.  Parecchi colleghi avevano detto: non tagliare queste tasse, ti si rivolteranno tutti contro. Lei aveva risposto: “I don’t care” (la fonte è uno dei più spietati narratori del mondo conservatore, Tim Shipman del Sunday Times) e poi invece glien’è importato.

 

A Kwarteng è comunque toccato il compito più difficile perché non soltanto la Truss è riuscita a far passare l’idea che sia il cancelliere ad aver insistito più di tutti per il taglio delle tasse e quindi la responsabilità è sua; non soltanto è sospettato di aver detto ad alcuni investitori che si aspettava qualche sofferenza della sterlina dopo l’annuncio del minibudget e questi investitori hanno quindi fatto i loro calcoli finanziari contro la sterlina stessa; ma oggi ha anche dovuto parlare alla conferenza dei Tory in corso in questi giorni a Birmingham, che in questa situazione è come scendere nell’arena coi leoni. Il capo dei leoni è Michael Gove, sempre lui, già croce e delizia del governo Cameron, May e Johnson (avrebbe voluto essere lui il premier, a dire il vero), che ha attaccato sia le decisioni economiche di Truss e di Kwarteng sia, e questo è il colpo più duro, la loro credibilità e capacità di far dimenticare agli inglesi questi undici giorni di caos (pesa sulla Truss, oltre al resto, il fatto di aver dichiarato qualche tempo fa di essere una che ama il caos: lo diceva in modo positivo, il caos come preludio di cambiamenti e rivoluzioni, ma oggi non suona più promettente).

 

Alla conferenza dei conservatori, Kwarteng  si è presentato parecchio nervoso e con un testo che è stato modificato molte volte, ma ha liquidato il caos con un “una piccola turbolenza” che, per dire come erano gli equilibri tra l’oratore e il suo pubblico, non si è capito se fosse o no una battuta. Era comunque in linea con la parola chiave della giornata che era “distrazione”: il taglio delle tasse ai ricchi era stata una distrazione per non parlare di come il governo  aiuta e sostiene gli inglesi, una distrazione su cui si sono avventati i laburisti che ora sono molto avanti nei sondaggi, e quindi andava tolta di mezzo. “Basta con le distrazioni”, ha ripetuto Kwarteng,   che è come dire che il caos causato finora in realtà non era niente, una piccola turbolenza. Il cancelliere dello Scacchiere ha ripetuto quel che il governo vuole fare (una manovra da 70 miliardi di euro, cui le tasse ai ricchi partecipavano per circa 2,5 miliardi) e ha ribadito due cose. La prima: “Sono fiscalmente responsabile”, che è una dichiarazione che non ha rispondenza con la realtà per come è stata finora; “sono un conservatore pro business”, che è la risposta a Gove che ha detto che tutto quel che fa questo governo è “unconservative”, fuori dal partito. L’unico grande applauso Kwarteng l’ha preso quando ha detto che abolirà tutte le regolamentazioni europee: l’antieuropeismo è sempre benvoluto, nonostante gli effetti della Brexit. Ma molti segnalavano lo slogan della conferenza, “Getting Britain Moving”, e chiedevano: sì, ma verso dove?

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  • Paola Peduzzi
  • Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi