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L'assemblea generale

All'Onu l'Ue vuole convincere i paesi neutrali a schierarsi con l'occidente contro Putin

David Carretta

Il presidente del Consiglio europeo Charles, si è dato tre obiettivi, non direttamente collegati al conflitto, ma utili ad allargare il sotegno a Kyiv: promuovere un ordine basato sullo stato di diritto invece che sulla forza, un mondo multipolare fondato sulla cooperazione invece che sullo scontro e la difesa di valori e diritti umani

Bruxelles. All’assemblea generale delle Nazioni Unite, l’Unione europea cercherà di convincere il sud globale a non lasciarsi incantare dalle sirene di Vladimir Putin e contribuire allo sforzo occidentale per sostenere l’Ucraina e tornare a un ordine mondiale basato sulle regole. Lo farà parlando il meno possibile del conflitto sul suolo europeo e proponendo soluzioni alle conseguenze che la guerra ha sul resto del mondo. La controffensiva ucraina, il ritiro russo dalla regione di Kharkhiv e l’improvvisa immagine di debolezza di Putin stanno aiutando l’Ue. “Stiamo facendo progressi per ribaltare la narrazione di Putin”, spiega al Foglio un alto funzionario europeo: “L’incontro a Samarcanda della scorsa settimana non è stato un grande successo per la Russia”. Le notizie di ieri sulla possibile mobilitazione generale e sui referendum nelle regioni occupate in Ucraina sono lette dall’Ue come “un segnale del nervosismo di Mosca”.

Il nervosismo di Putin è dovuto “all’arretramento sul fronte” e “alla mancanza di forza umana” per cambiare il corso della guerra, spiega il funzionario dell’Ue. I referendum “erano già nell’aria da settimane” e sono solo “un modo per cercare di mostrare dei successi” all’opinione pubblica interna e internazionale attraverso la macchina della propaganda, anche se “non saranno credibili”. Anche una eventuale dichiarazione formale di guerra all’Ucraina da parte di Putin è considerata come un segnale di debolezza. “Sarebbe riconoscere il fatto che abbiamo una guerra di aggressione in Ucraina”, dice il funzionario. Di fronte al successo della controffensiva ucraina, “la domanda ora è quale sarà la reazione russa: uso di armi tattiche nucleari? Mobilitazione generale? Dichiarazione di guerra?”. Tutte le ipotesi sono al vaglio dei capi di stato e di governo. Ma l’Ue è determinata a “continuare il suo sostegno all’Ucraina”, spiega il funzionario. Nei due vertici europei di ottobre – il primo a Praga il 7, il secondo a Bruxelles il 20 – si discuterà di nuove forniture militari ed eventuali sanzioni aggiuntive. “In cima all’agenda ci sarà anche il sostegno finanziario”, spiega il funzionario. Se l’Ue ha sbloccato 6 dei 9 miliardi promessi a maggio, “dobbiamo trovare modi per continuare a finanziare l’Ucraina”. 

 

All’Assemblea generale il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, si è dato tre obiettivi che non sono direttamente collegati al conflitto ucraino, ma servano ad arruolare il maggior numero di altri paesi: promuovere un ordine basato sullo stato di diritto invece che sulla forza, un mondo multipolare fondato sulla cooperazione invece che sullo scontro e difendere valori e diritti umani. Ieri Michel ha copresieduto un evento di alto livello sulla sicurezza alimentare. E’ una delle iniziative per ribattere alla versione russa. Decine di paesi africani, sudamericani e asiatici si sono lasciati convincere che la penuria di generi agricoli e l’aumento dei prezzi alimentari sia colpa delle sanzioni occidentali. L’Ue vuole tendere la mano, spiegando che le sanzioni non colpiscono il commercio alimentare o le esportazioni di fertilizzanti. Saranno presentati dati. Da aprile, grazie alle “corsie di solidarietà dell’Ue” via terra e fiume, l’Ucraina ha esportato 14 milioni di tonnellate di generi alimentari. Dopo l’accordo per sbloccare i porti del Mar Nero, le esportazioni sono aumentate ulteriormente e i prezzi mondiali sono scesi. Più del 70 per cento del grano è finito a paesi extra Ue. La Commissione offrirà anche risposte concrete per chi si vede rispondere dalla Russia che non è possibile esportare. L’Ue dovrebbe lanciare anche un’iniziativa per promuovere la produzione di fertilizzanti in Africa, Asia e Sud America, in modo da ridurre la loro dipendenza dalla Russia. Se Putin a fine novembre deciderà di uscire dall’accordo sui porti del Mar Nero, “dovrà assumersene le conseguenze”, avverte un’altra fonte dell’Ue. 

Gli europei si sono accorti che stavano perdendo la battaglia della narrazione. Il sud globale considera la guerra in Ucraina come un conflitto locale europeo. L’eurocentrismo spinge il resto del mondo ad allinearsi su posizioni neutrali o filorusse. Di qui la scelta dell’Ue di parlare di Ucraina senza concentrarsi esclusivamente sull’Ucraina. Per creare un tribunale speciale sui crimini commessi dalla Russia – un’idea sostenuta dall’Alto rappresentante Josep Borrell, che sarà discussa sia a New York sia a Bruxelles – serve il sostegno del resto della comunità internazionale. L’Ue vede alcuni segnali incoraggianti all’Onu. Al di là del vertice di Samarcanda con i dubbi cinesi e le critiche indiane sulla guerra, o delle ultime dichiarazioni di Recep Tayyip Erdogan sulla necessità che Putin restituisca i territori occupati (Crimea compresa) “al legittimo proprietario”, la scorsa settimana solo sette paesi hanno votato con la Russia contro la decisione di permettere a Volodymyr Zelensky di intervenire all’Assemblea generale in teleconferenza.
 

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