Foto Epa via Ansa 

Il sangue verde del re

Perché Carlo III può offrire dispiaceri al Papa sul rapporto tra ambientalismo e capitalismo

Claudio Cerasa

Il nuovo sovrano britannico parla di clima dal 1970, ma il suo ambientalismo ha recentemente iniziato a puntare sui privati considerandoli come parte delle soluzioni. La svolta tra i summit di Roma e Glasgow

Benessere come nemico o benessere come alleato? Nella transizione epocale che sta vivendo in queste ore il Regno Unito c’è un tema interessante che riguarda un dettaglio chiave della biografia dell’erede al trono che ha a che fare con un’altra transizione non meno importante rispetto a quella che dovrà affrontare l’impero di sua maestà. Il dettaglio è semplice da indovinare e coincide con una delle ossessioni più conosciute di Carlo: il suo ambientalismo. Carlo, da ieri re, è un ambientalista a trecento carati, oltre a essere un discreto giardiniere, e negli ultimi vent’anni ha scelto di puntare sulla difesa dell’ambiente offrendo al mondo messaggi a metà tra un’omelia di Papa Francesco, una lezione di Greta Thunberg, un sermone di Carlin Petrini, un comizio di Angelo Bonelli e un documentario di Al Gore.

 

Fino a qualche anno fa, Carlo, che da un po’ di tempo per sua stessa ammissione gira con una sobria Aston Martin DB6 Convertible parzialmente alimentata con vino bianco, formaggio e altri scarti alimentari, aveva scelto di aderire senza mezzi termini al partito unico del catastrofismo universale arrivando al punto di considerare il progresso industriale un pericoloso nemico per il nostro clima, per il nostro ambiente e per il nostro ecosistema. Poi, improvvisamente, per la disperazione dei suoi compagni di viaggio nell’universo del catastrofismo, ecco la svolta, messa in atto al G20 di Roma (30 ottobre 2021) e all’ultima Cop26 a Glasgow (31 ottobre 2021). Prima, Carlo riconosce che nel mondo industrializzato si avverte “un cambiamento di atteggiamento” e che alcuni risultati stanno arrivando sul terreno della lotta contro il climate change (negli ultimi 20 anni, tanto per dire, l’Ue ha ridotto le sue emissioni complessive di gas serra del 24 per cento). Poi sceglie di cambiare approccio sul tema del progresso industriale e sceglie per la prima volta di considerare i privati non come parte dei problemi ma come parte delle soluzioni.

 

“Ho ascoltato – ha detto Carlo – i leader del settore privato, sempre più desiderosi di investire in progetti innovativi e nuove tecnologie che aiuteranno a creare la necessaria, rapida transizione verso la sostenibilità e garantire a tutti un pianeta più pulito, più sicuro, più sano. Per me, il settore privato detiene la chiave. Non sono sicuro che li stiamo ascoltando abbastanza”. E poi ancora: “Perché l’investimento privato è importante? Se vogliamo raggiungere il vitale obiettivo climatico di 1,5 gradi abbiamo bisogno di trilioni di dollari di investimenti ogni anno per creare le nuove infrastrutture necessarie alla transizione verso la sostenibilità. I governi da soli non possono raccogliere questo tipo di somme. Ma il settore privato può farlo, lavorando in stretta collaborazione con i governi e la società civile”.

 

La svolta culturale è evidente ed è riassumibile così. C’è chi sostiene che per salvare l’ambiente sia necessario rinunciare al benessere, perché il capitalismo, come sostiene anche Papa Francesco, è un pericolo per la nostra sostenibilità ambientale. E c’è chi sostiene, invece, che per salvare l’ambiente sia necessario scommettere su chi produce benessere, sia necessario investire sui privati, sia necessario puntare sull’innovazione, sulla tecnologia, sulla capacità dell’uomo di utilizzare il capitale per migliorare il pianeta. Nella stagione di Carlo III, nel Regno Unito, il capitolo dell’ambientalismo avrà certamente un ruolo importante nella sua agenda reale e la sfida nella sfida del nuovo re di Inghilterra, e del nuovo capo della Chiesa anglicana, sarà in fondo anche questa: diventare un testimonial di un nuovo ambientalismo pragmatico anche a costo di offrire qualche delusione a qualcuno dei propri compagni di viaggio che in modo furbo hanno tentato in passato di usare il principe Carlo come un alleato utile per trasformare la battaglia contro il climate change in una battaglia contro il capitalismo. Chissà che il nuovo Carlo, a colpi di vino bianco, formaggio e scarti alimentari infilati nella sua Aston Martin, non ci dia persino qualche soddisfazione. 

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.