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editoriali

Hezbollah ha perso (per ora)

Redazione

In Libano perde la maggioranza, ma il futuro del paese è ancora incerto

L’esito delle elezioni del 15 maggio per scegliere i membri del nuovo Parlamento ha disegnato uno scenario nuovo e inatteso in Libano: Hezbollah e la sua coalizione hanno perso la maggioranza. Dei 128 seggi che compongono l’unico organo direttamente eletto dai cittadini libanesi, solo 62 sono andati al “partito di Dio” e ai suoi alleati, a differenza delle elezioni del 2018, quando erano 71 e Hezbollah controllava il Parlamento e la scena politica libanese. A fare male, sono stati i partiti minori della coalizione sostenuta dall’Iran – soprattutto gli sciiti di Amal e i cristiani del Free Patriotic Movement – che hanno perso facendosi scalzare dagli indipendenti, che hanno conquistato 12 seggi perché hanno presentato una proposta di cambiamento dopo la crisi economica del 2019. 

Anche i cristiani delle Forze libanesi  hanno ottenuto 19 seggi e hanno festeggiato nel quartiere di Beirut in cui sono più forti – Gemmayze, uno dei distretti devastati dall’esplosione al porto del 4 agosto 2020 – dalla tarda serata elettorale di domenica. Questo partito, il cui principale obiettivo è quello di frenare lo strapotere di Hezbollah in Libano, è stato fortemente sostenuto dai sauditi durante la campagna elettorale, che hanno spinto affinché i voti dei sunniti orfani dell’ex primo ministro Saad Hariri non andassero dispersi ma confluissero tra i cristiani in chiave anti iraniana.

Eppure nessuna delle forze politiche emerse da questa tornata elettorale ha una maggioranza e questo, se possibile, restituisce un quadro ancora più incerto sul futuro del Libano tra l’Iran e l’Arabia Saudita, in vista delle riforme chieste dal Fondo monetario internazionale prima di foraggiare le casse dello stato e delle nuove nomine delle più alte cariche del paese: dal portavoce del Parlamento,  che per Costituzione deve essere sciita, al prossimo primo ministro, scelto tra i sunniti, e – a ottobre – al prossimo presidente della Repubblica, un cristiano.

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