Foto LaPresse

Il Giappone furioso contro la Russia manda un messaggio a Xi

Giulia Pompili

Il paese accoglierà le persone in fuga dall'Ucraina e ha congelato i beni di quattro banche russe (oltre quelli di diciotto funzionari russi e sette bielorussi). Un avviso alla Cina

Per la prima volta da trent’anni il Giappone ha preso una posizione inaspettatamente dura contro un paese straniero. La terza economia del mondo, che ultimamente aveva un po’ perso il suo ruolo di traino diplomatico nel Pacifico, da quando è iniziata l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia si è riscoperta centrale nell’alleanza del mondo libero contro i dittatori. 

La notizia ieri era su tutti i giornali giapponesi: il paese accoglierà le persone in fuga dall’Ucraina, trovando anche delle soluzioni per aggirare i rigorosi limiti d’ingresso relativi all’epidemia di Covid. Il primo ministro Fumio Kishida ha detto che il Giappone “risponderà alla crisi umanitaria”, ed è una notizia enorme per un paese che accetta annualmente un bassissimo numero di immigrati stranieri. La decisione di accogliere rifugiati a Tokyo non veniva presa dal 1975, con la crisi di chi scappava dalle ex colonie francesi dell’Indocina. Ma non sono solo messaggi dall’alto valore simbolico. Ieri il ministro delle Finanze giapponese, Shunichi Suzuki, ha annunciato che Tokyo congelerà i beni di quattro delle sette banche russe sanzionate dall’Unione europea (VTB, Bank Otkritie, Sovcombank e Novikombank). Oltre alle banche, il governo ha congelato i beni anche di diciotto funzionari russi e sette funzionari bielorussi, tra cui il presidente Aleksandr Lukashenka e il ministro della Difesa Viktor Khrenin, e di due organizzazioni nel paese. E’ l’ultimo step di una progressiva partecipazione di Tokyo alle sanzioni internazionali contro la Russia: già nei giorni scorsi Kishida aveva annunciato il congelamento dei beni di personalità politiche di rilievo, inclusi quelli del presidente Vladimir Putin, la restrizione delle transazioni con la Banca centrale russa, l’esclusione della Russia dal sistema Swift, il divieto di esportazioni di semiconduttori e di materiali destinati alla Difesa di Mosca. 

L’ultima tranche di sanzioni arriva a meno di ventiquattro ore dalla violazione dello spazio aereo giapponese di un elicottero russo nel nord dell’arcipelago. E’ una cosa che succede spesso – e che durante la Guerra fredda avveniva molto più frequentemente – ma vista la situazione di tensione internazionale le Forze di autodifesa giapponesi hanno fatto decollare i jet da guerra. E per capire il ruolo giapponese in una guerra in Europa bisogna proprio andare a guardare quell’area, nel freddo nord dell’Hokkaido, dove sin dalla fine della Seconda guerra mondiale Mosca e Tokyo si contendono quattro isole, le più meridionali dell’arcipelago delle isole russe Curili, che il Giappone  chiama Territori del nord. La storia di quell’area unisce la Russia al Giappone, Sachalin all’Hokkaido, ed è il tema cruciale sulla quale si basa quasi tutta la diplomazia tra Mosca e Tokyo. Negli ultimi anni, soprattutto con il governo del primo ministro Shinzo Abe, il Giappone aveva fatto dei passi avanti nei negoziati con il presidente Vladimir Putin, si era arrivati quasi alla decisione di sfruttare equamente le quattro isole della discordia. A questo punto, quel tavolo è definitivamente saltato. L’opinione pubblica conservatrice nipponica tiene molto alla questione dei Territori del nord, ed è il motivo per cui nel 2014 il Giappone fu molto cauto nel condannare in modo concreto le azioni della Russia. All’epoca c’era lo spazio per continuare a dialogare, cercare una soluzione pacifica. Questa volta il governo Kishida è stato durissimo con la Russia: “Il messaggio che vogliamo mandare è che non si può cambiare lo status quo in modo unilaterale, men che meno con una guerra”, ci dice una fonte governativa. E il messaggio è soprattutto alla Cina di Xi Jinping, che negli anni ha rivendicato e militarizzato praticamente tutto il Mar cinese meridionale e da più di un decennio tiene in ostaggio le isole giapponesi Senkaku, chiamate Diaoyu dalla Cina. L’altro tema che Tokyo dovrà affrontare con l’opinione pubblica interna riguarda l’energia: il Giappone è un paese importatore di materie prime, ed è già aperto il dibattito per rendersi indipendenti da gas e petrolio russo riattivando a pieno regime le centrali nucleari. Sarà complicato per il governo, ma non impossibile. In questi ultimi giorni il Giappone ha lavorato molto con i funzionari dell’Unione europea e oggi, alla riunione ministeriale del G7 a Bruxelles, è possibile che accetti le richieste di chiudere lo spazio aereo ai velivoli russi. 

Di più su questi argomenti:
  • Giulia Pompili
  • È nata il 4 luglio. Giornalista del Foglio dal 2010, si occupa delle vicende che attraversano l’Asia orientale, soprattutto di Giappone e Coree, e scrive periodicamente anche di Cina e dei suoi rapporti con il resto del mondo. Ha una newsletter settimanale che si chiama “Katane”, ed è in libreria con "Sotto lo stesso cielo" (Mondadori). È terzo dan di kendo.