Il presidente americano Joe Biden (Ansa)

La strategia di Washington

L'America non abbandonerà mai Taiwan, nonostante Pechino

Stefano Pelaggi

Gli Usa ritengono necessario un coinvolgimento più intenso nell'Indo-Pacifico e per questo offrono supporto strategico e armi al governo di Taipei. Mentre la Cina prova a strumentalizzare il ritiro da Kabul 

Mentre l’opinione pubblica si interroga sulle analogie del passato e le possibili conseguenze per l’Amministrazione Biden, gli eventi in Afghanistan hanno avuto delle ripercussioni dirette in un paese molto distante, geograficamente e culturalmente. Taiwan è stata definita dall’Economist “il posto più pericoloso sulla terra” mentre Robert Kaplan, uno dei più noti esperti di relazioni internazionali, ha chiamato lo Stretto di Taiwan “il campo di battaglia definitivo del XXI secolo”. 

 

L’evacuazione rocambolesca di Kabul ha scatenato la retorica della Repubblica popolare cinese con diretti riferimenti a Taiwan, il messaggio veicolato dai cosiddetti “wolf warrior” e dai canali mediatici più attivi della propaganda cinese è teso a sottolineare l’inaffidabilità dell’alleato americano e l’ineluttabile resa taiwanese a Pechino. Gli eventi in Asia centrale hanno avuto ripercussioni anche nella politica interna taiwanese: il commentatore Jaw Shaw-kong, tradizionalmente vicino a posizioni pro Pechino, ha sottolineato l’eccessiva dipendenza strategica dagli Stati Uniti. Una critica volta a indebolire la posizione della presidente Tsai Ing-wen, eletta anche grazie all’approvazione implicita di Washington, da sempre alla ricerca di una figura capace di mantenere bassa la tensione nello Stretto.

 

Il primo ministro taiwanese Su Tseng-chang ha risposto in maniera decisa alle similitudini con il collasso delle istituzioni afgane: “Oggi ci sono paesi potenti che vogliono inghiottire Taiwan con la forza, e allo stesso modo non abbiamo paura di essere uccisi o imprigionati. Dobbiamo proteggere questo paese e questa terra, e non essere come certe persone che parlano sempre del prestigio del nemico e sminuiscono la nostra determinazione”. Ma la disgregazione dell’esercito afgano evocata sui media cinesi è molto distante dalla situazione nell’isola, dove le forze armate di Taiwan si posizionano al ventiduesimo posto nella classifica annuale della Global Firepower, il ranking che misura la potenza delle diverse forze militari nazionali. Intanto l’Esercito Popolare di Liberazione ha annunciato una serie di esercitazioni “con navi da guerra, aerei antisommergibile e aerei da combattimento nelle vicinanze di Taiwan” mentre i quotidiani dell’isola sono pieni di immagini di esercitazioni militari della marina taiwanese. Messaggi diretti all’interno dei rispettivi paesi che non avranno delle conseguenze reali nelle relazioni dello Stretto. 

 

Del resto il sostegno di Washington è la condizione stessa dell’esistenza di Taiwan, un supporto che nei decenni è stato costante e condiviso. La menzione per la prima volta di Taiwan all’interno della National Security Strategy, pubblicata nel 2017, e l’unanime supporto, anche durante una presidenza divisiva come quella di Trump, sono la conferma dell’importanza del ruolo di Taiwan nella strategia per la regione. L’Amministrazione Biden ha continuato su questa linea, con visite di funzionari di alto livello, vendita di materiale bellico e supporto strategico. La sicurezza dello Stretto di Taiwan è stata menzionata in occasioni ufficiali, al G7, agli incontri bilaterali tra Washington e Seul, tra Washington e Tokyo e nei vertici tra Giappone e Australia. Menzioni inedite che costituiscono un importante segnale di Biden: la necessità di considerare la sicurezza di Taiwan una questione internazionale e condivisa con gli alleati della regione.  

 

Taiwan è un importante fattore di bilanciamento con la Repubblica popolare cinese anche per gli altri attori regionali, oltre a essere uno snodo cruciale per il futuro dell’area. Se questo secolo sarà il secolo asiatico o il secolo cinese, parafrasando il politologo Parag Khanna, molto dipenderà dal ruolo di Taiwan. Uno scenario geopolitico opposto rispetto alle condizioni che hanno determinato il ritiro statunitense dall’Afghanistan. Ritiro che è esplicitamente collegato alla necessità di un coinvolgimento più intenso di Washington nell’Indo-Pacifico, di cui Taiwan è un attore fondamentale.

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