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Il socialista anti liberale Montebourg lancia la scuola di formazione dei gilet gialli

Mauro Zanon

I candidati dovranno firmare "una carta dei valori per la demondializzazione, la riconquista dell'indipendenza economica francese e la difesa della voce dei senza voce". Parole della gauche antisistema che tuttavia ricordano certe formule lepeniste

Del suo passaggio a Bercy da ministro di Rilancio produttivo e dell’Economia di François Hollande, ricordiamo più le sue copertine in marinière sulle riviste patinate che i suoi tentativi di riforma per modernizzare la macchina economica francese, le sue smargiassate contro il libero mercato più che i progetti di rilancio industriale, e infatti la sua avventura nel governo socialista è durata poco più due anni (maggio 2012 – agosto 2014), con tanti annunci roboanti e pochissimi risultati. Ma Arnaud Montebourg, il più anti liberale dei ministri francesi degli ultimi vent’anni, vuole provarci ancora, dice che le sue profezie sulla “démondialisation” si stanno avverando e che mai come ora c’è bisogno di lui e di una scuola che formi una nuova classe dirigente venuta dal basso, dalla Francia profonda, da quel mondo che due anni fa ha occupato piazze e le rotatorie indossando il gilet giallo. Ecco L’École de l’Engagement, la scuola dell’“impegno” attraverso cui Montebourg punta a “formare le persone provenienti dalle fasce popolari” e ad “aiutare a rompere il soffitto di cristallo istituzionale che sfocia in un’uniformità nefasta della vita politica francese”, secondo quanto annunciato sabato dal suo entourage.

 

  

 

“L’Engagement” è il nome del libro che l’ex ministro socialista ha scritto lo scorso novembre per annunciare il suo ritorno in politica, ed è il nome del partito che i suoi sostenitori hanno lanciato a gennaio per sostenere la sua candidatura alle presidenziali del prossimo anno, e ora anche di una fornace di sovranisti di sinistra con la casacca gialla. “La rappresentatività degli eletti è un problema fondamentale, che spiega la perdita di fiducia nella Repubblica. Il movimento dei gilet gialli ha mostrato che il blocco popolare – maggioritario nella società – non accetta più la disconnessione delle élite, che non sanno più quale sia la realtà quotidiana delle francesi e dei francesi. Questa inquietudine è al centro della crisi democratica che il nostro paese sta attraversando”, affermano i montebourghiani.

 

L’École de l’Engagement sarà interamente gratuita, finanziata attraverso le donazioni e aprirà i battenti il prossimo giugno. Montebourg non lo dirà mai, ma la sua idea assomiglia molto a quella di Marion Maréchal, che a Lione, nel 2018, ha lanciato la sua “scuola di amministrazione di destra”, l’Issep, al fine di creare una classe dirigente alternativa a quella che si forma attraverso i canali tradizionali della République, Sciences Po e Ena. Secondo quanto dettagliato sabato dal comunicato dell’Engagement, verranno selezionate trenta persone per la prima “promotion”, che beneficeranno di settanta ore di formazione curate da eletti, militanti ed esperti delle varie materie insegnate. L’obiettivo è far acquisire agli alunni della scuola “tutte le competenze necessarie per difendere la voce dei senza voce”, una formula che ricorda molto certe dichiarazioni di Marine Le Pen, leader del Rassemblement national.

 

A causa della pandemia, i corsi saranno in videoconferenza, e riguarderanno, secondo le informazioni trasmesse dalla dirigenza dell’Engagament, “tre tipi di competenze: saperi fondamentali (storia politica francese, idee politiche, spirito critico), temi tecnici (contribuire alla gestione di una collettività una volta eletti), savoir-faire e competenze necessarie all’organizzazione di una campagna politica”. Tutti i candidati, inoltre, dovranno firmare una “carta dei valori” per un “comportamento politico etico e responsabile”, per “la demondializzazione e la riconquista dell’indipendenza economica della Francia” e per “la ricostruzione ideologica”.

 

A guidare l’Ecole de l’Engagement, sarà Philippe Brun, giudice amministrativo che nel periodo più caldo della protesta dei gilet gialli si era schierato in prima linea per difendere le loro rivendicazioni e alle elezioni comunali dello scorso anno aveva guidato una lista nel comune di Louviers assieme all’infermiera Ingrid Levavasseur, uno dei volti più noti dei gilet. L’abbraccio di Montebourg alla causa gialla non sorprende alla luce di certe dichiarazioni fatte anche di recente. “I due creatori dei gilet gialli sono François Hollande e Emmanuel Macron, perché hanno fatto pagare il prezzo della crisi alle classi medie e popolari, infliggendo loro una persecuzione fiscale tanto ingiusta quanto incomprensibile”, ha dichiarato a novembre. E così, dopo essere diventato il profeta della “démondialisation”, Montebourg vuole esserlo anche dei gilet gialli.

 

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