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I cadaveri in casa in Ecuador

Maurizio Stefanini

Ci racconta tutto Blanca Moncada, la giornalista dell’Expreso di Guayquil diventata famosa perché ha trasformato il suo account Twitter in un bollettino anti fake news

“In Ecuador probabilmente ci sono stati più morti per Coronavirus che in Italia”. Ce lo dice Blanca Moncada, la giornalista dell’Expreso di Guayquil diventata famosa perché, quando la sua città ha iniziato a riempirsi di morti e i media di tutto il mondo hanno mostrato i cadaveri per le strade, lei ha trasformato il suo account Twitter in un bollettino con morti, indirizzo e recapiti. Come spiega al Foglio, “in realtà sono circolate anche molte fake news. Non è vero, ad esempio, che sono stati bruciati cadaveri per strada. Ma che molte famiglie abbiano dovuto tenersi in casa per giorni i cadaveri dei loro cari, spesso in decomposizione e in generale senza protezione, non è fake news. Purtroppo, è vero”. 

 

Ma come è stato possibile? “C’è stato un completo collasso non solo del sistema sanitario, ma anche del sistema funerario. È successo che non abbiamo rispettato l’isolamento epidemiologico, è successo le necessarie misure restrittive non siano state attuate in maniera tempestiva, e  quindi molte famiglie sono rimaste con i morti in casa per oltre una settimana. In una intervista mi è stato appena spiegato che ci sono molti cadaveri non inumati ancora nei container, senza che i familiari sappiano che fine hanno fatto. D’altra parte, mentre le autorità dicevano che bisognava rispettare un certo protocollo, molte altre famiglie hanno invece provveduto a inumare i loro cari per conto proprio. Ma altre famiglie ancora non avevano risorse, ed hanno determinato il collasso delle pompe funebri”.

  

Eppure ufficialmente i morti per Coronavirus in Ecuador sono stati molti meno che in Italia o in Spagna, dove non abbiamo visto di questi estremi. L’Oms riferisce di 474 vittime. “Ma lo stesso presidente della repubblica Lenín Moreno in conferenza stampa ha ammesso che queste cifre andavano verificate e che probabilmente i morti arriverebbero almeno a 3.500.  E Jorge Wated, incaricato della Task Force sulle sepolture nella Provincia di Guayas, ha rilanciato: solo in questa area ci sarebbero stati 7.000 morti in meno di due mesi. Le pompe funebri non avevano previsto un superlavoro del genere, e non ce l’hanno fatta. Non avevano né il personale che sarebbe stato necessario, né la logistica. Meno che mai c’erano le bare. A quel punto si sono messi a sistemare i cadaveri in feretri di cartone”.

  

E a quel punto lei ha messo a disposizione il suo profilo Twitter… “Tra l’ultima settimana di marzo e la prima settimana di aprile sono andati accumulandosi i cadaveri e lo scenario era diventato totalmente catastrofico, mi sono resa conto che dovevo iscrivere in un registro le denunce che mio arrivavano. Se no, si sarebbe perdute, e nel momento in cui le fake news stavano dilagando si rischiava di confondere la fantasia e la realtà. Così mi sono messa a chiamare ognuna di queste famiglie dove era rimasto un cadavere in casa per oltre quattro giorni”. 

  

Quindi parliamo di 7.000 morti non in tutto l’Ecuador, ma solo in una provincia… “La cifra esatta per i primi 15 giorni di aprile è 6.703. Ma è solo un registro delle autorità per un periodo di tempo limitato. Molta molta gente è morta all’inizio di aprile, ed è morta anche in altre province”. Arriviamo a 15.000 o 20.000 morti? “Io personalmente non mi azzarderei a fare una cifra, ma lo statistico Juan José Illingworth ha già fatto uno studio che parla di oltre 10.000 morti”. Quindi potrebbero esserci più morti per Coronavirus in Ecuador che in Italia? “Secondo me, sì”.

 

Ma perchè proprio a Guayaquil? “Dopo la gravissima crisi bancaria da cui uscimmo nel 2000 con la dollarizzazione moltissime famiglie ecuadoriane sono emigrate in Europa e negli Stati Uniti. Per tutto l’anno a Guayaquil vanno e vengono migranti e stranieri in genere, e c’è stata una grande disattenzione. Sono entrati turisti nella ultima settimana di marzo, senza che ci sia stato né coprifuoco, né emergenza sanitaria”. Il presidente Moreno e il suo predecessore Rafael Correa si sono scambiati dure accuse… “Moreno ha iniziato per primo a dire che Correa stava mestando nel torbido, e sicuramente ci sono stati molti account di area correista che hanno sparso fake news a tutto spiano. Ma accanto alle notizie false purtroppo ve ne sono moltissime vere, che non si possono negare”.

 

E adesso? “A parte le persone che non hanno notizie dei loro morti, c’è un blocco economico che danneggia in modi gravissimo una città dipendente moltissimo dal commercio informale. Molti tra i più poveri rischiano la fame, e in più stata addirittura emergendo una mafia dell’ossigeno per i malati”.  

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