Macron va in Polonia con un bagaglio grosso

Micol Flammini

Russia, Nato e Difesa europea. Le attese (e le ire) di Varsavia e la necessità per il presidente francese di ristabilire i rapporti con chi l'aveva chiamato “l'Arrogante”

Roma. Emmanuel Macron è arrivato a Varsavia con la Russia in tasca. “Non sono ingenuo”, ha ripetuto al fianco del presidente polacco Andrzej Duda, ma la Russia è Europa, almeno dal punto di vista geografico. Sentir parlare di Mosca e della possibilità di avvicinare la Russia a Bruxelles è il primo peccato della relazione tra il presidente francese e la Polonia, un paese in cui Macron ha difficoltà a parlare con il partito di governo, i nazionalisti euroscettici del PiS, ma anche con l’opposizione, per la quale la possibilità di una Russia libera dalle sanzioni e di nuovo riammessa nei circoli internazionali, come il G7, è un argomento difficile da sostenere. Ma Macron è testardo e anche a Varsavia ha portato la sua campagna. Le differenze tra i due paesi sono tante, e forse dopo la Russia, l’altro argomento che divide i polacchi e l’Eliseo è la Nato. Per la Polonia l’Alleanza atlantica è una ricchezza, spesso hanno messo in discussione la loro appartenenza all’Unione europea, ma l’appartenenza alla Nato mai: essere atlantisti viene prima di qualsiasi cosa. Varsavia versa senza rimpianti il 2 per cento del suo pil per la Difesa e sentir dichiarare la morte cerebrale dell’Alleanza non ha fatto piacere a nessuno, né a maggioranza né a opposizione. Ieri il presidente francese ha detto che alcune sue dichiarazioni sono state fraintese, che Parigi partecipa alla difesa del confine orientale dell’Ue, ma che vorrebbe anche sviluppare una nuova idea di Nato, che deve rimanere la base della sicurezza europea, ma a questa si possono affiancare altre capacità di difesa: “Sto aspettando il momento in cui ogni cittadino polacco dirà ‘ se qualcuno ci attacca, l’Europa ci difenderà’”.

 

Per orchestrare questa visita, la prima da quando Macron è stato eletto presidente nel 2017, è stato necessario un lungo lavorio diplomatico, Varsavia e Parigi non vanno d’accordo quasi su nulla e la scommessa della visita di due giorni di Macron è delicata perché può dar vita a dinamiche che coinvolgono tutta l’Unione europea.

 

L’arrivo dell’”arrogante”, così lo aveva chiamato il primo ministro Mateusz Morawiecki quando, poco dopo la sua elezione, Macron aveva detto che i polacchi meritavano di meglio, rischia di diventare un argomento di politica interna per il PiS che alle elezioni presidenziali di quest’anno hanno già schierato l’attuale capo dello stato, Duda, e sono pronti ad aumentare la tensione con l’Ue per scopi elettorali. I disaccordi con il presidente francese, che si presenta anche come leader degli europeisti, potrebbero dare al governo polacco la possibilità di rendere più forte il contrasto: la Polonia sola contro tutti. Ma Macron è arrivato per cercare “una nuova apertura”, ha detto ieri dopo essersi presentato al palazzo presidenziale con quaranta minuti di ritardo, e “a caccia di chiarimenti”. Gli argomenti di attrito sono tanti, dal clima all’idea di un esercito europeo fino al budget. La Polonia ha lanciato segnali preoccupanti, la riforma giudiziaria va avanti nonostante le sentenza della Corte di giustizia europea e nonostante i richiami della Commissione, il partito PiS continua a ledere lo stato di diritto, aspira a un modello Orbán, il primo ministro ungherese che governa l’Ungheria ininterrottamente dal 2010 e un mandato alla volta ha depotenziato la giustizia, la stampa e ogni rivale politico. Ma con la Polonia la partita è più rischiosa, ora che la Brexit si è avverata, la Polonia è il quinto paese membro per grandezza e averlo contro nelle decisioni centrali che Bruxelles dovrà prendere non farà bene a nessuno.

 

Emmanuel Macron deve però ristabilire prima il rapporto tra Parigi e Varsavia, oggi a Cracovia, dopo una cerimonia nel castello del Wawel, terrà una lezione all’Università Jagellonica per parlare del ruolo della Polonia e della Francia nell’Ue. Sarà anche un modo per riaprire il dialogo, i polacchi non amano l’“arroganza” di Macron, ma i francesi, secondo una ricerca dello European center for Foreign relations, sono tra gli europei più delusi dal comportamento della Polonia come paese membro dell’Unione europea.

 

Riaprire canali di comunicazione tra le due nazioni è importante per tutta l’Unione, Macron è lì per questo. I progressi di questa nuova stagione europea senza gli inglesi dipendono dalla Polonia più di prima. Il presidente francese, che è stato indulgente persino con Orbán ma mai con i polacchi, con la sua visita di due giorni sta provando a trovare una strada in comune, ma ha portato le sue ossessioni, Russia e Difesa Ue, anche a Varsavia.

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