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Mentre l'Europa si accorda sui rimpatri, Salvini va in campagna (elettorale)

Quella di oggi è la sesta defezione da quando è ministro. Eppure accelerare i rimpatri, impedire i movimenti secondari e verificare le misure antiterrorismo erano alcuni dei passaggi chiave del negoziato al Consiglio Ue

7 Giugno 2019 alle 18:33

Mentre l'Europa si accorda sui rimpatri, Salvini va in campagna (elettorale)

Foto LaPresse

In Lussemburgo, ieri e oggi, si è riunito il Consiglio dei ministri dell'Interno dei 27 paesi membri dell'Unione europea per discutere di politica migratoria. intanto Matteo Salvini è in giro per l'interminabile campagna elettorale in vista dei ballottaggi, ieri a Prato, oggi in Lombardia. “Dateci la forza per andare in Europa e cambiarla”, grida in piazza il vicepremier leghista, ma poi diserta gli appuntamenti più importanti con i suoi colleghi europei. Quella di oggi è la sesta defezione su sette Consigli da quando è stato nominato ministro. Eppure accelerare le procedure di rimpatrio, impedire le fughe e i movimenti secondari e aumentare i tassi di rimpatrio erano alcuni dei passaggi chiave della posizione negoziale dei governi sulla direttiva rimpatri approvata oggi dal Consiglio Ue degli Interni. Oltre a una verifica delle misure antiterrorismo. 

  

 

Il capo della Lega ha altri impegni, tra comizi elettorali e un'intervista da Barbara d’Urso, e in Lussemburgo ha mandato ancora una volta il sottosegretario Nicola Molteni.

 

 

In assenza del leader del Carroccio, il Consiglio ha approvato una posizione negoziale parziale sulla direttiva rimpatri. “A prima vista salviniana, in caso di crisi migratoria e senza riforma Dublino, la direttiva rischia di trasformare l’Italia in un centro chiuso di rimpatrio”, scrive su Twitter David Carretta. Per raggiungere gli obiettivi, si legge in una nota del Consiglio, la posizione negoziale parziale include “procedure più chiare e rapide per l'emissione di decisioni di rimpatrio e per i ricorsi. Norme più efficaci sui rimpatri volontari. Un elenco comune di criteri obiettivi per determinare il rischio di fuga. La possibilità di trattenere cittadini di paesi terzi se costituiscono un pericolo per l'ordine pubblico. La possibilità di rimpatriare un cittadino di paese terzo verso qualsiasi paese terzo sicuro”.

  

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