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Il bipolarismo Macron-Le Pen lascia i gollisti senza leader e senza idee

Le manovre interne per dare un nuovo equilibrio ai Républicains sono già iniziate tra chi chi è pronto a raggiungere Agir e chi invece non nasconde la tentazione di abbracciare il Rassemblement national

4 Giugno 2019 alle 09:00

Il bipolarismo Macron-Le Pen lascia i gollisti senza leader e senza idee

Laurent Wauquiez (foto LaPresse)

Parigi. Domenica sera, in diretta su Tf1, Laurent Wauquiez ha annunciato le sue dimissioni dalla presidenza dei Républicains (Lr). “Le vittorie sono collettive, i fallimenti sono solitari. Devo assumermi le mie responsabilità”, ha detto Wauquiez a sette giorni dallo schiaffo delle elezioni europee, dove la lista Lr ha ottenuto l’8,48 per cento dei consensi. Il clima è tetro nella destra che fu di Nicolas Sarkozy, orfana di leader dallo scandalo che ha travolto François Fillon nel 2017, e senza un piano, una visione, un’idea forte da cui ripartire per tornare all’époque dorée dell’Ump, quando i gollisti avevano un’identità ben definita e l’orgoglio di appartenere a quella famiglia. Oggi si fa a gara ad infierire sul cadavere, “lo sapevo che sarebbe finita così”, dicono alcuni, “Wauquiez era destinato a fallire”, rincarano altri, ed è tutto un fuggi fuggi tra chi è pronto a raggiungere i Macroncompatibili di Agir, il partito presieduto dall’attuale ministro della Cultura Franck Riester, e chi invece non nasconde più la tentazione di abbracciare il Rassemblement national (Rn) di Marine Le Pen, sognando una grande destra sovranista e identitaria. “Ha commesso un errore strategico, quello di far vivere la destra solo col sostegno della sua ala conservatrice. Siamo in molti ad avergli detto ‘non fare così’, perché bisogna parlare a tutti i francesi”, ha commentato Eric Woerth, ex ministro di Sarkozy e attuale deputato Lr. “Invece di lavorare con il presidente della Repubblica, di preferire il paese al suo partito, si è comportato come un uomo settario e ha condotto la destra all’8 per cento”, ha attaccato il ministro dell’Azione e dei conti pubblici Gérald Darmanin.

 

Le manovre interne per dare un nuovo equilibrio ai Républicains sono già iniziate: Jean Leonetti, figura conciliante dei gollisti, assicurerà l’interim fino alle prossime elezioni, ma una guerra spietata tra i vari capataz del partito sembra inevitabile. “Ognuno deve partecipare alla ricostruzione di Lr senza doppi fini”, ha avvertito Eric Ciotti, deputato della corrente conservatrice, che potrebbe veder ridimensionato il suo peso nella destra che verrà. Per ora c’è tanta incertezza e nemmeno l’ombra di una guida carismatica che possa rilanciare Lr. L’ipotesi di una direzione collegiale al posto di un presidente unico è la più probabile, perché la priorità è ridare una coerenza ideologica al partito. Alcuni, tuttavia, temono che la stagione dei Républicains sia definitivamente sepolta. “Secondo me, i Républicains sono morti. Dobbiamo creare qualcosa di nuovo”, ha dichiarato al Figaro in forma anonima un membro della direzione.

  

Le dimissioni di Wauquiez, e il crollo di consensi e di immagine di Lr, sono invece un’ottima notizia per l’inquilino dell’Eliseo. La strategia di Macron è quella di cancellare i Républicains dallo scacchiere politico, o comunque ridurli all’irrilevanza, come ha fatto con il Partito socialista: per ricreare il duello contro la Le Pen nel 2022 e avere così maggiori speranze di essere rieletto. In quest’ottica, stanno lavorando bene gli ex membri dei Républicains che hanno raggiunto le rive della République en marche (Lrem), e da domenica sera moltiplicano gli appelli affinché gli altri membri della destra moderata seguano il loro stesso percorso. “Se vogliono essere delle barriere utili e efficaci al Rn, i sindaci in quota Lr devono fare chiarezza. E fare chiarezza significa abbandonare Lr”, ha affermato Sébastien Lecornu, attuale segretario alle Collettività territoriali che ha preso la tessera Lrem nel 2017, dopo essere entrato nel governo Philippe II. Il bipolarismo macronismo-lepenismo, dunque europeismo-sovranismo, è ancora più netto dopo le ultime elezioni. “Un nuovo mondo politico emerge”, ha scritto il Monde, con la sparizione del clivage destra-sinistra e la centralità dello scontro Macron-Le Pen. Il lepenismo del futuro, però, potrebbe essere incarnato da Marion, la nipote di Marine, che già sogna “l’unione delle destre” al potere.

Mauro Zanon

Nato a una manciata di chilometri da Venezia, nell’estate in cui Matthäus e Brehme sbarcarono nella parte giusta di Milano, abbandona il Nord, per Roma, quando la Lega era ancora celodurista e un ex avvocato del Cav. vinceva le presidenziali francesi. Nel 2009, decide di andare a Parigi, e di restarvi, dopo aver visto “Baci rubati” di Truffaut. Ha vissuto benino nella Francia di Sarkozy, male in quella di Hollande, e vive benissimo in quella di Macron (su cui ha scritto un libro, “Macron. La rivoluzione liberale francese”, Marsilio). Ama il cinema di Dino Risi, le canzoni di Mina, la cucina emiliana, le estati italiane, l’Andalusia e l’Inter di José Mourinho. Per Il Foglio, scrive di Francia e pariginismi. Collabora inoltre con il mensile francese Causeur.

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