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La marcia di Macron per conquistare la destra francese

Il presidente punta ad allargare la sua base di sostenitori a destra e al centro. E ha affidato l'operazione a Edouard Philippe

7 Giugno 2019 alle 19:45

La marcia di Macron per conquistare la destra francese

Emmanuel Macron (foto LaPresse)

Parigi. L’orchestratore della grande operazione di seduzione con cui Emmanuel Macron punta ad allargare la sua base di sostenitori a destra e al centro si chiama Edouard Philippe, il primo ministro che ha ricoperto con fedeltà e dedizione quella che è la funzione storica del capo di Matignon, fusibile e scudo del presidente della Repubblica francese, ma d’ora in avanti avrà un ruolo più centrale in vista delle elezioni comunali del 2020, antipasto delle presidenziali del 2022. Attorno al tavolo, due giorni fa, ha riunito una quindicina di sindaci di destra e di centro per un pranzo molto politico dove si è parlato delle recenti elezioni europee, il primo test elettorale da quando Macron è all’Eliseo, prima di evocare le elezioni per il rinnovo dei sindaci che si terranno il prossimo anno.

 

Come raccontato dall’Opinion, oltre agli habitué “Macron-compatibili”, Christophe Béchu, primo cittadino di Angers, e Olivier Carré, sindaco di Orléans, c’erano diverse facce nuove ad ascoltare la proposta del premier francese, ma soprattutto Thierry Solère, ex capataz dei Républicains (Lr) passato nelle fila della République en marche (Lrem) dopo l’elezione di Macron e simbolo della diaspora verso la macronia che potrebbe verificarsi nelle prossime settimane.

 

L’obiettivo, come sottolineato oggi dal Figaro, è attrarre “le pecorelle smarrite dei Républicains”, quelle che non hanno più un partito dove sentirsi a loro agio da quando Lr è stata occupata dalla corrente conservatrice di Laurent Wauquiez (quest’ultimo si è dimesso domenica dopo la disfatta elettorale delle europee, ma la sua linea continua a essere al vertice della formazione gollista e ha provocato la partenza in polemica di tutti i liberali, a partire da Valérie Pécresse, presidente dell’Île-de-France e del collettivo Libres!). Una parte dei delusi di destra e di centro potrebbe seguire lo stesso percorso di Solère, prendendo cioè la tessera di Lrem, un’altra, invece, potrebbe raggiungere il ministro della Cultura Franck Riester e gli altri gollisti liberali all’interno di Agir, la formazione satellite che ha denunciato fin da subito la “deriva destrista” dei Républicains sotto Wauquiez e sostenuto dall’esterno l’azione dell’ex candidato di En Marche!.

 

Secondo le informazioni del Parisien, confermate oggi dal Figaro, i primi frutti dell’operazione firmata Philippe arriveranno già la prossima settimana. Una cinquantina di sindaci di destra e di centro (membri di Lr, di Agir, del Parti radical e dell’Udi) pubblicheranno un appello intitolato “République des maires et des élus locaux” in cui si diranno pronti a sostenere l’inquilino dell’Eliseo, la sua politica e le sue riforme. “Ci rifiutiamo di essere ridotti a un’etichetta, a una consegna di voto, a un apparato politico. Il nostro partito sono anzitutto i francesi, è la République”, scrivono gli eletti nelle anticipazioni pubblicate dal Parisien. Il collettivo “La République des maires”, ossia la Repubblica dei sindaci, è pronto ad accogliere esponenti politici di qualsiasi orientamento. “L’operazione è stata lanciata in stretta collaborazione con l’Eliseo”, scrive l’Opinion.

 

La corrente identitaria di Lr e la destra “hors les murs”, nel frattempo, cercano di reagire. Accanto a Marion Maréchal, la nipote di Marine Le Pen che sogna l’unione della destra popolare e della grande borghesia conservatrice, si starebbe muovendo anche Eric Zemmour, intellettuale e giornalista star del Figaro, autore del bestseller “Le Suicide français”. Zemmour ha sempre preferito fare metapolitica. Ma ora, assieme a un’altra figura emblematica della destra conservatrice francese, Patrick Buisson, già consigliere ombra di Sarkozy, starebbe lavorando per creare una piattaforma di idee suscettibile di attrarre i delusi di Lr, del Rassemblement national ma anche della France insoumise. Una piattaforma che, secondo le informazioni del Point, potrebbe fungere da trampolino di lancio per una sua candidatura alle presidenziali del 2022.

Mauro Zanon

Nato a una manciata di chilometri da Venezia, nell’estate in cui Matthäus e Brehme sbarcarono nella parte giusta di Milano, abbandona il Nord, per Roma, quando la Lega era ancora celodurista e un ex avvocato del Cav. vinceva le presidenziali francesi. Nel 2009, decide di andare a Parigi, e di restarvi, dopo aver visto “Baci rubati” di Truffaut. Ha vissuto benino nella Francia di Sarkozy, male in quella di Hollande, e vive benissimo in quella di Macron (su cui ha scritto un libro, “Macron. La rivoluzione liberale francese”, Marsilio). Ama il cinema di Dino Risi, le canzoni di Mina, la cucina emiliana, le estati italiane, l’Andalusia e l’Inter di José Mourinho. Per Il Foglio, scrive di Francia e pariginismi. Collabora inoltre con il mensile francese Causeur.

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