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Macron fa il suo reddito di cittadinanza, con una differenza: no deficit

Il presidente francese vuole introdurre il “Rua”, che sarà annunciato in settimana e mette insieme alcuni fondi già esistenti

12 Marzo 2019 alle 09:53

Macron fa il suo reddito di cittadinanza, con una differenza: no deficit

Emmanuel Macron (foto LaPresse)

Parigi. Lo scorso settembre, il presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, aveva annunciato un piano di lotta contro la povertà da 8 miliardi di euro, svelando la volontà di introdurre per via legislativa un Revenu universel d’activité (Rua) all’orizzonte 2020. Sei mesi dopo, arriva la conferma: i lavori saranno lanciati ufficialmente giovedì da Christelle Dubos, segretaria di stato presso il ministero delle Solidarietà e della Salute, e da Fabrice Lenglart, relatore della futura riforma. Secondo quanto rivelato ieri da Rtl, ci sarà una fase di diagnosi, prima delle concertazioni che inizieranno ad aprile e riuniranno attorno al tavolo le associazioni, gli enti locali, gli attori istituzionali come la Caisse nationale d’allocations familiales e i beneficiari dei cosiddetti “minima sociaux”, le sovvenzioni che lo stato centrale, attraverso agenzie pubbliche o uffici dei dipartimenti sul territorio, eroga alle fasce più deboli (stando alle ultime stime dell’Insee, in Francia ci sono 8,8 milioni di poveri, dove per poveri si intende chi percepisce meno di 1.026 euro al mese, ossia meno del 60 per cento del reddito medio).

 

Come scritto nella lettera di missione di Fabrice Lenglart, il Rua riunirà sotto lo stesso tetto alcune delle attuali “prestazioni monetarie versate alle famiglie a basso reddito”. Sicuramente ingloberà il Revenu de solidarité active (Rsa), il reddito minimo garantito destinato a chi non lavora, la Prime d’activité, un’integrazione del reddito per i lavoratori dipendenti, e l’Apl, il contributo per l’alloggio. Ma in fase di studio c’è anche la possibilità di integrare l’Aah, il sussidio per le persone disabili e l’Asi, l’assegno integrativo di invalidità. A queste aggiunte, è favorevole la segretaria di stato con delega alle persone disabili Sophie Cluzel, mentre diverse associazioni che rappresentano le persone in situazioni di handicap hanno già manifestato i loro timori.

 

Ma chi beneficerà del Rua? Stando alle stime della Drees, l’istituto statistico del ministero della Salute di Parigi, l’addizione degli attuali beneficiari del Rsa (1,88 milioni) e di coloro che ricevono la Prime d’activité (2,9 milioni) permette di dire che a godere del Rua macronista saranno circa 5 milioni di persone. Siamo di fronte a una riorganizzazione inedita del sistema di protezione sociale, un sistema che è nato negli anni Ottanta con François Mitterrand, il padre del Rmi, Revenu minimum d’insertion, che servì da fondamenta per l’Rsa creato da Nicolas Sarkozy nel 2009. E soprattutto, siamo ben lontani dal Reddito di cittadinanza (RdC) del M5s.

 

Il futuro Rua di Macron sarà una misura all’insegna dell’efficienza che faciliterà il reinserimento nel mondo professionale, e non una mancia assistenzialista. Ma oltre al grande divario di intenti tra il revenu macronista e il reddito di cittadinanza grillino, la differenza la fa il peso che entrambe le misure avranno sulla bilancia pubblica: il RdC è stato finanziato a deficit per un totale di 6,6 miliardi di euro, il Rua, invece, genererà un risparmio di cassa di 3,5 miliardi, stando alle previsioni dell’osservatorio sui conti pubblici France Stratégie. “Sarà semplice, equo e trasparente. Metteremo insieme il maggior numero di prestazioni sociali affinché si possa finalmente fornire una risposta unica per garantire che la gente viva degnamente”, aveva spiegato Macron a settembre. Ogni beneficiario dovrà iscriversi a un percorso di inserimento dove non si potranno rifiutare più di due offerte professionali “ragionevoli”, contro le tre di quello grillino. Il Rua si inserisce in un progetto più ampio finalizzato alla creazione di un servizio pubblico di inserimento, che Macron considera fondamentale per ridurre le diseguaglianze.

Mauro Zanon

Nato a una manciata di chilometri da Venezia, nell’estate in cui Matthäus e Brehme sbarcarono nella parte giusta di Milano, abbandona il Nord, per Roma, quando la Lega era ancora celodurista e un ex avvocato del Cav. vinceva le presidenziali francesi. Nel 2009, decide di andare a Parigi, e di restarvi, dopo aver visto “Baci rubati” di Truffaut. Ha vissuto benino nella Francia di Sarkozy, male in quella di Hollande, e vive benissimo in quella di Macron (su cui ha scritto un libro, “Macron. La rivoluzione liberale francese”, Marsilio). Ama il cinema di Dino Risi, le canzoni di Mina, la cucina emiliana, le estati italiane, l’Andalusia e l’Inter di José Mourinho. Per Il Foglio, scrive di Francia e pariginismi. Collabora inoltre con il mensile francese Causeur.

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Commenti all'articolo

  • fiorevalter

    12 Marzo 2019 - 20:08

    "...ci sarà una fase di diagnosi, prima delle concertazioni che inizieranno ad aprile e riuniranno attorno al tavolo le associazioni, gli enti locali..." cioè prima di fare una cosa studiano il problema ...oltre al debito, questa mi sembra un'altra, e importante, differenza

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