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Il tramonto dei troll

Voto e storie. Gli araldi seguitissimi del politicamente scorretto e di Trump senza di lui non sono nulla

3 Novembre 2018 alle 06:25

Il tramonto dei troll

Steve Bannon (foto LaPresse)

New York. Chi pensava che il presidente americano Donald Trump fosse un babbeo circondato da agitatori formidabili che facevano il grosso del lavoro a questo punto dovrebbe ricredersi. Nei due anni tra le elezioni presidenziali del 2016 e quelle di metà mandato di martedì prossimo Trump ha conservato la sua base elettorale e un gran numero di fedelissimi in tutto il paese. E invece i personaggi controversi che cavalcavano la sua onda, i mazzieri e gli araldi e i piromani del trumpismo (qui c’è uno sforzo apprezzabile per non chiamarli soltanto troll) che si erano fatti conoscere grazie allo stile molto aggressivo, sono spariti o comunque hanno fatto una fine ingloriosa. Tre giorni fa da Topeka nel Kansas, che è uno stato dove i repubblicani son molto forti, sono arrivate le immagini dell’ultimo comizio organizzato da Steve Bannon, il capo della campagna elettorale di Trump che fu licenziato dalla Casa Bianca dopo un anno. Bannon è l’ideologo più famoso del nazionalismo americano e ha grandi ambizioni anche in Europa, ma a sentirlo nel cuore del territorio conservatore c’erano soltanto diciassette persone in uno stanzone vuoto, incluso il cronista che scattava le foto. In teoria Bannon era volato fino a Topeka per sostenere la campagna del candidato repubblicano locale, che però ha disconosciuto l’evento. Chi è venuto a sentirlo lo ha fatto perché aveva ricevuto sul telefonino un invito non richiesto.

 

Il giorno prima un altro pezzo dello star system trumpiano aveva disertato: Kanye West, un rapper che soltanto tre settimane fa aveva tenuto un discorso-show nello Studio Ovale davanti ai giornalisti affascinati e aveva detto a Trump “sei nel mezzo del tuo viaggio da eroe per diventare una leggenda”. West, con cappellino rosso Make America Great Again, era stato invitato a parlare perché il suo ruolo nell’universo trumpiano è quello di stemperare l’omogeneità degli eventi presidenziali, sempre rivolti a un pubblico bianco e non più giovane. 

 

Su Twitter però ha scritto che da ora in poi non farà più politica e si dedicherà soltanto alla musica perché si è accorto di essere “usato”. Il giorno dopo la diserzione ha donato 126 mila dollari alla candidata sindaco democratica a Chicago.

 

Di Milo Yiannopoulos, il propagandista della destra alternativa che si vantava di avere sconfitto da solo tutta la categoria del politicamente scorretto in America, già si sa. Buttato fuori da Twitter per le dichiarazioni esagerate, si è sgonfiato e ha perso la capacità di attrarre fan – e sarebbe il meno – e di scandalizzare tutti gli altri. Il libro che ha scritto non ha venduto, adesso si lamenta sulla sua pagina Facebook privata di avere lasciato la politica perché non se la può permettere. La traiettoria da giovane promessa a venerato maestro s’è interrotta a metà.

 

Il disastro più interessante tuttavia è quello di Jacob Wohl, un collaboratore molto giovane di Gateway Pundit, un sito a metà tra l’informazione schierata e le teorie del complotto. Tre giorni fa Wohl ha annunciato che alcune donne si sarebbero fatte avanti per testimoniare di essere state molestate da Robert Mueller, il procuratore speciale che guida le indagini sulla possibile collusione tra la campagna elettorale di Trump e il governo russo. Molti osservatori sostengono che Mueller per ora sta rispettando una tregua elettorale per non essere accusato di voler condizionare il voto di metà mandato ma che appena chiusa la campagna farà altri annunci che riguardano l’inchiesta e Trump. Se Wohl avesse detto il vero, la notizia sarebbe stata molto importante: un mese fa Trump è riuscito a far confermare alla Corte suprema il giudice Brett Kavanaugh ma si è trattato di un periodo molto controverso a causa delle accuse di violenza sessuale contro di lui. I repubblicani avrebbero scatenato una rappresaglia pesantissima, dopo essere stati accusati per giorni di essere contro le donne abusate. Tuttavia, la storia di Wohl è franata nel giro di poche ore. Nessuna donna si è presentata e la misteriosa agenzia privata israeliana di intelligence che secondo lui aveva condotto il lavoro d’inchiesta si è scoperto essere fasulla: esisteva soltanto su internet, con foto finte e un dominio registrato per conto dello stesso Wohl. Una truffa che potrebbe finire per portarlo in prigione, perché ora l’Fbi vuole chiarimenti e qualsiasi bugia detta davanti agli investigatori diverrebbe reato.

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  • branzanti

    03 Novembre 2018 - 13:01

    Colgo l'occasione dell'articolo per allargare il campo, avendo appreso che dietro il falso video che attribuisce frasi mai dette dall'ex presidente dell'Eurogruppo Dijsselbloem ci sarebbe nientemeno che Giulietto Chiesa. Per chi non lo conosce era lo sdraiato passaveline della propaganda brezneviana, per conto de L'Unita', passato ad una carriera di complottista, ma rimanendo ancorato ad un rapporto molto difficile con la verità ed i fatti. Da comunista duro e puro a grillino, con un intermezzo dipietrista, rimane il suo tratto fondamentale l'odio per la democrazia liberale e le libertà individuali ed economiche e per questo capace, senza ombra di dubbio, di passare da Stalin a Putin e Salvini. Un modello di coerenza e verità, che non ha nulla da invidiare ai propalatori di fake presenti sullo scenario internazionale.

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