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Le mani russe nelle elezioni di midterm

I consiglieri di Trump dicono quello che lui si è sempre rifiutato di ammettere

3 Agosto 2018 alle 06:01

Le mani russe nelle elezioni di midterm

Foto LaPresse

Ieri la Casa Bianca ha voluto dare un segnale di forza sulle interferenze della Russia nelle elezioni di midterm schierando le prime linee della Sicurezza nazionale al briefing quotidiano della Casa Bianca.

 

Il direttore dell’Fbi, Chris Wray, il consigliere per la Sicurezza nazionale, John Bolton, il direttore dell’intelligence, Dan Coats e il segretario per la Sicurezza nazionale, Kirstjen Nielsen, si sono alternati sul podio per spiegare che i tentativi dei russi di influenzare i processi elettorali americani non solo non si sono placati, ma sono aumentati di intensità con l’approssimarsi del voto di novembre, tanto che la “nostra democrazia è sotto attacco”, come ha detto Nielsen.

 

Il contrattacco dell’Amministrazione arriva in seguito alla decisione di Facebook di chiudere un network di profili e pagine fasulle riconducibile al lavoro di influenza della Russia, e dopo che alcuni report del Congresso e di altre agenzie indipendenti hanno detto che il governo è impreparato a fronteggiare l’assalto cibernetico. Il cuore politico del messaggio coordinato era quello di mostrare che Donald Trump è risoluto nell’ammettere e affrontare il problema. Coats ha spiegato che il presidente “ci ha ordinato di dare massima priorità alle interferenze elettorali” e Bolton ha aggiunto che è dal gennaio del 2017 che Trump ha preso “misure decise per difendere il nostro sistema elettorale”. I consiglieri, insomma, hanno detto in modo esplicito quello che Trump si è sempre rifiutato di dire, salvo spiegare al pubblico che il presidente, in realtà, era al corrente della minaccia e aveva dato ordini per contrastarla quando tutti credevano che fosse il migliore amico di Putin.

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