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Per riformare l’islam in Francia, Macron ha un modello: una imam donna

Chi è Sherin Khankan, imam danese che sfida la religione

6 Aprile 2018 alle 06:16

Per riformare l’islam in Francia, Macron ha un modello: una imam donna

Sherin Khankan

Parigi. La riforma dell’islam di Francia, assieme a quella dell’immigrazione e delle politiche d’asilo, è il terreno più scivoloso su cui sta avanzando l’inquilino dell’Eliseo, Emmanuel Macron. Al Journal du dimanche, qualche settimana fa, il capo dello stato francese ha annunciato le linee guida del suo progetto di riorganizzazione del culto musulmano, precisando che le misure definitive verranno presentate entro giugno. Per “combattere il fondamentalismo” e “preservare la coesione nazionale”, Macron prepara questa riforma in concertazione con il ministero dell’Interno, moltiplicando i colloqui con personalità di spicco del mondo musulmano.

 

 

“Continuerò a consultare molte persone. Ho incontrato intellettuali e universitari, come Gilles Kepel, e i rappresentanti di tutte le religioni, poiché ritengo che dobbiamo ispirarci fortemente alla nostra storia, la storia dei cattolici e dei protestanti”, ha dichiarato Macron, citando “Youssef Seddik (filosofo e islamologo tunisino, trattato come ‘eretico’ dagli islamisti per le sue posizioni progressiste, ndr), così come altri pensatori e attori di campi diversi, quali l’Institut Montaigne (think tank liberale, ndr), che hanno preso parte alla riflessione su questo tema”. Tra le persone consultate dal presidente francese, tutte accomunate da una visione aperturista dell’islam, si è distinta in questi giorni Sherin Khankan, madre di famiglia danese di 43 anni, che di mestiere fa l’imam, e nel 2016, a Copenaghen, ha aperto la prima moschea europea dove solo le donne officiano, con l’obiettivo di rompere le strutture patriarcali della religione maomettana. Promotrice di un islam moderno, tollerante e progressista, questa donna, figlia di un homme de lettres siriano musulmano e di un’infermiera finlandese protestante, si chiamava Anne Christine prima di compiere un viaggio a Damasco, nel 1999, abbracciare il sufismo, “restare ammaliata dal dinamismo delle donne” dell’istituto Abou Nour, che frequentava, e “sognare di diventare imam”. Al suo ritorno a Copenaghen, Sherin, come ha deciso di ribattezzarsi, ha fondato il Forum delle musulmane critiche, sostenitrici di una rilettura moderna dell’islam e dell’iscrizione nel Corano dell’uguaglianza tra uomini e donne.

 

In seguito, ha creato una ong, Exitcirklen, per aiutare le donne vittime di violenze psicologiche, e qualche anno dopo ha lanciato il primo luogo di culto musulmano “femminista”, Mariam Mosqueen. “Nessun imam uomo è venuto alla nostra inaugurazione nell’agosto del 2016”, ha detto Khankan. Soltanto indifferenza e molte minacce per questa musulmana che nel 2016 è stata inserita dalla Bbc nella classifica delle 100 donne più influenti del mondo, e punta molto “sulle nuove generazioni di musulmani”. Macron, una settimana fa, l’ha accolta all’Eliseo per un incontro a tre in compagnia di una delle rare rabbine di Francia, Delphine Horvilleur. Presentatasi senza velo, “che indossa soltanto durante la preghiera”, l’imam Sherin Khankan è venuta a difendere la sua visione dell’islam, che ha esposto in un libro uscito da poco per le edizioni Stock: “La femme est l’avenir de l’islam”. “Propongo un’altra lettura del Corano, lontana dai dogmi, e voglio dimostrare che è possibile praticare la religione musulmana ed essere membro di una società democratica”, ha affermato la Khankan, aggiungendo che “indossare il velo” deve essere “una scelta personale”. Nella sua moschea di Copenaghen ha celebrato numerosi matrimoni interreligiosi, tra islamici e cattolici, che negli altri luoghi di culto sono proibiti, e in un’intervista al Guardian di qualche tempo fa, ha detto che il suo sogno è essere una fonte di ispirazione per le altre donne musulmane. Macron, come lei, è convinto che la donna è il futuro dell’islam. “Invece di considerare la religione come una minaccia per le democrazie occidentali, come i suoi predecessori, vuole dialogare con i dirigenti religiosi progressisti delle varie confessioni”, ha detto l’imam danese, salutando “uno dei rari leader visionari d’Europa”.

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Commenti all'articolo

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    06 Aprile 2018 - 14:02

    L'interrogativo è d'obbligo. Fatte salve le buone, condivisibili intenzioni, dei vertici: Eliseo e eminenti personalità del mondo islamico, viene il sospetto che gli stessi sopravalutino la reale efficacia delle loro iniziative. I fanatismi religiosi, comunque pittati, hanno alla base del loro agire la convinzione di essere i soli, autentici, fedeli esecutori, nel caso dell'Islam, della volontà di Allah. Il fanatismo è, in sostanza, la lotta tra due interpretazioni diverse del contenuto e dei messaggi del Libro. Cioè l'intenzione di far prevalere la lettura ortodossa, fondamentalista, massimalista, mi si passi il termine, su altre ritenute incompatibili, eretiche con l'autenticità del messaggio nativo. Questo ci riporta all'importanza decisiva della Scuola, in cui si preparano i futuri adulti: le Madrasse. Ammesso che un'operazione verticistica possa portare ad omogenizzare i loro influssi formativi in senso anti fondamentalista, i tempi necessari sono generazionali. E nel frattempo?

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