L’eredità di Martin Luther King

La legacy del reverendo è un dito puntato verso il trascendente, non soltanto attivismo razziale

Mattia Ferraresi

Email:

ferraresi@ilfoglio.it

6 Aprile 2018 alle 20:28

L’eredità di Martin Luther King

La manifestazione di Memphis, Tennessee, per il 50esimo anniversario dalla morte di Martin Luther King (foto LaPresse)

La questione di Martin Luther King è sempre stata quella che gli americani chiamano la legacy, che è più di una semplice eredità lasciata ai posteri o un testimone passato alla generazione successiva: è il raggio che una singola figura proietta nel cinema 3D della storia. La teologia protestante americana, ossessionata dalla periodizzazione e dallo svolgersi progressivo delle ere della rivelazione, concepisce la storia come movimento di profeta in profeta, secondo una logica di avanzamento verso la perfezione che se...

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Commenti all'articolo

  • adebenedetti

    08 Aprile 2018 - 21:09

    E` interessante constatare che lei non tocchi il problema che personalmente ritengo molto importante e che ai tempi del Reverendo King non c`era : Il completo disastro dell`istituzione della famiglia nella comunita` afroamericana che e` di gran lunga superiore a quella che vi e` nelle altre comunita`. Madri sole e padri che non esistono di conseguenza figli....... Chigago, Baltimora ,Flint , Detroit ecc.ecc. ne sono un esempio lampante

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  • branzanti

    06 Aprile 2018 - 22:10

    Quindi il meglio di sé stessa per l'America è consistito nell'avere dovuto, faticosamente, sopportare che qualcuno le ricordasse la promessa di "vita, libertà e ricerca della felicità" (falsa dalle sue origini, come testimoniano schiavitù, strage dei nativi e altri orrori) e voltarsi dall'altra parte. Al punto che razzismo e segregazione sono peggio oggi di cinquant'anni fa. Se questo è il meglio è facile capire perché l'America gode di così pochi estimatori.

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