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Ci sono stati nuovi scontri tra migranti a Calais

Decine di feriti per le sparatorie e le risse tra eritrei e afghani in fila per ricevere un pasto. Il ministro Collomb attacca i volontari: "Riflettete su quello che è successo"

2 Febbraio 2018 alle 11:48

Nuovi scontri tra i migranti di Calais, il governo attacca le ong

A poco più di due settimane dalla visita di Emmanuel Macron a Calais, quando il presidente francese ribadì i princìpi di "fermezza e umanità", la situazione degli immigrati nella città portuale è peggiorata. Ieri sera, un gruppo di eritrei e un altro di afghani si sono affrontati in scontri a fuoco avvenuti in tre punti diversi della città: il bilancio per ora è di 22 feriti, di cui 4 in gravi condizioni. Un fatto "di una gravità eccezionale", ha detto il ministro dell'Interno Gérard Collomb, che nella tarda serata di ieri si è precipitato a Calais per incontrare i vertici delle forze di sicurezza. Nella città, punto di transito tra l'Europa e il Regno Unito, gli scontri tra i diversi gruppi etnici ammassati alle periferie succedono di frequente. Questo fenomeno che non si è interrotto nemmeno dopo lo smantellamento del campo profughi della "giungla", avvenuto più di un anno fa.

   

Secondo le prime ricostruzioni dei fatti, tutto è iniziato ieri intorno all'ora di pranzo durante la distribuzione dei pasti che da tempo è affidata alle sole ong. Per motivi ancora sconosciuti, a un certo punto un centinaio di afghani ha aggredito una trentina di eritrei con spranghe di ferro. Qualcuno ha anche sparato e cinque persone sono rimaste ferite. Le tensioni si sono spostate in altre due zone della città, prima a Marck, a 5 chilometri dal primo scontro, dove gli afghani hanno provato a vendicarsi nei confronti di circa 200 eritrei; poi, ben 17 ore più tardi, a rue des Verrotières, un altro punto di distribuzione dei pasti ai migranti. L'intervento delle forze di polizia ha riportato la calma, ma il bilancio dei feriti è andato aumentando.

  

"Quelli che hanno sparato erano probabilmente degli scafisti", ha detto Collomb, che ha annunciato i primi arresti della polizia. Il ministro ha usato parole molto dure nei confronti delle ong: "Faccio appello alle associazioni, e soprattutto a quelle che si sono rifiutate di incontrare il presidente della Repubblica a Calais (L'Auberge des migrants, Utopia 56 e Médecins du monde, ndr), affinché riflettano su quanto è successo stasera, che conferma una volta di più quello che dice il governo: questi tipi di raggruppamenti causano problemi gravi per l'ordine pubblico". Il riferimento è alla distribuzione dei pasti, dove centinaia di migranti si assembrano senza che i volontari riescano ad applicare controlli efficaci. Entro due settimane il sistema di distribuzione del cibo dovrebbe passare sotto la responsabilità dello stato, ma gli scontri di ieri sera hanno riportato all'attenzione una crisi che non sembra trovare soluzioni.

  

Secondo i volontari, lo smantellamento della "giungla" e delle tendopoli non ha portato benefici particolari per la sicurezza della città e delle sue periferie, dove restano circa 800 immigrati (è il dato fornito dalle ong, mentre la prefettura parla di 550 persone). Per le ong, è necessaria la riapertura delle frontiere con Regno Unito per garantire i ricongiungimenti famigliari. Anche ieri, il sindaco di Calais ha chiesto invece un'accelerazione delle espulsioni dei migranti irregolari, che sono la maggioranza nella città. "Siamo impegnati a ridurre i tempi di verifica delle richieste di asilo fino a sei mesi, come previsto dalla proposta di legge Warsmann", ha promesso Collomb.

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