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L'orazione di Kennedy svela la fragilità della sinistra antitrumpiana

Il piglio oratorio del virgulto democratico dimostra che non si è per caso pronipoti di John Fitzgerald, ma le scelte fatte nel suo discorso mettono in luce anche i punti di debolezza dell'opposizione al presidente

Mattia Ferraresi

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ferraresi@ilfoglio.it

1 Febbraio 2018 alle 08:48

L' orazione di Kennedy svela la fragilità della sinistra antitrumpiana

Joe Kennedy

New York. Ci sono dettagli d’immagine che possono definire una carriera politica. Marco Rubio non si è mai liberato dalla bottiglietta d’acqua che ha estratto dal podio in un momento di particolare arsura della gola, proprio durante un rebuttal, il controdiscorso che il partito opposto al presidente offre dopo il pronunciamento sullo stato dell’Unione. A Joe Kennedy III è toccato in sorte il burrocacao. Tutti si sono chiesti cosa fosse esattamente quell’area lucida sotto il labbro inferiore su cui l’occhio non poteva non cadere durante la sua appassionata arringa a Fall River, nel Massachusetts. Saliva? Crema idratante? Lui ieri mattina ci ha riso su in televisione (“oggi ci sono andato piano con il burrocacao”) e il meme è finito lì, anche se certe istantanee rimangono impresse nell’intelletto digitale collettivo e tendono poi a riproporsi, specialmente quando avvengono in queste prolusioni rituali congegnate più per trasmettere emozioni che sostanza politica. Al netto delle ossessioni virali, il deputato 37enne con volto e capelli rossi iconici e il cognome ingombrante della dinastia di Camelot ha fatto un discorso appassionato, convincente nei toni, in certi momenti addirittura elettrizzante, soprattutto se paragonato alla soporifera ora e venti di parole lette al telepromter a cui Donald Trump ha sottoposto il Congresso e la nazione intera. Il piglio oratorio del virgulto democratico dimostra che non si è per caso pronipoti di John Fitzgerald Kennedy, ma le scelte che ha fatto nel suo discorso mettono in luce anche i punti di debolezza dell’opposizione democratica a Trump: quando si tratta di organizzare la resistance quotidiana alle nefandezze presidenziali la sinistra ha dimostrato buona capacità organizzativa, ma s’inceppa quando deve articolare una visione persuasiva. E’ in quel momento che la gente si domanda “ma che cos’ha sul labbro?”, e ogni possibilità di poesia svanisce.

  

 

Kennedy ha parlato delle “linee di frattura del paese”, ha denunciato le interferenze russe nella democrazia, ha parlato della “guerra all’ambiente”, del “dipartimento di giustizia che nega i diritti civili”, dell’“odio e della supremazia che marciano nelle strade”, della borsa che batte ogni record a spese della povera gente, mentre la Casa Bianca e il “bullo” che vi abita – non ha dato direttamente del bullo a Trump, ma il riferimento era evidente – si occupano del “fatturato, della celebrità, dei titoli, della misura della folla”. Il talentuoso erede del presidente che ha conquistato l’America scrutando l’orizzonte di speranza con i capelli scompigliati dal vento è diventato per una sera un profeta della dissoluzione: “Oggi la promessa dell’America è spezzata”. Quando è stato il momento di delineare i tratti di una politica alternativa, Kennedy si è tenuto a distanza dalle proposte specifiche e si è limitato a dire agli immigrati che sono “parte della nostra storia”, in risposta alla battuta più significativa del discorso di Trump: “Anche gli americani sono dreamers”. Un anno fa era uno spaventevole Trump a tuonare della “carneficina americana”, ora che ha fatto il temerario passaggio retorico sul lato soleggiato della strada ha costretto il partito che si fregia di avere l’esclusiva sulla positività a usare tonalità scure e piuttosto confuse. Il fatto che la famiglia democratica non sia riuscita mettersi d’accordo su una risposta a una voce sola allo stato dell’unione la dice lunga sullo stato dei liberal. Kennedy ha pronunciato il discorso ufficiale del partito, Bernie Sanders ha offerto la versione della sinistra antisistema, Elizabeth Guzman ha fatto l’arringa in spagnolo, Donna Edwards ha parlato a nome del Working Families Party, l’icona femminista Maxine Waters, deputata della California, ha boicottato il discorso di Trump e ha dato la sua risposta. Un partito, cinque messaggi. Nessuno dei quali positivo.

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Commenti all'articolo

  • adebenedetti

    02 Febbraio 2018 - 17:05

    Talentuoso. Talentuoso. Talentuoso. Il buon giorno si vede dal mattino. Il giovane bianco e ricchisssimo erede e` talentuoso . Di contro Trump si applaude da solo.

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