Il Momentum dell'anno

Così il movimento inglese che ha reso Jeremy Corbyn una star ha scritto il manuale del successo elettorale che i radicali di sinistra di tutto il mondo stanno consultando

24 Dicembre 2017 alle 06:00

Il momentum dell'anno

LaPresse/PA

Ci saranno nuove elezioni nei prossimi dodici mesi nel Regno Unito “e io probabilmente le vincerò, sono pronto a fare il primo ministro da domani”, ha detto Jeremy Corbyn, leader del Labour, a Grazia Uk, nella sua prima intervista a un magazine femminile. Corbyn è spigliato e allegro, al fotografo che lo mette in posa dicendogli di levarsi la giacca chiede: “Devo togliermi anche la camicia?”, facendo finta di sbottonarsela e confermando quel che già avevamo capito: Corbyn è a suo agio. Non è più il leader arrivato per caso a guidare uno dei partiti di sinistra più importanti d’Europa, non è più timido e impacciato con il borsello e l’aria spaesata. E’ un uomo che si prepara a guidare il Regno Unito, approfittando della debolezza dei suoi avversari certo, ma soprattutto contando sulla forza della macchina elettoral-politica che lo ha portato fin qui. Questa macchina si chiama Momentum e – come ha detto al Foglio il political editor dell’emittente Itv, l’istrionico Robert Peston ­– “è il movimento politico più importante creato nel Regno negli ultimi trentacinque anni. Ha spostato il Labour ma anche buona parte della politica centrista tutta a sinistra. Può piacere o non piacere, ma certamente è rilevante”.

    

Momentum è stato creato nell’ottobre del 2015, dopo che Jeremy Corbyn era stato eletto leader del Labour, grazie alla campagna precisa ed efficace di un gruppo di attivisti che facevano capo a Jon Lansman, l’anima del corbynismo e di Momentum. In due anni è diventato molto più di “un gruppo di lavoro che convoglia l’entusiasmo della base di sinistra” della Gran Bretagna, che era lo slogan degli inizi: Momentum è strutturato, formato, potente, ha anche lasciato la sua sede improvvisata e disordinata vicino alla stazione di Euston per spostarsi nell’est di Londra, nella ben più mondana zona di Whitechapel.

  

La Francia nel 2017 ha dato al mondo En Marche!, un partito riformatore che in un anno ha cambiato la storia politica del paese e ha eletto un presidente giovane e attivissimo, Emmanuel Macron (che oggi compie 40 anni, auguri). Il Regno Unito ci ha dato Momentum, che è un esperimento politico uguale e ideologicamente contrario a En Marche!, la sintesi esatta di quel che sta accadendo nel mondo britannico, alle prese con la Brexit e con una crisi culturale e politica quasi unica nella storia recente europea.

   

Molti continuano a credere che Momentum sia trainato dall’entusiasmo e dall’istinto rivoluzionario dei giovani inglesi, tutti piazza e nostalgia socialista. Secondo il dizionario Oxford, la parola dell’anno è “youthquake”, il terremoto della gioventù, e in tutti gli articoli che hanno commentato la scelta (un po’ bizzarra: gli stessi inglesi sostengono di non utilizzare questo termine) a corredo c’era l’immagine di Corbyn, il risultato del terremoto, la star del Regno. Senza Momentum, l’ascesa di Corbyn non ci sarebbe stata, ma non sono la spontaneità e l’improvvisazione i segreti del suo successo. Il movimento è qualcosa di più, molto di più: è un modello politico che mette insieme la richiesta di cambiamento che viene dal basso con una straordinaria capacità di gestione della leadership e del suo staff, in cui a fare da padrone è il rigore. Rigore ideologico (anticapitalismo, terzomondismo, nazionalizzazioni, amore per i regimi autoritari custodi improbabili dello status quo, anche antisemitismo) e rigore di lealtà: chi non ci sta è fuori, la zona grigia, il dissenso, nel corbynismo forgiato da Momentum, non esistono. E poi, naturalmente, la tecnologia.

  

Due attivisti di Momentum alla conferenza annuale del Labour Party. Brighton, settembre 2017

      

Un giornalista di Wired ha assistito a una riunione organizzata in una stanzina di una sede sindacale a Bristol, nel maggio scorso, quando il Regno si preparava per le elezioni anticipate del 9 giugno (quelle in cui la premier, Theresa May, ha perso la maggioranza in Parlamento; quelle in cui Corbyn è stato santificato come il vincitore morale, pur essendo arrivato secondo, dietro a un Partito conservatore sfaldato). Nella stanzina c’è Richard Roaf, uno dei primi membri di Momentum, con di fronte un pubblico di sconosciuti. Li osserva, si fa dire il nome e l’occupazione, controlla sul computer che ci sia corrispondenza, rialza gli occhi, osserva. Vuole capire se tra i presenti ci sono delle spie del Partito conservatore, e quando ammette la sua preoccupazione, scherza soltanto a metà: gli infiltrati ci sono stati stati davvero – e sono stati raccontati sui giornali – ma chi è immerso nelle teorie del complotto si sente sempre vittima a sua volta di qualche complotto. Roaf deve spiegare agli attivisti di Momentum come si crea un video e come lo si fa diventare virale, e non vuole che il proprio modello operativo venga trafugato dai nemici. Di lì a qualche giorno, questo modello si sarebbe rivelato potentissimo – i Tory ancora oggi, goffi come solo loro sanno essere in questi ultimi mesi, stanno cercando di imitarlo, senza riuscirci.

   

Invece che acquistare ads su Facebook, Momentum ha deciso di costruire un proprio software, delle app e altri strumenti digitali che gli hanno permesso di raggiungere gli elettori di sinistra in modo strutturato e organico. Alle scorse elezioni, Momentum ha speso duemila sterline in pubblicità su Facebook: i Tory quasi un milione (potevano permetterselo, avendo raccolto fondi per 25 milioni nei tre mesi di campagna elettorale, tre volte quelli del Labour). Eppure al momento del voto, un utente su quattro di Facebook nel Regno aveva visto un video di Momentum. Così questo movimento “sta mettendo le basi di un manuale di operazioni politiche – scrive Wired – e i progressisti di tutto il mondo stanno osservando, anche quelli americani”. Di En Marche! in Francia si diceva che la forza fosse lo spirito da start up, inefficienze ingenue condite con un’enorme flessibilità: con Momentum torna lo stesso termine. Molti movimenti e partiti stanno capendo che per vincere “devono gestire le proprie campagne elettorali come se fossero start up”.

   

Richard Roaf è stato assunto da Momentum per creare un gruppo di quattro o cinque persone dedicate alla produzione di video. Ma nel momento in cui si è messo a fare i colloqui, ha capito che l’offerta era alta e qualificata e invece di attenersi alle richieste ha deciso di usare la mailing list del movimento per creare una rete di produttori indipendenti di video. Il più famoso e virale è quello che s’intitola “Papà, perché mi odi?”: una ragazzina chiede al padre conservatore perché lei non potrà andare all’università come ha fatto lui, una denuncia della diseguaglianza generazionale in poche, riuscitissime battute. Il successo di questo video è stato determinato anche dal fatto che ha raggiunto molti elettori che non erano già affiliati al Labour, riuscendo nell’intento di allargare la base elettorale di Corbyn – la famosa mobilitazione.

    

Questo metodo – formare persone indipendenti che lavorano in nome di un movimento più ampio – è nato negli Stati Uniti durante le primarie del 2016 tra gli attivisti di Bernie Sanders, alter ego statunitense di Corbyn, che hanno dato vita al Progressive Coders Network, cui si sono ispirati i Coders for Corbyn. Così è nato il “Corbyn kit”, che contiene tutto quel che serve per essere un corbyniano doc, dalle “Jerymojis”, le emoji di Corbyn e del Labour, e un’app che blocca gli account Twitter fake e i troll. L’ideatore del kit, Greg Dash, è diventato un consulente del Labour, e in un’intervista ha detto che “questo è il modo con cui la politica si sta evolvendo: noi ci stiamo attrezzando, i conservatori no”. Gli inglesi sono diventati così all’avanguardia che un team di sandersiani in primavera è andato a Londra per studiare come si stava trasformando il modello: il prodotto di eccellenza di Momentum è un’app, “My Nearest Marginal”, che permette di trovare la circoscrizione in bilico più vicina e organizzare una campagna elettorale che più capillare e targetizzata di così non si potrebbe. Il costo dell’app è quasi nullo, ma alla tornata elettorale del giugno scorso ha mobilitato centomila attivisti. Nemmeno gli americani sono riusciti a fare tanto e nessuna campagna organizzata dall’establishment è riuscita a fare altrettanto, nemmeno quella straordinaria di Barack Obama. Nel giorno del voto, a giugno, gli attivisti hanno messo in piedi quella che si chiama “Whatsapp cascade”, una serie di messaggi ai contatti di Whatsapp che ha permesso di contattare 400 mila elettori, soprattutto giovani, che sono infine risultati decisivi nel risultato sorprendente del Labour.

   

Questo metodo sarà, secondo gli esperti, cruciale per il futuro della politica di sinistra. I conservatori hanno cercato di imitarlo, creando un gruppo grassroot chiamato Activate, ma Momentum si fonda su un esercito enorme di volontari, che non si crea dal nulla: i conservatori avranno anche i soldi, dicono gli attivisti corbyniani, ma non hanno il riscontro sociale che abbiamo noi, e questo non si può creare a tavolino, né ordinare a grandi compagnie di pr. Alle elezioni di mid-term del 2018 negli Stati Uniti, il Progressive Coders Network vuole replicare gli strumenti ideati da Momentum, il software, le app e soprattutto “My Nearest Marginal”.

    

Il video più famoso s'intitola "Papà, perché mi odi?", poche battute che hanno mobilitato i giovani sulla diseguaglianza

L’utilizzo sapiente della tecnologia ha permesso a Momentum di crescere, di creare una rete di 200 mila sostenitori e di più di 30 mila membri. Ha anche dato un’accelerata alle iscrizioni al Labour, che sono in pochi mesi quasi triplicate. E’ così che Momentum è diventato un partito nel partito, e ora sta determinando il futuro del Labour. Tim Bale, professore alla Queen Mary University di Londra e ideatore di un progetto sull’affiliazione partitica in Gran Bretagna, dice al Foglio che “non c’è alcun dubbio che Momentum abbia elettrizzato il Labour, incoraggiando molte persone che altrimenti sarebbero state poco attive a buttarsi nella campagna elettorale a livello locale e online per eleggere Corbyn. Il problema è: chi sono queste persone? Sono soltanto giovani entusiasti che, assumendo che non si stanchino in fretta, diventeranno la colonna portante e la linfa vitale dei grassroot del partito laburista nei prossimi decenni? O sono dei veterani della politica di estrema sinistra che sperano di spostare il Labour su posizioni di socialismo militante ben più radicali di quanto gli elettori sono disposti ad accettare? Probabilmente la verità sta nel mezzo, ma la domanda che i sostenitori e i detrattori di Momentum dovrebbero farsi è: il Labour ha bisogno di una organizzazione separata per fare tutto questo, e se sì, perché?”. Momentum non è poi così separata dal Labour, anzi nelle ultime settimane sono riemersi i dissapori tra il movimento e l’establishment del partito: la commissione elettorale ha anche aperto un’indagine su Momentum, per verificare come e in che misura i contributi volontari al movimento sono stati utilizzati per il Labour. Per tutto il 2017 i giornali hanno raccontato – spesso con eccessivo clamore e catastrofismo – le liti interne tra i corbyniani e il resto del partito, non soltanto con l’ala moderata che più ha patito lo strapotere di Momentum, ma anche con le varie correnti che si stanno assestando attorno a Corbyn (per opportunismo più che altro: se lui può riportare il Labour al potere, tocca tenerselo). Ma già dalla conferenza del partito a fine estate a Brighton è stato chiaro che c’è poco da discutere o da dimenarsi: Momentum ha preso il controllo, ed è lì per tenerselo.

   

Jeremy Corbyn parla ai giovani di Momentum durante il festival The World Transformed,
alla conferenza annuale del Labour Party. Brighton, settembre 2017

     

Se dal punto di vista tecnologico e operativo il movimento ha dato vita a un circolo virtuoso di esplorazione e innovazione, dal punto di vista ideologico e di gestione del Labour il metodo è antico e brutale: negli anni, ci sono state molte epurazioni, chi si è ribellato è stato allontanato o emarginato al punto da dimettersi. Non ci sono state né sbavature né clemenza: gli anti corbyniani accusano Momentum di aver messo in piedi “una purga aggressiva” ai danni dei consiglieri comunali non allineati con il movimento. Ci sono molti esempi, alcuni più calzanti di altri, ma i corbyniani dicono che non si tratta di epurazione, bensì di democrazia: i candidati a livello locale vanno scelti sulla base della competenza e della popolarità, se qualcuno crede che il suo posto sia garantito si sbaglia di grosso. Sull’Independent John Rentoul ha fatto una mappa dell’opa di Momentum su Labour: sono in corso le votazioni per tre posti al comitato nazionale del partito, e i favoriti sono tre corbyniani (l’esito si saprà a metà gennaio). Se il governo centrale del partito è ormai saldamente in mano a Momentum e ai suoi emissari, i parlamentari sono ancora tormentati – resistere o accettare il nuovo leader – mentre i governi locali più importanti, Londra e Manchester per citare i più influenti, resistono all’assalto corbyniano. Per questo Rentoul dice che il cosiddetto “processo di deselezione” che Momentum sta tentando di fare – la versione moderata della “purga” – è molto complicato: si rischiano suppletive pericolose per il Labour nel suo complesso.

   

Alle elezioni di mid-term in America i sandersiani vogliono imitare alcuni strumenti digitali creati da Momentum

Le lotte interne non sono destinate a finire, ma Corbyn si sente ed è molto forte. E’ riuscito anche a sopravvivere a un’ambiguità che al contrario ha steso la sua rivale, Theresa May: quella sulla Brexit. A oggi, la posizione del Labour sull’uscita del Regno Unito dall’Unione europea è ancora poco chiara, in queste ore c’è il dibattito parlamentare sulla legge per la Brexit e si accavallano proposte e idee divergenti. Ma Corbyn è riuscito a rendere l’ambiguità una strategia vincente, non un rifugio disperato come è invece per i Tory. L’ipotesi del periodo di transizione post Brexit – ieri il caponegoziatore dell’Ue, il francese Michel Barnier, ha stabilito la data finale della transizione: dicembre 2020 – ha fatto sì che la confusione sulla permanenza nel mercato unico e nell’unione doganale europea diventasse più una questione di cavilli che esiziale. E sì che tutto dipende da questo, dentro o fuori il mercato unico: ma il Labour di Corbyn può ancora navigare a vista, riuscendo così a mantenere il principio “bisogna rispettare la volontà popolare” e allo stesso tempo fare opposizione al governo conservatore. Non è una posizione che si può mantenere all’infinito, ma per ora Corbyn è più interessato a mantenere saldo il proprio controllo sul Labour che a proiettarlo verso il futuro. Anche perché il futuro, per lui e per Momentum, è in realtà una fotocopia del passato: “Socialism is back” è lo slogan più ripetuto dai corbyniani, compreso uno dei più ciarlieri e visibili tra loro, il giovane Owen Jones, che è a capo di una campagna che si chiama #UnSeat, volta per l’appunto a togliere di mezzo, circoscrizione per circoscrizione, conservatori e laburisti non ortodossi. In un recente video, Jones traccia il manifesto ideologico del corbynismo, raccontando come il neoliberalismo sia fallito e come la politica d’austerità voluta dai leader conservatori negli ultimi anni abbia impoverito un paese intero, e le sue prospettive. Il socialismo sta tornando, e ci salverà, dice promettente Jones e ci sono migliaia di giovani che sono disposti a credergli e che animano eventi e piazze sventolando icone del passato e naturalmente l’amato Corbyn.

   

L’architetto di Momentum si gode lo spettacolo: Jon Lansman, che sui giornali viene ritratto come l’anima torva del corbyinismo, sta restaurando la propria immagine grazie ai commenti dei collaboratori che lo descrivono invece allegro, gentile, comprensivo. La storia di Lansman è molto significativa, non soltanto perché oggi lui è una delle menti della politica di epurazione e allo stesso tempo il primo a evidenziare le derive più pericolose del corbynismo, in particolare l’antisemitismo (Lansman è cresciuto in una famiglia di ebrei ortodossi, è diventato socialista quando da ragazzo ha passato un’estate in un kibbutz in Israele). Lansman è tra i tre candidati a entrare nel consiglio nazionale del Labour, e questo per lui sarebbe il riconoscimento più grande del lavoro fatto: quando contribuì all’elezione di Corbyn alla leadership del partito, nel 2015, si aspettava di diventare il capo di gabinetto del “suo” leader, ma quella posizione non gli fu concessa. Dicono che non abbia ancora digerito la frustrazione, e che anzi l’aggressività di Momentum faccia ancora parte del suo progetto di dimostrare a Corbyn che, senza di lui, non sarebbe nessuno. I due si conoscono da quando erano ragazzi, ma pare che Lansam sia convinto che il vero leader, da quelle parti, sia John McDonnell, il cancelliere dello Scacchiere ombra, non Corbyn. Potrebbero essere pettegolezzi malevoli, ce ne sono molti, ma lo spettacolo per Lansman continua a essere piacevole: la sua prima esperienza politica risale a quando aveva venticinque anni ed entrò nell’entourage di Tony Benn. Lì si occupò per anni di mobilitare l’elettorato laburista – sì, Momentum oggi non è nato per caso e non è un’improvvisazione – ma perse la battaglia ideologica della sinistra radicale e anche molti scontri personali con altri colleghi. Negli anni Novanta lasciò la politica: sua moglie morì di cancro ai polmoni a 39 anni e lui si dedicò alla famiglia, tre figli da crescere, molte delusioni e sofferenze da masticare. Quando poi ha deciso di tornare, è entrato nel mondo sindacalista e da lì è arrivato fino alla creazione di Momentum, che è la realizzazione del suo sogno di ragazzo. Viene accusato di essere un altro radical chic che si inventa di diventare il paladino dei dimenticati, ma come Corbyn ha dalla sua parte la coerenza: è sempre stato così. E ha anche la stessa capacità di guardare il mondo alla rovescia, e di saperlo rovesciare per gli occhi di tutti. Un laburista moderato una volta ha detto allo Spectator: Lansman “è un altro di quegli intellettuali middle class che si ribellano alla propria famiglia”, al padre che era un conservatore convinto ed era stato anche consigliere comunale per i Tory. Lansman nega questa ricostruzione, dice che è sempre stato così, e il mondo a volte si capovolge e inizia ad assomigliarti, a soddisfarti anche al punto da diventare, ormai con i capelli bianchi, il simbolo della gioventù britannica, e di portarsi appresso un altro ex giovane come Corbyn. La rivoluzione è una materia strana, prende direzioni inattese, e forse non ero io che volevo “uccidere il padre”, “forse era mio padre che si ribellava contro di me”.

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Commenti all'articolo

  • adebenedetti

    24 Dicembre 2017 - 20:08

    Il Foglio passa per un giornale che difende il diritto alla vita dello Stato di Israele e degli Ebrei. Ma non mi stupisco che lei non scriva nulla sull`antisemitismo conclamato di questo vecchio arnese marxista. Non ricordando il passato , il presente e quindi anche futuro di questo razzista lei dice molto . Mi fermo perche` voglio evitare la censura.

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