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L'Iran chiama all'intifada

Teheran aizza i palestinesi. La calma eloquente dei governi arabi

12 Dicembre 2017 alle 21:21

L'Iran chiama all'intifada

LaPresse/XinHua

Perché gli iraniani vogliono che i palestinesi prendano le armi e gli stati arabi, come per esempio l’Arabia Saudita, gli Emirati arabi uniti, l’Egitto, invece no? Se soltanto gli stati arabi volessero potrebbero chiamare i palestinesi a una sollevazione sanguinosa e dagli esiti imprevedibili contro Israele, in nome della questione Gerusalemme capitale – dove Trump sposterà in un futuro indefinito un’ambasciata americana che per ora non esiste nemmeno in un progetto su carta. Il combustibile ideologico e irrazionale non manca, il fanatismo autolesionista nemmeno, sarebbe intifada permanente. Invece molti governi arabi preferiscono una posizione calma e non vedono l’ora che questa eplosione di rabbia passi. Sono lontani i tempi in cui Saddam Hussein prometteva di pagare un compenso alle famiglie di tutti i palestinesi morti in operazioni contro gli israeliani. Perché questa flemma araba? Perché a quei governi in questo momento interessa più la questione iraniana, ovvero il fatto che la teocrazia militarista di Teheran sta diventando una superpotenza regionale senza più avversari abbastanza tosti per contenerla. Israele è molto più utile in un quadro di alleanze discrete contro l’Iran che come bersaglio dell’odio arabo. E non stupisce in questa situazione che a chiamare i palestinesi all’intifada sia proprio il governo iraniano, che ha pure promesso il suo appoggio a Hamas in caso di guerra: per l’Iran vale il ragionamento opposto, più Israele è occupato con i disordini in casa propria, meno risorse ha a disposizione per fare fronte ai nemici esterni.

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