Da Salvini a Le Pen, i sovranisti hanno un problema con il conto in banca

La Société Générale, senza un motivo chiaro, decide di chiudere i conti del Front National. La leader attacca: “È una fatwa bancaria”. Due mesi fa il sequestro di 2 milioni di euro alla Lega

Da Salvini a Le Pen, i sovranisti hanno un problema con il conto in banca

Marine Le Pen (foto LaPresse)

Una “Fatwa Bancaria”. Per Marine Le Pen si può riassumere così la decisione di Société Générale, banca scelta dal Front national per le sue operazioni finanziarie, di chiudere tutti i conti del partito (in totale 27, quello della federazione nazionale e di tutte le federazioni dipartimentali). Il motivo della decisione non è chiaro, ma è nel diritto degli istituti decidere le persone fisiche e giuridiche con cui intrattenere rapporti. La scelta è discrezionale e non deve essere motivata, il solo obbligo per la banca è dare un avviso al cliente almeno 30 giorni prima. Allo stesso tempo, dal 1984, è diritto dei residenti in Francia possedere un conto corrente, se lo desiderano.

 

La storia è riassunta da Béatrice Houchard sull’Opinion: Société Générale ha comunicato la sua decisione a Marine Le Pen il 27 luglio, l’11 agosto la leader del Front national ha provato a risolvere la questione con l’aiuto del mediatore della banca, che però, sembra, non ha dato la sua disponibilità. Marine Le Pen ha deciso allora di utilizzare un vecchio conto del partito al Crédit du Nord, conto a sua volta congelato, perché parte del gruppo Société Générale. Il Front national si è rivolto infine alla Banque de France per ottenere lo sblocco del conto, come previsto dalla legge francese.

 

Questa pratica, rivela ancora L’Opinion, non è rara: 66.715 conti sono stati aperti dopo l’intervento della Banque de France nel 2016. Eppure la semplice titolarità di un conto, per un partito come per chiunque, non è sufficiente a gestire gli affari correnti. Il Front national ha diritto al servizio minimo, può depositare denaro ed effettuare versamenti, ma non può utilizzare carta di credito o assegni, né ricevere contribuzioni finanziarie con un semplice clic. “Siamo privati dei nostri ricavi, è una difficoltà importante che impedisce il funzionamento normale del partito”, ha detto Marine Le Pen ieri in conferenza stampa.


  

Abbiamo provato a donare 5 euro al Front national, ma il sito avverte che non è possibile farlo con carta di credito


 

Inoltre, rivela il quotidiano liberale, Société Générale ha chiuso anche il conto personale di Jean-Luc Schaffhauser, parlamentare europeo del Front national e noto per aver fatto da intermediario nel 2014 tra il partito e la banca russa First Czech-Russian Bank per il prestito di 9 milioni di euro ottenuto per finanziare la campagna elettorale delle europee e scoperto dal sito di inchieste Mediapart. Marine Le Pen denuncia, tra l’altro, che il suo conto personale presso la Hsbc è stato bloccato con una procedura simile, e senza giustificazioni. La leader frontista ha denunciato la banca per “discriminazione politica”.

 

Il Front national ha tradizionali difficoltà con le banche: è nota la diffidenza con la quale gli istituti si rapportano all’estrema destra, che ha sempre fatto molta fatica a ottenere crediti per le spese delle campagne elettorali, circostanza che in passato ha obbligato il Front national a cercare, appunto, i fondi all’estero. Ma i sovranisti francesi non sono gli unici ad aver problemi con gli istituti di credito: il 14 settembre 2017 il tribunale di Genova aveva sequestrato i conti della Lega nord (soltanto quelli delle federazioni regionali, non quello centrale) dopo la condanna per truffa ai danni dello stato per distorsione dei finanziamenti elettorali a Umberto Bossi, suo figlio Renzo e l’ex tesoriere del partito, Francesco Belsito. La sentenza di primo grado prevedeva la confisca di circa 48 milioni di euro, a garanzia dei 56 milioni di rimborsi ingiustamente riscossi dal 2008 al 2010. Matteo Salvini parlò di “attacco alla democrazia” e di un tentativo di “mettere il bavaglio al dissenso”. A fine settembre il tribunale ha però accolto il ricorso presentato dal Carroccio che aveva chiesto di non bloccare le nuove entrate. Così le somme sequestrate attualmente ammontano a circa due milioni di euro.   

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