Manuel Valls (foto LaPresse)

Valls dice che la Francia ha un problema con l'islam. E la sinistra insorge

Mauro Zanon

L'ex premier, ospite del quotidiano spagnolo Pais, parla del problema dell'identità e dell'integrazione dei musulmani. Per la stampa progressista è “un islamofobo” 

Parigi. Quando era a Matignon, in veste di primo ministro, Manuel Valls non ha mai rinunciato a dire quello che pensava sull’islam e sul difficile incontro tra la République e Allah. Ma anche ora che ha meno responsabilità politiche nei panni di deputato apparentato con la République en marche (Lrem) del presidente Macron, continua a portare avanti la sua battaglia contro il bavaglio ideologico che la sinistra terzomondista vorrebbe imporre al dibattito sull’islam in Francia. Ieri sera, l’ex premier francese si trovava in Spagna per partecipare a un dibattito organizzato dal Paìs, nel quadro del ciclo “España 40-40”. Con uno spagnolo impeccabile, lui che è di origini catalane, ha risposto alle domande del direttore del quotidiano di Madrid, insistendo sulla necessità, per la Spagna, così come per la Francia, di interrogarsi sulla propria identità, sul significato di essere spagnoli e francesi, in un momento in cui la crisi identitaria colpisce tutta l’Europa. Ma durante il suo discorso, Valls ha anche evocato “un problema” che molti, per ideologia, fanno sempre fatica a indicare: l’islam e l’integrazione dei musulmani.

 

 

“Tutti i paesi soffrono di una crisi di identità, di identità culturale. Perché c’è la mondializzazione, c’è la crisi politica, ci sono i social network, c’è il problema dei rifugiati. Nelle nostre società, per esempio nella società francese, c’è il problema dell’islam e dei musulmani. Tutto ciò ci pone davanti alla questione su chi siamo e penso che la Spagna non abbia risposto a questa domanda: cosa significa oggi essere spagnolo?”, ha detto Valls davanti alla platea, prima di aggiungere: “Tutti i paesi, compresa la Germania, si interrogano su cosa significa essere tedesco, essere francese o essere spagnolo, e ci sono molti modi per rispondere a questa domanda. C’è la risposta nazionalista, populista, ossia accusare sempre qualcuno, Madrid, il capitalismo, Bruxelles, Washington, o accusare gli altri, gli stranieri, i musulmani. Ma c’è anche un’altra risposta, che è una risposta aperta, ed è essere fieri di ciò che siamo”.

 

Questa seconda parte dell’intervento è stata volutamente oscurata dalla stampa progressista francese, che ha preferito soffermarsi sulla prima, azionando la gogna mediatica contro “l’islamofobo Valls”, reo di aver detto ad alta voce quello che pensa la stragrande maggioranza dei suoi concittadini. “Certe persone utilizzano un linguaggio guerriero”, ha dichiarato Edwy Plenel, direttore di Mediapart, compagno di battaglie dell’islamologo Tariq Ramadan, recentemente accusato da Valls di intrattenere rapporti ambigui con certi milieu dell’islam politico. “Sono sconvolto da queste parole”, ha affermato Didier Guillaume, capogruppo dei socialisti al Senato, “non si possono dire e fare queste cose”, ha attaccato Stéphane Le Foll, ex ministro dell’Agricoltura e portavoce del governo Valls. Dinanzi all’ondata di critiche riversate dai suoi avversari di sempre, quei giacobini che già quando era a Matignon, e prima al ministero dell’Interno, storcevano il naso per il suo franc-parler, Valls ha pubblicato un tuìt con la trascrizione integrale dell’intervento, parlando di “polemiche e accuse vergognose”.

 

E comunque: non è forse un problema la fuga degli ebrei dalle banlieue islamizzate dove dilaga l’antisemitismo?; non sono forse un problema quelle famiglie che mandano i loro figli nelle scuole coraniche clandestine invece di mandarli nelle scuole laiche della République?; non è forse un problema la presenza di imam sul territorio nazionale che indottrinano i fedeli all’odio della Francia e dell’occidente?; non sono forse un problema quei deputati della France Insoumise, il partito di Jean-Luc Mélenchon, che minimizzano il problema della radicalizzazione islamica nella società francese?. La verità è che Valls, a sinistra, è uno dei pochi ad aver capito che il politicamente corretto è il peggior alleato dei fondamentalisti islamici, e a non aver paura di guardare in faccia la realtà.

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