Un nuovo pivot asiatico?

Il tour di Trump in oriente dice molto della strategia della Casa Bianca

4 Novembre 2017 alle 06:08

Un nuovo pivot asiatico?

Foto LaPresse

La prima a parlare del “pivot to Asia”, la strategia geopolitica tutta rivolta verso oriente, era stata Hillary Clinton quando era ancora segretario di stato. La sfida più importante per gli equilibri globali si giocava lì, diceva la Clinton. Contro questa idea si schierò l’America First di Donald Trump, che convinse gran parte degli americani, stanchi di mandare soldati per proteggere gli alleati asiatici da una minaccia invisibile. Pareva che la presidenza Trump avrebbe rinverdito i fasti del più chiuso isolazionismo e protezionismo. Poi qualcosa è cambiato. La Corea del nord ha acquisito capacità missilistiche e nucleari che fino a qualche anno fa, ad ascoltare gli analisti, non avrebbe mai potuto raggiungere. I missili hanno sorvolato il territorio giapponese, coperto dal trattato di difesa comune che è in vigore tra Washington e Tokyo. Non solo: mentre eravamo impegnati a sistemare le cose in medio oriente, la Cina vinceva la sua guerra di posizione nel mar Cinese meridionale. Nonostante una sentenza del Tribunale internazionale, Pechino è riuscita ad estendere la sua influenza alle Filippine, al Vietnam, e continua a trovare una resistenza soltanto con l’Indonesia.

 

Nella capitale giapponese in molti sono preoccupati dal fatto che questa egemonia, prima o poi, possa arrivare fino al mar Cinese orientale. Assertività cinese significa limitazione della libertà di navigazione, vuol dire che la Cina potrebbe arrivare a controllare gran parte del Pacifico, in un disegno molto chiaro sin dal 2010. Donald Trump è presidente degli Stati Uniti da un anno e al suo America First, in Asia, non ci crede più nessuno. Anzi, a Tokyo è molto chiaro il messaggio: il “pivot to Asia” di obamiana memoria è ancora lì. Certo, molto è cambiato. Obama voleva coinvolgere gli alleati asiatici con il multilateralismo e l’engagement economico, progetto che avrebbe dovuto culminare nel trattato di libero scambio Tpp. Trump preferisce la diplomazia delle portaerei. Da mesi la militarizzazione del Pacifico si svolge a pieno ritmo, si mandano segnali alla Corea del nord ma anche alla Cina. Del resto, ritirarsi adesso per Trump sarebbe il primo enorme fallimento: aveva promesso di risolvere la nuclearizzazione di Pyongyang, e ora non può lasciare che sia Pechino a prendersi il merito. Il lunghissimo viaggio asiatico che il presidente ha appena inaugurato serve anche a questo: ripristinare il pivot asiatico. Con gli stessi obiettivi e metodi tutti diversi.

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