In Venezuela si vota come vuole il regime. E i manifestanti si sentono traditi

Oggi si rinnovano i governatori, colonna portante del chavismo. Opposizione avvantaggiata, ma domina la delusione degli anti Maduro

15 Ottobre 2017 alle 06:00

In Venezuela si vota come vuole il regime. E i manifestanti si sentono traditi

Il presidente Nicolas Maduro (foto LaPresse)

Elezioni che sembrano segnate, ma che probabilmente potrebbero non servire a nulla. Oggi in Venezuela si vota per rinnovare i governatorati del paese e tutti i sondaggi indicano l'opposizione come vincitrice. Ma si conosce anche il primo partito: l'apatia, che non coincide necessariamente con l'astensione.

 

Regna la confusione, visto che fino all'ultimo molte persone non sanno ancora dove è stato messo il loro seggio. Nel tentativo di rendere difficoltoso il voto, molti elettori che ad esempio vivono in un grande centro urbano pro opposizione potrebbero trovarsi a dover votare invece in un quartiere poco raccomandabile e difficile da raggiungere. Ben 203 centri fino a ora sono stati riposizionati per ragioni tecniche non meglio identificate. Se siete venezuelani, dovete andare con la vostra cedola (una sorta di carta d'identità) sul sito del Cne per scoprire dove potrete votare.

Tutto in punta di diritto, va detto, perché il regime sa come fare. Se l'opposizione dovesse vincere si tratterebbe della prima vittoria di questo genere contro il chavismo dal 2000 ad oggi.

 

Sono in gioco 23 regioni. I governatorati sono stati finora una roccaforte del chavismo. Perderli potrebbe rappresentare un disastro per Maduro, anche se lo stesso chavismo può comunque giocarsi il jolly. Chiunque vinca, di qualunque partito, dovrà necessariamente giurare fedeltà all'Assemblea costituente, la contestatissima assemblea che ha di fatto esautorato il parlamento. Pena la destituzione immediata.

Però, anche se meramente simbolica, la vittoria dell'opposizione potrebbe avere un’enorme ricaduta mediatica.

 

Rispetto alle contestate ultime elezioni boicottate dall'opposizione stavolta ci dovrebbero essere scrutatori dell'opposizione. Quanto e come possano compiere il loro lavoro di controllo è tutto da vedere. Nell'universo parallelo della propaganda chavista, Telesur e gli altri canali tv controllati dall'esecutivo, si accusa la stampa mondiale al soldo del capitale di disinteressarsi dell'evento. Peccato solo che gli accrediti stampa siano stati dati col contagocce.

 

La cosa importante tuttavia, è il fatto che queste elezioni non sembrano per qualcuno, ma contro qualcosa. L'opposizione è screditata. “A cosa sono serviti tutti quei morti e tutte quelle proteste, se poi si va a votare esattamente quando e nei modi decisi dal governo?”, dice al Foglio Jesus, l'autista di fiducia che mi trasporta per Caracas e provincia. Senza dimenticare che persone come la pasionaria Lilian Tintori, moglie di Leopoldo López fino a pochi giorni fa i in giro a perorare la liberazione del marito, oggi ai domiciliari, è adesso all'estero. Il marito ha invece invitato gli elettori ad andare alle urne. Una giravolta che ha squalificato buona parte dell'opposizione e lasciato interdetti milioni di persone che volevano le semplici dimissioni di Nicolás Maduro e il ritorno alle urne.

 

Chiunque vinca si troverà di fronte un compito impari: un'inflazione che potrebbe raggiungere e superare il 1000% (mille per cento) da qui alla fine dell'anno. Il denaro, inteso come banconote, non si trova più perché non c'è più materia prima da stampare. Si usano solo le carte di credito e si è passati dall'emergenza umanitaria alla crisi umanitaria. Non sono sinonimi, vuol dire che chi resta qui, in questa condizione, rischia seriamente di morire. Di fame o per una pallottola.

 

E se anche ci fosse una vittoria prorompente dell'opposizione, gli analisti affermano che il governo potrebbe dichiarare fuorilegge alcuni partiti, e di conseguenza alcuni candidati. Senza dimenticare che la burocrazia chavista, ancora ricca di fedelissimi del presidente, potrebbe rendere un inferno la vita dei neogovernatori.

 

Gran parte della comunità internazionale continua a chiedere al governo di passare la mano, ma Maduro non ci pensa proprio e continua a contare sull'aiuto della Russia dopo aver compiuto una tournée per chiedere aiuto persino a paesi come l'Algeria. Finora, va detto, il governo non ha sbagliato un colpo. Tutti però commettono errori e ogni errore, oggi, potrebbe essere fatale. Per governo o opposizione.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi