Profughi a Calais (foto LaPresse)

Tante piccole “minigiungle” stanno nascendo di nuovo a Calais

Mauro Zanon

Lo smantellamento del campo di migranti nel nord della Francia non è stato “un successo”. L’allarme dei volontari

Parigi. Soltanto due settimana fa, Parigi aveva annunciato con un certo trionfalismo la fine dei lavori concernenti la barriera “anti intrusione” di Calais, nel nord della Francia, che avrebbe impedito ai migranti di salire clandestinamente nei camion che ogni giorno attraversano la Manica diretti in Gran Bretagna. Un’opera che secondo le autorità francesi andava a completare il lavoro di smantellamento della “giungla” di due mesi prima e più in generale il lavoro di pulizia della zona circostante. Ma lì dove negli ultimi due anni si era acutizzata la crisi dei migranti e dove si erano concentrati tutti i riflettori dei media europei, la situazione è tornata a essere deplorevole, con campi di fortuna e centinaia di migranti che ogni giorno approdano a Calais e nelle zone limitrofe nella speranza di raggiungere il Regno Unito. Secondo l’Independent, le operazioni di sgombero di fine ottobre hanno soltanto nascosto il problema per qualche settimana e nella regione Nord-Pas de Calais la situazione sta nuovamente precipitando. Le zone rurali attorno a Calais sono occupate dai migranti: come confermato da alcune foto facilmente reperibili su internet, è a Norrent-Fontes, cittadina di 1.500 abitanti situata a circa settanta chilometri da Calais, che si è addensata la maggior parte dei migranti. “Norrent-Fontes: campo per migranti di circa 150/200 persone. Dopo Calais, sbarcano nella nostra campagna”, ha tuittato un abitante della zona.

 

 

L’Independent parla di almeno sei accampamenti situati nelle zone rurali attorno a Calais, con baracche di fortuna e situazioni igieniche simili alla “giungla” (le associazioni di volontariato che si trovano nelle zone hanno parlato di “condizioni preoccupanti”, aggiungendo che l’organizzazione dei luoghi è “totalmente improvvisata”). Accampamenti che sarebbero in costante aumento in questi ultimi giorni. Tra i migranti che vivono nelle nuove “mini-giungle” che si stanno creando nella regione Nord-Pas de Calais, ci sarebbero anche molti minorenni ai quali il ministero dell’Interno di Londra avrebbe negato il diritto di asilo in Gran Bretagna. Le loro famiglie si trovano già oltremanica, e loro, dopo essere stati ripartiti nei vari centri di accoglienza (Cao) predisposti sul territorio francese, sono tornati a Calais per tentare nuovamente la traversata. “Sempre più persone stanno ritornando, soltanto questa settimana ne sono arrivate a decine. La situazione non potrà che continuare e accelerare”, ha dichiarato Julien Muller, volontario dell’associazione Terre d’errance, che sta intervenendo in uno di questi “campi segreti” situato a Norrent-Fontes. “Alcuni sono minorenni che hanno i loro cari in Gran Bretagna (…) Volevano restare in Francia, ma dopo due mesi di attesa senza possibilità di richiedere asilo, hanno rinunciato e sono ritornati a Calais”, ha spiegato Muller.

A fine ottobre, l’allora primo ministro, Manuel Valls, aveva assicurato che la maggior parte delle persone evacuate dagli accampamenti di Calais avrebbe ottenuto l’asilo in Francia. L’esecutivo socialista aveva promesso la fine degli accampamenti illegali in Francia, restando tuttavia vago sulle opportunità concrete che sarebbero state offerte ai migranti sistemati nei differenti Cao del paese. Così lo smantellamento della “giungla” di Calais, con flotte di giornalisti e cameraman a seguire i pullman diretti in ogni angolo di Francia per raccontare le storie dei migranti, si è rivelata per quello che era: un’operazione mediatica, di corto respiro, che non ha risolto nulla, e anzi ha creato ulteriori problemi. Altro che “successo”, come avevano dichiarato pompose le autorità francesi.