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E' iniziata l'offensiva su Mosul, per prendere la capitale dello Stato islamico

Dalle prime ore di lunedì le forze del governo di Baghdad, supportate da miliziani curdi e sciiti e dai caccia americani, muovono verso la città. Presa la prima linea. Almeno 4000 jihadisti blindati a Mosul.

17 Ottobre 2016 alle 08:48

E' iniziata l'offensiva su Mosul, per prendere la capitale dello Stato islamico

Forze antiterrorismo irachene si preparano ad attaccare Mosul (foto laPresse)

Mentre i governanti dello Stato islamico cercano in modo febbrile di estendere la propria rete di tunnel sotterranei sotto Mosul per schivare gli attacchi dei droni americani, come riportano fonti del New York Times, il governo iracheno, dopo mesi di manovre, ha dato il via alla più grande offensiva per riprendere quella che, di fatto, è considerata la capitale dello Stato islamico. Mosul è oggi la seconda città più grande dell’Iraq, col suo milione e mezzo circa di abitanti dà credito alla pretesa dello Stato Islamico di governare una nazione nascente. Quella iniziata lunedì sarà la più grande azione militare in Iraq da quando le truppe statunitensi si ritirarono nel 2011.

 

 


 


 


“Il tempo della vittoria è arrivato e le operazioni per liberare Mosul sono cominciate", ha detto il premier iracheno Haider al-Abadi alla tv di stato. Nelle prime ore di lunedì, l’annuncio del primo ministro dell'apertura della campagna è stato accompagnato da sbarramenti di artiglieria e un afflusso di veicoli blindati a poche miglia dai confini della città. La forza più imponente è quella del governo di Baghdad, che secondo il Guardian, conterebbe 30mila uomini. Negli ultimi giorni le truppe irachene dell’esercito di Baghdad si erano concentrate vicino Qayyarah, a una sessantina di chilometri a sud dell’obiettivo. 

 



 

All’operazione partecipano, cinturando la città, novemila miliziani sciiti e almeno quattromila peshmerga curdi. "Proclamo l'avvio dell'assalto vittorioso per liberarvi dalla violenza e dal terrorismo di Daesh" ha concluso Abadi, rivolgendosi agli abitanti della città, alcuni dei quali (3 o 4 mila, secondo le stime americane) stanno opponendo una coraggiosa resistenza ai jihadisti. Solo all'inizio di questo mese, 58 persone sono state giustiziate per il loro ruolo in un complotto per rovesciare lo Stato islamico.

 




Secondo Sky Arabia, l'esercito iracheno avrebbe abbattuto in poche ore la prima linea al di fuori della città, avanzando dalla zona di Baashiqa. Secondo la tv curda Rudaw, decine di miliziani dell'Isis sarebbero scappati in Siria con le famiglie dopo l'inizio dell'offensiva. Rimarrebbero dai 3.000 ai 4.500 combattenti jihadisti a difendere Mosul. A supporto dell''offensiva irachena ci sono invece i caccia statunitensi. il personale americano, secondo il Pentagono, raggiungerebbe le 5200 unità. Da Mosul si alzano nere colonne di fumo: i jihadisti danno alle fiamme pneumatici, per ridurre la visibilità ai caccia che conducono i bombardamenti sulle loro postazioni. I peshmerga curdi stanno avanzando dalla direttrice di al Sawatir già conquistata ed avanzano per prendere altri 7 villaggi della zona di al Hamdania.

 



 

Nelle ultime settimane, gli attacchi aerei della coalizione hanno iniziato a bersagliare più intensamente le case dove si sospettava alloggiassero figure di spicco dello stato islamico. Ci sono stati anche un notevole numero di diserzioni tra le fila dei jihadisti. Funzionari curdi hanno detto al New York Times di aver trovato 300 disertori sospetti, o potenziali infiltrati, negli ultimi mesi. La maggior parte sono stati catturati tra i profughi in fuga dal territorio controllato dall’Isis, arrivati al campo Dibaga, controllato dai peshmerga, il principale sito per i rifugiati, a sud di Erbil. Il campo accoglie oggi 43.000 rifugiati provenienti da Mosul e altre roccaforti Stato islamico, di cui circa 11.000 arrivati nel solo mese di settembre.


Le Nazioni Unite si sono dette “profondamente preoccupate” per le conseguenze di un'operazione che potrebbe essere, nelle parole di Lise Grande, coordinatore umanitario delle Nazioni Unite per l'Iraq, “la più complessa e più grande del mondo nel 2016, e temiamo che ben un milione di civili potrebbero essere costretti a fuggire dalle loro case”. I miliziani jihadisti hanno vietato ai civili di lasciare la città, istituito posti di blocco sulle strade verso l'esterno e fatto saltare in aria le case di coloro che sono fuggiti. Inoltre fuggire significa camminare attraverso campi minati con il rischio di venire sorpresi e trucidati dai militanti dello Stato islamico. Ma rimanere a Mosul vuol dire affrontare attacchi aerei, scontri per le strade, un potenziale assedio da parte delle forze di sicurezza irachene e la possibilità di essere utilizzati come scudi umani da parte dei miliziani dell’Isis.

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