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I danni dell’ambiguità yemenita

L’America risponde ai lanci di missili e così cade nella trappola iraniana.

13 Ottobre 2016 alle 20:30

I danni dell’ambiguità yemenita

Yemen, Bombe a Sanaa (foto LaPresse)

Nello stretto di Bab al Mandab, quella lingua di mare sorvegliata della costa dello Yemen dalla quale si accede al mar Rosso, l’America sta rimanendo invischiata in un conflitto civile sanguinoso e al tempo stesso in una guerra di percezione congegnata perfettamente per esporre Washington ad accuse di doppiezza morale, nel momento in cui l’asse russo-iraniano-siriano cinge d’assedio Aleppo massacrando e bombardando la popolazione civile. Nelle prime ore di ieri il cacciatorpediniere americano Uss Nitze ha lanciato dei missili Cruise contro tre postazioni radar sulla costa yemenita controllate dai ribelli sciiti Houthi, che nei giorni scorsi avevano tentato di colpire da terra le navi americane che transitavano per lo stretto. I ribelli Houthi, sostenuti e armati dall’Iran, combattono in Yemen contro le forze del presidente Abdu Rabbu Mansour Hadi, che a sua volta è sostenuto da una coalizione di paesi sunniti del Golfo guidata dall’Arabia Saudita. Oltre un anno fa Riad ha iniziato in Yemen una campagna di bombardamenti tanto violenta quanto inconcludente, e la guerra, a oggi, ha fatto oltre quattromila morti soltanto tra i civili.

 

L’America ufficialmente non partecipa al conflitto, ma con armamenti e supporto tattico rende possibile la campagna saudita. Il lancio dei missili di ieri è il primo coinvolgimento diretto di Washington, e un segnale del fatto che l’Amministrazione Obama, in un momento delicato a livello di politica interna, in cui interventismo e terrorismo sono temi controversi della campagna elettorale, si sta impantanando in un conflitto ambiguo. I lanci di missili dei ribelli contro navi americane (uno domenica e uno mercoledì, entrambi andati a vuoto) sembrano essere la risposta dell’asse sciita al terribile bombardamento fatto dai sauditi contro il corteo di un funerale a Sana’a, in cui sono morti almeno 140 civili – e, soprattutto, sembrano un tentativo da parte della potenza iraniana, che arma e guida gli Houthi, di coinvolgere l’America e destare l’attenzione dell’opinione pubblica, esponendo tutte le ambiguità dell’alleanza tossica tra Washington e Riad proprio mentre questa diventa più indifendibile. L’obiettivo sembra raggiunto. Sui principali media americani la guerra civile in Yemen è improvvisamente tornata alla ribalta, e così il quesito: come può Washington essere alleato di una potenza che bombarda i civili? – che ne porta con sé immediatamente un altro: come può Washington accusare l’asse russo-iraniano dei massacri di civili ad Aleppo ed essere alleato nel contempo con un altro massacratore di civili? Dopo il disastro siriano, l’America corre il rischio di rimanere invischiata nel pantano yemenita, e di essere presa ancora una volta alla sprovvista da nemici ben più abili dell’occidente a mettere a nudo certe ambiguità.

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