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Perché gli Stati Uniti hanno attaccato alcune postazioni radar sulla costa dello Yemen

L'operazione militare, la prima diretta dal Pentagono contro gli Houthi, è una ritorsione per gli attacchi tentati dai ribelli sostenuti dall'Iran contro la USS Mason

13 Ottobre 2016 alle 08:10

Perché gli Stati Uniti hanno attaccato alcune postazioni radar sulla costa dello Yemen

La USS Mason in navigazione

Gli Stati Uniti hanno lanciato un missile contro tre siti radar sulle coste dello Yemen controllate dai ribelli Houthi, sostenuti dall'Iran. Gli americani dicono che l'attacco è una ritorsione dopo che questa settimana la nave della Marina militare, la USS Mason, è stata bersaglio di almeno tre missili a aprtire da domenica scorsa. Il presidente americano Barack Obama ha autorizzato il raid di oggi, prima vera azione militare lanciata da Washington contro gli Houthi. Il Pentagono ha parlato di "bombardamenti di autodifesa, condotti per proteggere il nostro personale, le nostre navi e la nostra libertà di navigazione" . A lanciare i missili Tomahawk contro le postazioni radar, secondo fonti anonime sentite da Reuters, è stato l'incrociatore americano USS Nitze. Secondo il portavoce del Pentagono, Peter Cook, "questi radar erano attivi durante gli attacchi tentati contro le navi americane nel Mar Rosso".

 

Martedì, Daniele Raineri aveva scritto del primo lancio di missili Houthi contro la USS Mason (cui ne è seguito un altro ieri). E aveva spiegato tutte le implicazioni militari e politiche degli episodi di questa settimana avvenute nello stretto di Bab al Mandab.

 

Lo stretto di Bab al Mandab è un collo di bottiglia dove, secondo i dati del 2015, passano quasi cinque milioni di barili di greggio al giorno, e già soltanto questo lo rende vitale per l’economia del mondo.

L’attacco contro la nave americana, che sembra essere fallito grazie alle contromisure di bordo, ma il Pentagono non ha chiarito questo punto, fa parte di una escalation rischiosa della guerra in Yemen. Sabato gli aerei sauditi – che colpiscono in nome di una coalizione di regni sunniti del Golfo, appoggiata da Stati Uniti e Gran Bretagna – hanno bombardato per due volte un funerale di un politico avversario nella capitale Sana’a e hanno ucciso circa 140 persone – ci sono quasi cento feriti gravi e il bilancio potrebbe aumentare. In risposta alla strage, gli Houthi hanno lanciato due missili balistici contro due basi saudite, una in Yemen e una a Taif, nel centro dell’Arabia Saudita: in dodici attacchi di questo tipo, non erano mai arrivati così in profondità. Il bombardamento ha scatenato l’indignazione del paese e potrebbe convincere molti clan yementi a schierarsi per rappresaglia dalla parte degli Houthi e alterare così l’equilibrio dell’intera guerra.

Le due bombe di sabato hanno aperto anche una crisi dentro l’Amministrazione Obama, che ora tenta di capire se ci potrebbero essere conseguenze per la vendita di 1,3 miliardi di dollari di armi all’Arabia Saudita nel 2015. Dentro l’Amministrazione alcune voci scettiche sostenevano che i sauditi non sarebbero riusciti a impiegarle con le dovute cautele per minimizzare il rischio di colpire i civili. Il numero di civili morti in questo conflitto in Yemen è arrivato a circa quattromila.

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