Heine, costruzione del gasdotto per trasporto del gas naturale dalla Russia (foto LaPresse)

300 milioni di buoni motivi per cui Saipem (e Cdp) sperano nel Turkish Stream

Gabriele Moccia

Anche Gazprom conferma che il gasdotto "politico" sarà costruito davvero.

Roma. La speranza che il Turkish Stream, il progetto di gasdotto tra Russia e Turchia, non sia l’ennesimo gioco politico di Mosca sullo scacchiere energetico per alimentare la tensione con Bruxelles e Washington ha riacceso le prospettive di crescita di un’azienda come Saipem che esce da un duro riassetto culminato con l’ingresso diretto di Cdp nell’azionariato. Ora la scommessa fatta da Claudio Costamagna qualche mese fa – e da molti criticata – potrebbe risultare vincente. Il tubo russo-turco si farà, a detta del presidente di Gazprom, Alexei Miller, che ha già fissato la data di partenza dei lavori a fine 2017, inizi 2018.  

 

Il ministro russo dell’energia, Alexander Novak è sceso ancor di più nei dettagli: “Secondo il progetto dell'accordo firmato, la data per la costruzione sia del tratto marino che terrestre del Turkish Stream è la fine del 2019. Ora è in corsa un grande lavoro di preparazione per avviare subito la costruzione del gasdotto. Secondo le fasi previste, saranno condotte attività di esplorazione, preparata la documentazione sulle stime e la progettazione e poi inizierà subito la posa fisica dei tubi. Questo lavoro comincerà nel 2017”. Secondo quello che si apprende, Gazprom deterrà il cento per cento della tratta offshore, elemento che rafforza il ruolo di Saipem dopo il triste epilogo della vicenda South Stream.Saipem era fortemente impegnata su South Stream (con contratti complessivi per 2,4 miliardi di euro) ma la scelta del presidente russo Putin di abbandonare il progetto, a causa dell’irrigidimento dei rapporti con l’Unione europea, aveva costretto l’azienda italiana ad avviare un arbitrato con Gazprom, capofila del progetto, chiedendo 760 milioni.

 

Alcune fonti russe fanno sapere che ora, per risolvere l’impasse, si starebbe lavorando ad una commessa compensativa sul nuovo tubo. Una notizia che viene confermata anche al livello dei dialoghi diplomatici tra Russia e Italia come dimostrano le parole pronunciate dal vicepremier russo Arkady Dvorkovich in occasione del consiglio italo-russo sulla cooperazione economica-finanziaria e industriale tenutosi qualche giorno fa alla Farnesina. "C'è un interesse concreto da parte di Saipem a partecipare con Gazprom a North Stream e a Turkish Stream", ha detto l’esponente del Cremlino. Secondo alcune stime di mercato, ipotizzando un valore della commessa di 2 miliardi e un Ebit margin del 15 per cento, il nuovo gasdotto potrebbe portare al gruppo italiano un contributo di circa 300 milioni nel prossimo triennio. Potrebbe entrare a far parte del progetto del Turkish Stream anche la Grecia, come ha ricordato di recente il portavoce del ministero greco dell’ambiente e dell’energia “Atene è tra i sostenitori del progetto Turkish Stream perchè aumenterà la sicurezza energetica del paese e aiuterà la Grecia a raggiungere il suo obiettivo di diventare un hub dell'energia”. Stefano Cao, tornato alla guida di Saipem dopo 15 anni, oltre a cercare di fare la pace con Gazprom sta però lavorando anche su altri fronti: Arabia Saudita e Iran in primis.

 

Lo scenario apertosi dopo la presentazione dei nuovi contratti petroliferi da parte degli ayatollah ha stimolato nuovi investimenti su progetti come il South Pars che necessitano di opere infrastrutturali e Saipem ha ora l’occasione per implementare il memorandum of understanding siglato lo scorso aprile durante la visita di Matteo Renzi nella Repubblica Islamica. Sul versante saudita, si potrebbero presto aprire spazi legati all’esecuzione del programma di sviluppo globale nel comparto di estrazione offshore che coinvolge SaudiAramco e la National petroleum construction company (Npcc) di Abu Dhabi. Infine, secondo gli analisti di Mediobanca il gruppo controllato da Cdp potrebbe più in generale del nuovo clima di fiducia nel mercato petrolifero apertosi dopo l’accordo di Algeri sul tetto alla produzione di greggio. Le mosse dell’Opec nel medio periodo potrebbero, infatti, spingere ad una nuova politica d’investimenti su tutta la filiera dell’upstream.

Di più su questi argomenti: