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L’Iran cede una base aerea ai russi per bombardare in Siria e fermare le perdite ad Aleppo

E’ la prima volta che la Repubblica islamica accetta di fare da base per le operazioni militari di un governo straniero

16 Agosto 2016 alle 20:41

L’Iran cede una base aerea ai russi per bombardare in Siria e fermare le perdite ad Aleppo

Un Tu-22 russo in azione in Siria

Roma. Cinque mesi esatti dopo il ritiro russo dalla Siria – annunciato dal presidente russo Vladimir Putin il 15 marzo – anche alcuni bombardieri strategici a lungo raggio Tu-22 e Su-34 di Mosca sono arrivati a bombardare in Siria partendo da una base vicino Hamedan, in Iran. E’ la prima volta che la Repubblica islamica accetta di fare da base per le operazioni militari di un governo straniero, e questo  conferma la tenuta dell’alleanza di Mosca e Teheran a fianco del presidente siriano Bashar el Assad nella guerra civile.

 

Gli aerei russi non hanno mai smesso dal 1° settembre 2015 di effettuare missioni militari in Siria, partendo da alcuni basi siriane e da altre in Russia. Ora l’uso della pista iraniana permette loro di risparmiare tempo di volo e carburante, tagliando i costi. Questa accelerazione dei bombardamenti coincide con un momento di crisi del governo siriano sul terreno, perché la settimana scorsa un assortimento di gruppi armati anti Assad che comprende un po’ tutti, dagli eredi di al Qaida rinominati come Esercito per la conquista del Levante fino ai gruppi che hanno superato le selezioni del governo americano per ricevere aiuti e armi, ha rotto l’assedio di Aleppo e ha aperto un varco di quasi tre chilometri nel perimetro assadista. In questo modo, i gruppi hanno ribaltato la situazione e ora minacciano a loro volta di assediare i civili nella parte ovest di Aleppo.

 

I bombardieri hanno colpito anche la regione di Idlib, dove lo Stato islamico non c’è, e di Deir Ezzor, dove lo Stato islamico è il solo gruppo a dominare incontrastato.  E’ probabile che questa mossa di decollare dall’Iran – e sorvolare lo spazio aereo iracheno – sia stata decisa a un incontro a fine giugno tra i ministri della Difesa russo, siriano e iraniano.

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