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Lo sceriffo di colore che smonta la retorica di Black Lives Matter

Lo sceriffo di Milwaukee, David Clarke, è diventato il volto di colore dell'America di Donald Trump. Nella prima serata della convention repubblicana, intitolata "Make America Safe again", Clarke è salito sul palco tra le ovazioni del pubblico e ha scandito tre parole secche in apertura di discorso: "Blue lives matter".

21 Luglio 2016 alle 16:00

Lo sceriffo di colore che smonta la retorica di Black Lives Matter

Lo sceriffo David Clarke alla convention repubblicana

Lo sceriffo di Milwaukee, David Clarke, è diventato il volto di colore dell'America di Donald Trump. Nella prima serata della convention repubblicana, intitolata "Make America Safe again", Clarke è salito sul palco tra le ovazioni del pubblico e ha scandito tre parole secche in apertura di discorso: "Blue lives matter", canzonando il nome del movimento americano che si definisce difensore dei diritti degli afroamericani negli Stati Uniti e che ha rivolto pesanti accuse di razzismo nei confronti della polizia. E' stata un'ovazione, uno stringere i ranghi attorno alle forze di sicurezza degli Stati Uniti, un punto su cui gli elettori di Trump sono estremamente sensibili. Non poteva esserci un palcoscenico migliore per il "cowboy di Milwaukee", come lo chiamano da quelle parti per il cappello che è solito indossare nelle sue uscite pubbliche.

 



 

David Clarke è un personaggio simbolo del repubblicano che è riuscito a fare breccia in una contea di grande tradizione democratica. Eletto nel 2002 come sceriffo, oggi è al suo quarto mandato. Va spesso in televisione e ha un largo seguito negli Stati Uniti per la sua disinvoltura nel rivolgersi alle telecamere. Sui social network è attivissimo ed è partigiano disinvolto della diffusione delle armi nel paese. "Se le dicessero di andare nelle case degli americani a requisire tutte le armi che farebbe?", gli ha chiesto una volta il Journal Sentinel in un'intervista. "Non lo farei, non vorrei mi sparassero", la risposta dello sceriffo, che ha anche invocato una "seconda rivoluzione americana" nel caso in cui il governo volesse "disarmare il paese".

 



 

Lo sceriffo di Milwaukee non nasconde le sue idee: un uomo della polizia, nero, conservatore, col dono della retorica e quasi sempre controcorrente è una combinazione vincente che lo ha trasformato quasi in un'icona dell'America trumpiana. Poco dopo l'omicidio di tre agenti della polizia per mano di un afroamericano a Baton Rouge, il 5 luglio, Clarke è stato ospitato dalla Cnn in uno show molto noto col presentatore Don Lemon. Il tema della conversazione era l'odio razziale di cui anche il presidente Barack Obama ha parlato spesso nelle ultime settimane, e che secondo la vulgata è alla base degli attacchi alla polizia, a Dallas come a Baton Rouge.

 



 

Lo sceriffo di Milwaukee ha detto che lui aveva previsto tutto, che non esiste alcuno studio che dimostri un pregiudizio razziale nell'operato della polizia, che il movimento chiamato Black Lives Matter fomenta le divisioni nel paese. "Obama ha detto che c'è disparità nel comportamento della polizia nei confronti dei neri? Mente. Ha detto una bugia", dice Clark a Lemon.

 



 

"Due anni fa avevo predetto quanto è successo oggi… La retorica contro la polizia si è diffusa nel paese e ha impiantato un sentimento di odio nelle persone che ora sta mettendo fuori gioco la polizia americana". E ancora. "Con tutta la violenza di neri contro altri neri negli Stati Uniti, lo sapevate che 21 afroamericani sono stati assassinati negli Stati Uniti? Qualcuno ne ha scritto o ne ha parlato?". Il giornalista lo invita a mantenere la calma: "Parlo di tre agenti morti questa settimana e di altri cinque quella precedente. E tu mi chiedi di restare calmo?", risponde Clarke che incalza: "Il movimento Black Lives Matter dispensa odio, come faceva il Ku Klux Klan".

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