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L’affaire Barroso mostra perché la politica francese non è mai entrata nella modernità

Oltralpe proteste contro il nuovo lavoro dell’ex presidente della Commissione, diventato consulente della banca d’affari americana Goldman Sachs. La vicenda mostra l’antiamericanismo e l’anticapitalismo francesi.

14 Luglio 2016 alle 19:27

L’affaire Barroso mostra perché la politica francese non è mai entrata nella modernità

José Manuel Barroso (foto LaPresse)

Bruxelles. La decisione di José Manuel Barroso di accettare un incarico a Goldman Sachs è “moralmente inaccettabile”, ha sentenziato il presidente francese, François Hollande, utilizzando la solennità dell'intervista del 14 luglio – la festa nazionale – per fustigare l'ex presidente della Commissione, che la sinistra sta cercando di trasformare nel mostro responsabile di tutti i problemi dell'Unione europea. La presa della Bastiglia probabilmente è apparsa a Hollande come l'occasione perfetta per mostrare un po' di spirito giacobino.

 


Il presidente francese François Hollande (foto LaPresse)


 

Alla vigilia, il suo ministro per gli Affari europei, Harlem Desir, aveva chiesto formalmente a Barroso di rinunciare alla presidenza (non esecutiva) della banca d'affari americana, che il portoghese consiglierà sulla Brexit. “E' un errore da parte di Barroso e il peggior disservizio che un ex presidente della Commissione può fare al progetto europeo in questo momento della sua storia”, ha detto Desir all'Assemblea nazionale. “Se si ama l'Europa, non si deve farlo, in particolare ora”, ha rincarato il ministro delle Finanze, Michel Sapin. “Ma questo non mi sorprende da Barroso”. Il gran can can è stato alimentato da prime pagine ed editoriali di Libération e del Monde, che hanno definito Barroso come un “antieuropeo” opportunista colpevole – ai loro occhi – di alimentare il populismo perché permetterà a Marine Le Pen e soci di denunciare la commistione tra Ue e banche. Ma, in realtà, il “Barroso bashing” (il “dagli addosso a Barroso”, ndr) francese rivela un problema più profondo dei socialisti transalpini e più in generale della Francia: l'antiamericanismo e l'anticapitalismo profondamente radicato nella loro cultura.

 

Goldman Sachs è una grande banca d'affari americana, che opera in tutto il mondo ed è pronta a pagare fior di milioni per accaparrasi il meglio del meglio. Il presidente della Bce Mario Draghi gli ex premier e membri della Commissione Romano Prodi e Mario Monti, l'attuale commissario alla Ricerca Carlos Moedas, il governatore della Banca d'Inghilterra Mark Carney sono tra i leader europei reclutati da Goldman Sachs prima e dopo aver ricoperto incarichi pubblici importanti. La scelta di Barroso può essere contestata sul piano dell'opportunità. Ma non solo è legittima: fa parte della normalità di un mondo contemporaneo in cui politica e privato si nutrono a vicenda per il meglio o per il peggio in modo trasparente. Il presidente della Commissione non è quello degli Stati Uniti, né in termini istituzionali, né in termini di potere. Accettando l'offerta di Goldman Sachs, Barroso non ha violato nessuna regola, nonostante le rigide norme della Commissione per evitare conflitti di interessi. Il suo periodo di “ibernazione” – 18 mesi durante i quali non può assumere incarichi nel settore privato in conflitto con la sua precedente funzione – è scaduto il 1° giugno. Il 1° gennaio del 2015, lasciando l'esecutivo comunitario, Barroso aveva compiuto anche il “beau geste” di rinunciare a qualche centinaio di migliaia di euro di indennità, che la Commissione concede ai suoi membri per evitare che corrano a riciclarsi nel settore privato.

 

Almeno a prima vista, la politica francese non è mai entrata nella modernità. Il rigido sistema di ascesa istituzionale – dalla scuola della funzione pubblica dell'Ena fino ai vertici dello stato – impone una vita dedicata alla politica. Hollande e gran parte della sua squadra ne sono il tipico prodotto. Ma a ben guardare la pratica del “pantouflage” - il passaggio di alti funzionari o politici al settore privato – è diffusa anche tra gli hollandiani. In febbraio Laurence Boone, la consigliera speciale di Hollande sull'economia, ha lasciato l'Eliseo per entrare nel gruppo assicurativo Axa, il cui amministratore delegato Henri de Castries era stato compagno di banco del presidente francese all'Ena. In giugno è toccato a Jean-Jacques Barberis, consigliere agli affari economici e finanziari nazionali e europei, fare le valigie per traslocare presso Amundi, una filiale del Crédit agricole. Del resto, il settore finanziario francese ha una passione per gli uomini delle istituzioni nazionali o europee: Société Générale ha scelto come suo presidente Lorenzo Bini Smaghi, ex membro del board della Bce, senza sollevare alcuna polemica. Se Barroso avesse accettato un posto in una banca francese, probabilmente nessuno avrebbe avuto niente da ridire.

 

Più che Barroso, sono le prime pagine di Libé e del Monde e il populismo istituzionale di Hollande, Desir e Sapin a fare il gioco di Marine Le Pen, alimentando una polemica che non avrebbe ragion d'essere. Del resto, mercoledì Libération si stupiva del fatto che la stampa di altri paesi europei non fosse salita sulle barricate, nemmeno quella della vicina Germania. Fuori dal villaggio gallico il mondo è andato avanti e con la sua storia personale – da giovane maoista a presidente di Goldman Sachs – Barroso ne è la dimostrazione. Semmai, come fa notare un osservatore brussellese, “se Barroso è così pessimo come lo descrivono i francesi, Goldman Sachs ha fatto un pessimo affare”.

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