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No, l'omicidio Jo Cox non è come Charlie Hebdo

Perché è del tutto insensato accomunare questo episodio alle uccisioni per mano islamica in Europa e in America. In Inghilterra la politica parte dalla casa, da un cartello piantato in giardino, ed è capace di isolare e rigettare chi uccide per l'ideologia.

17 Giugno 2016 alle 15:00

No, l'omicidio Jo Cox non è come Charlie Hebdo

Il Regno Unito piange la deputata laburista Jo Cox (Foto LaPresse)

“Dopo il referendum, potremo finalmente tornare a litigare sull'erba alta e sul volume della musica”, dice un tipo con addosso la maglietta “In” al vicino di casa, che di là dalla staccionata indossa la maglietta con la scritta “Out”. Il dialogo si trova sulla vignetta di Matt, che il Daily Telegraph ha pubblicato il mattino prima dell'uccisione di Jo Cox, ma avrebbe potuto registrare testualmente la realtà: mentre in Italia la campagna elettorale è soverchiante e istituzionalizzata, in Inghilterra viene abbondantemente lasciata all'iniziativa privata. Che si tratti di referendum o elezioni politiche, chi vuole può richiedere materiale propagandistico ai comitati elettorali e piantare in giardino un cartello con le indicazioni di voto, oppure affiggere alle finestre o alla porta poster o festoni di questo o quel colore.

 

Non è raro che le semi-detached houses siano spaccate a metà: di qua dalla staccionata si fa propaganda per il Leave, o per il Labour, di là dalla staccionata per il Remain, o per i Tory. La casa è il centro fondamentale della campagna elettorale inglese, che s'impernia sul canvassing, il porta a porta. Mentre in Italia fanno notizia le occasionali telefonate del politico sul fisso (ricordo anni fa un'inquietante voce registrata: “Pronto, sono Pierferdinando Casini”), in Inghilterra è prassi che candidati e militanti bussino alla porta, prendano il tè, cerchino di persuadere anche i più restii dialogando con pacatezza e informalità. Per distinguersi si appuntano delle coccarde al petto di eguali dimensioni ma di colore differente – alle politiche, blu per i conservatori, rossa per i laburisti, gialla per i lib-dem e così via –  e le indossano anche nel giorno in cui vengono proclamati i risultati. In ogni constituency, ossia collegio elettorale, il banditore chiama i candidati su un palco, legge il numero di voti, decreta l'eletto e chi ha perso applaude mentre chi ha vinto esulta. La constituency resta la casa dell'eletto, che ci ritorna almeno ogni venerdì per incontrare i cittadini che rappresenta – anche quelli che non l'hanno votato – esattamente come Jo Cox giovedì si trovava in una biblioteca comunale per convincere i votanti della constituency di Batley, il paese dov'era nata, che comprende anche Birstall, il paese in cui è morta.

 

In Italia questa campagna elettorale corretta, limpida, confidenziale e domestica viene sottovalutata da rimestatori che si lanciano in discorsi generici sulla xenofobia che miete vittime, ponendo l'assassinio di Jo Cox in un'unica irragionevole scia con Charlie Hebdo, il Bataclan, Bruxelles, Orlando, i poliziotti di Parigi. E' verosimile che il colpevole sia uno squilibrato e che la follia possa fungere da giustificazione di un delitto occasionale; è plausibile che gli graverà addosso la responsabilità individuale che ha macchiato con una libera scelta del male; è invece del tutto insensato – di là dal movente, anche qualora l'assassino fosse stato fomentato dal tremendismo della diatriba sulla Brexit – accomunare questo episodio alle uccisioni per mano islamica in Europa e in America.

 

Conta in modo decisivo il contesto geopolitico: mentre il mondo islamico non sembra avere anticorpi per far fronte a chi uccide urlando “Allah Akbar”, l'Inghilterra ha un sistema capace di isolare e rigettare chi uccide urlando (parrebbe) “Britain First”. Per questo l'assassinio di Jo Cox è una tragedia ma non un pericolo per la democrazia britannica. Lo si è visto dalla prontezza con cui la campagna referendaria è stata sospesa e soprattutto da come i leader politici si sono stretti attorno alla famiglia della parlamentare, mentre in Italia si ventilavano strampalate ipotesi sulla responsabilità del comitato pro-Brexit o dei partiti nazionalisti; perché in Inghilterra la politica parte dalla casa, da un cartello piantato in giardino e da un militante con un'altra coccarda che fa ciao con la mano di là dalla staccionata.

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