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La “colpa” del Figaro

Il giornale francese svela la banlieue islamizzata di Saint-Denis. Seguono minacce, appelli, picchetti, denunce. Libération ha lanciato una petizione firmata anche da giornalisti di Mediapart e l’Humanité, in cui si accusano i giornalisti del Figaro di “luoghi comuni, fantasie e amalgami”.

2 Giugno 2016 alle 06:18

La “colpa” del Figaro

Blitz della polizia in un presunto covo di terroristi (foto LaPresse)

Roma. La culla della storia di Francia è diventata “Molenbeek-sur-Seine”. Iniziava così l’inchiesta del Figaro, che paragona la banlieue di Saint-Denis, a poche fermate di metropolitana dagli Champs Elysées, al sobborgo di Bruxelles usato come base del jihadismo. Sullo sfondo della copertina del quotidiano francese, una foto della Basilica di Saint-Denis, dove riposano i re di Francia compreso Carlo Martello che ha fermato l’invasione musulmana nel 732, con due giovani donne velate. “Il simbolo è forte per questo manipolo di pazzi di Allah”. Qui gli imam insegnano che “le donne sono libere di rifiutare di stringere la mano agli uomini per preservare la loro modestia”. L’Università di Paris VIII-Saint-Denis è piena di ragazze con il velo. Proliferano i negozi di abbigliamento islamico, ristoranti islamici, librerie halal. Il Figaro adesso viene linciato per aver fatto il proprio lavoro. Appelli, minacce legali, aggressioni dentro alla redazione del quotidiano del gruppo Dassault. “Dopo la nostra inchiesta sull’espansione del salafismo a Saint-Denis, insulti, minacce e intimidazioni sono aumentati, sui social e nei media”, comunica la direzione del Figaro. “Dieci individui sono entrati nei locali del Figaro per fare pressione sul nostro personale”.

 

Libération ha lanciato una petizione firmata anche da giornalisti di Mediapart e l’Humanité, in cui si accusano i giornalisti del Figaro di “luoghi comuni, fantasie e amalgami” per l’inchiesta sull’islamizzazione di Saint-Denis. Sos Racisme accusa il quotidiano di “stigmatizzazione”. Minacce sono rivolte alla giornalista autrice dell’inchiesta, Nadjet Cherigui, la reporter di origini arabe che si è infiltrata nella banlieue parigina. “Noi che viviamo, lavoriamo ogni giorno a Saint-Denis, rifiutiamo questa stigmatizzazione”, recita l’appello su Libération. “Saint-Denis è una città della diversità, in cui è possibile il dibattito, dove si incrociano i mondi, in cui la vita culturale abbonda. Saint-Denis è una città-laboratorio che costruisce la Francia di domani”. Alcuni giorni dopo nella piazza della Basilica di Saint-Denis è indetta una manifestazione in risposta al Figaro. C’è chi propone picchetti davanti agli uffici del giornale e un gemellaggio con il comune belga di Molenbeek. Sul Figaro interviene a difesa dell’articolo su Saint-Denis il giornalista algerino Mohamed Sifaoui: “Gli islamisti e i loro alleati sono esperti in calunnia, menzogna e demonizzazione. Nadjet Cherigui è una giornalista onesta. Saint-Denis è halalizzata. E le anime belle possono stare tranquille, il problema non è dovuto al fatto che non vi è halal, ma al fatto che c’è solo halal”. Alla fine anche il sindaco, Didier Paillard, che aveva minacciato querela, ha dovuto ammettere la verità: “La giornalista ha fatto il suo lavoro”. Anche lo scrittore di estrema sinistra Didier Daeninckx, nato a Saint-Denis, su France Inter si schiera con il Figaro: “E’ una realtà che è stata enormemente negata”.

 

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