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"Mai così grave la minaccia terroristica in Europa"

Il numero uno dell'antiterrorismo europeo, Gilles De Kerchove, descrive lo stato di salute dell'Isis e si rivolge così al Parlamento europeo: "Faccio questo mestiere da otto anni e non ho mai affrontato una minaccia così acuta".

24 Maggio 2016 alle 18:27

"Mai così grave la minaccia terroristica in Europa"

Fiori in omaggio alle vittime dell'attentato a Bruxelles (foto LaPresse)

"La minaccia di attentati terroristici non è mai stata grave come ora". A dirlo è stato oggi Gilles De Kerchove, coordinatore dell'anti-terrorismo dell'Unione Europea, in audizione alla Commissione Affari Esteri del Parlamento europeo a Bruxelles. "Faccio questo mestiere da otto anni e non ho mai affrontato una minaccia così acuta. Cosa ancora più importante, assistiamo al ritorno di combattenti in numeri più elevati rispetto alle attese".

 

Ma lo Stato islamico non stava arretrando in Siria e in Iraq? Proprio oggi, per esempio, 50mila combattenti curdi delle Unità di protezione del popolo curdo (Ypg) e delle Forze democratiche siriane (Fds) avrebbero lanciato una massiccia offensiva contro Raqqa, città della Siria settentrionale e capitale dell'autoproclamato Stato islamico, secondo una fonte delle Fds citata dall'emittente curda Rudaw. Tuttavia, secondo De Kerchove, proprio uno Stato islamico che "è sulla difensiva" nei territori che controlla in Medio Oriente a causa degli attacchi delle forze curde, di quelle irachene e della coalizione, fa sì che "il piano più probabile è che i terroristi organizzino altri attacchi in Europa". Probabile, addirittura, non solo possibile.

 

La minaccia, ha continuato De Kerchove, "è composita". Ci sono anzitutto "persone che non hanno alcun legame con organizzazioni terroristiche, né con Daesh né con Al Qaeda, ma vengono ispirate attraverso i social media o che si sono radicalizzate in carcere. E' difficile dare numeri precisi, ma non sono pochi. Poi ci sono i foreign fighters, il cui numero è senza precedenti, ma si è  ridotto nelle ultime settimane e mesi. Abbiamo visto un significativo decremento del numero delle persone che vanno verso la Siria e  l'Iraq". Infine c'è un'altra conseguenza dei rivolgimenti in corso in Medio oriente, "che non si è ancora materializzata, ma potrebbe materializzarsi, è un ritorno di combattenti prima del previsto e in numeri più elevati del previsto".

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