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Si allarga in Europa il fronte contrario alle sanzioni alla Russia

Anche la Germania punta sulla riapertura del dialogo con Mosca. “L’Italia chiede che questo regime di sanzioni non duri per sempre”, ha detto il ministro Gentiloni.

8 Aprile 2016 alle 11:43

Si allarga in Europa il fronte contrario alle sanzioni alla Russia

Il presidente russo Vladimir Putin (foto LaPresse)

C'è un riavvicinamento tra l'Europa e la Russia? I segnali che provengono dai governi europei dicono questo. Le reazioni alla situazione che si sta delineando nell'Iran post deal, all'intervento in Siria e allo scontro tra Armenia e Azerbaijan, rendono chiaro come nessuno ormai in occidente crede a una soluzione dei problemi internazionali senza il coinvolgimento di Putin.

 

Ora anche la Germania punta sulla riapertura del dialogo con Mosca. Nel fine settimana, infatti, si terrà nuovamente il “Dialogo di San Pietroburgo” a Sochi. Il forum fu fondato da Gerhard Schroeder e Vladimir Putin per poi essere abolito a seguito dell’annessione della Crimea da parte della Russia. Quest'anno ritornano i delegati tedeschi. Si discuterà anche di politiche della sicurezza, qualcosa di non scontato sino a pochi mesi considerato che la Russia e l’Occidente sono ancora divisi da un sistema di sanzioni e contro-sanzioni.

 

Qualcosa però è cambiato. Se infatti nel 2015 erano solo la Grecia, l’Ungheria e Cipro a chiedere la fine delle sanzioni contro Mosca, oggi il fronte contrario ad una proroga conta anche Austria, Francia, Repubblica Ceca e Italia. L’Italia, il secondo maggiore partner commerciale della Russia nella Ue dopo la Germania, chiede perlomeno un allentamento delle sanzioni: “L’Italia non si sottrae ai suoi doveri come membro della Ue o della Nato, ma chiede che questo regime di sanzioni non duri per sempre”, ha dichiarato di recente il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni al quotidiano tedesco Handelsblatt. “Se si usano le sanzioni come strumento rigido e permanente, questo non comporterà solamente danni economici ma forse non sarà nemmeno il mezzo politico giusto: le sanzioni servono per mettere le cose in movimento, non per congelarle”, ha concluso il ministro.

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