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Il socialismo farsesco di Bernie Sanders

Il Wsj smonta l'agenda politica dell'outsider vittorioso in New Hampshire. Dalla salute pubblica alla dualità con Hillary Clinton: ecco dove sbaglia il candidato democratico

11 Febbraio 2016 alle 14:37

Il socialismo farsesco di Bernie Sanders

Bernie Sanders (foto LaPresse)

A partire dagli anni Quaranta del secolo scorso, molti paesi occidentali iniziarono ad adottare sistemi sanitari pubblici per estendere l'accesso al poco che la medicina di allora poteva offrire. Per ovvie ragioni, quell'agenda costituiva un vantaggio tanto per i consumatori, quanto per i fornitori delle prestazioni sanitarie. Oggi, però – scrive l'opinionista Holman W. Jenkins Jr. sul Wall Street Journal – i tempi sono cambiati, e adottare tale sistema, come propone il socialista Bernie Sanders, candidato alla presidenza degli Stati Uniti, “non servirebbe a espandere l'accesso all'assistenza sanitaria, quanto a limitare gli ambiti di quest'ultima per contenere la spesa”. Si tratta di un'agenda che se implementata “non sarebbe popolare né tra i pazienti, né tra gli operatori del settore”: si tratta di una constatazione che il Partito democratico statunitense ha taciuto per convenienza politica, e che solo ora, di fronte al trionfo dell'outsider socialista alle primarie del New Hampshire, sta invece tentando di spiegare al suo elettorato. Il senatore Sanders “ne è a sua volta ben consapevole”, sostiene l'opinionista, secondo il quale quello di Sanders "è un socialismo quasi farsesco in un paese che non può permettersi nemmeno lo stato sociale di cui già dispone".

 

Un altro elemento che sottolinea la natura perlopiù elettoralistica del socialismo di Sanders, continua Jenkins, sono i suoi continui tentativi di rinfacciare all'avversaria nella corsa alla nomina presidenziale democratica, Hillary Clinton, d'aver ricevuto 675 mila dollari da Goldman Sachs in cambio di discorsi pubblici, lezioni magistrali e comizi. Quel che invece Sanders finge di ignorare, e che dovrebbe destare un'indignazione assai maggiore, è il fatto che l'ex presidente Bill Clinton abbia ricevuto una cifra astronomica, tra i 54 e i 141 milioni di dollari, da governi e da costruttori di armi che attendevano l'approvazione di accordi da parte del dipartimento di stato diretto dalla moglie di Bill, Hillary.

 

[**Video_box_2**]Anche Sanders, sostiene l'opinionista, deve fermarsi di fronte alla narrativa democratica della prima presidenza Clinton, che per molti versi è stata agli antipodi rispetto al socialismo come hanno dimostrato la riforma restrittiva del welfare, l'entusiastico sostegno alla previdenza esclusivamente privata e il tentativo di trasformare il Medicare in un programma di voucher. Sanders stesso, conclude Jenkins, ammette che per dare concreta attuazione alla sua agenda sarebbe necessaria una non meglio specificata “rivoluzione politica” a Washington. Il senatore, però, “non ha ancora spiegato come occuperebbe il tempo alla Casa Bianca in attesa di tale rivoluzione”.

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