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Perché la sinistra non sa affrontare l’islamismo

Parla Jean Birnbaum, autore di un saggio anti gauche pol. corr.

7 Gennaio 2016 alle 10:36

Perché la sinistra non sa affrontare l’islamismo

Fiori e una bandiera francese davanti al Bataclan dopo gli attentati di novembre (foto LaPresse)

Parigi. Jean Birnbaum non è l’ultimo arrivato al Monde. Con il quotidiano dell’establishment parigino ha iniziato a collaborare all’età di venticinque anni (oggi ne ha quarantuno), dal 2011 è responsabile del prestigioso inserto letterario “Le Monde des livres”, e lo scorso aprile, quando la corsa per sostituire Natalie Nougayrède alla direzione era entrata nel vivo, il suo nome figurava tra i tre favoriti (era il più apprezzato dalla redazione, ma si dice che Pierre Bergé abbia ostacolato la sua candidatura per vecchi dissapori legati a scelte editoriali). Birnbaum è anche un saggista molto apprezzato nei salotti letterari del Tout-Paris – è stato l’ultimo a intervistare il filosofo Jacques Derrida prima della sua morte nel 2004 –, che ora però torna nelle librerie con un saggio che sta già suscitando reazioni indispettite tra Saint-Germain-dès-Prés e rue de Solférino: “Un silence religieux. La gauche face au djihadisme” (Seuil), nel quale accusa la sinistra di negare la matrice religiosa del terrorismo e per questo di non essere capace di comprendere e far fronte all’espansione del jihadismo. Quella di Birnbaum è una requisitoria contro la gauche e la sua “ignoranza rivendicata” dinanzi al fatto religioso, contro l’incapacità di Hollande e compagni di prendere sul serio la religione, di non vedere, o meglio non voler vedere, che dietro un’orda di terroristi che insanguinano una capitale europea al grido di Allahu Akbar non c’è il disagio sociale, la povertà, la frustrazione, un’educazione familiare sbagliata, ma una molla religiosa.

 

Lì dove c’è la religione, la gauche non vede tracce di politica, e viceversa dove c’è politica nega a prescindere un’influenza religiosa. Questa malattia sempre più diffusa in Francia ha un nome: è il “rienavoirisme”, come lo ha definito Birnbaum. E cioè quell’abitudine, tutta goscista, di dire che il terrorismo non ha niente a che vedere, “rien à voir”, con la religione, che gli attentati del 13 novembre, come ha sostenuto il presidente socialista, non hanno alcun legame con l’islam. Questo “silenzio”, che la gauche deve rompere urgentemente secondo il giornalista del Monde, è impregnato di fervore ideologico ed è rivelatore di un gigantesco rifiuto del fatto religioso.

 

“E’ un silenzio che si è manifestato in maniera spettacolare subito dopo gli attentati di gennaio 2015, così come in seguito alle stragi terroristiche dello scorso 13 novembre, un silenzio che mostra come la sinistra sia ancora incapace di prendere sul serio il fatto religioso, di considerare la religione come una causa a sé stante”, dice al Foglio Birnbaum. “La gauche è sistematicamente tentata di minimizzare il fatto religioso e di diluirlo in altri fattori, quello economico, sociale, politico. Questi fattori hanno certamente una loro realtà, ma anche la religione ce l’ha. Eppure la gauche sembra credere soltanto alle ragioni sociali, economiche e politiche di certe azioni, senza mai legare queste ultime alla fede”.

 

[**Video_box_2**]E’ un atteggiamento che la sinistra assume con tutte le religioni indistintamente, ma il “rienavoirisme” sembra essere ancor più pronunciato e compulsivo quando di fronte c’è l’islam. “La sinistra francese ha un retaggio pesante, legato in particolare alla guerra d’Algeria, che ha avuto molta influenza su tutta la generazione sessantottina e su molta Francia che conta a livello politico e letterario. Questa gauche si è convinta all’epoca della guerra d’Algeria che i musulmani, i ribelli algerini del Fln, erano degli ‘oppressi’”, spiega Birnbaum. “C’è un’aridità, una pseudoprudenza da parte della sinistra dinanzi alla religione. A forza di dire che il terrorismo non ha niente a che vedere con l’islam per paura di essere tacciata di islamofobia, la gauche ottiene l’effetto contrario”. Nell’overdose di saggi e opere pubblicati a un anno dalla strage di Charlie Hebdo, quello di Birnbaum è sicuramente uno dei più tosti e contundenti. Farà dibattito. E farà storcere il naso a certa sinistra.

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