L’Europa ha un problema di intelligenza (della realtà che ci assale), prima che d’intelligence

“Guerra”, dice Hollande, ma quale? Il parallelo con la “guerra fasulla” d’epoca hitleriana, quando l’Europa era in guerra ma non faceva la guerra - di Marco Valerio Lo Prete

14 Novembre 2015 alle 14:25

L’Europa ha un problema di intelligenza (della realtà che ci assale), prima che d’intelligence

Controlli alle frontiere in Francia dopo gli attentati di ieri (LaPresse)

Sulle televisioni francesi già fanno capolino gli “esperti” del settore, quelli che dopo ogni attentato ci ricordano che l’intelligence del paese colpito dall’atto terroristico di turno ha sbagliato qualcosa. Ed effettivamente nessuno può mettere la mano sul fuoco sul fatto che una qualche défaillance non ci sia stata da parte dei services de renseignements di Parigi. Ma otto attentatori nel centro di Parigi, disposti a farsi saltare in aria, non prima di aver ucciso quanti più civili inermi possibili, sono innanzitutto un atto di “guerra” – come lo ha chiamato sabato mattina il presidente della Repubblica francese, François Hollande – e non “un errore dell’intelligence”. Nessuna pedanteria linguistica, piuttosto la necessaria consapevolezza che “se le denominazioni non sono corrette, i discorsi non sono conformi alla realtà, e se i discorsi non sono conformi alla realtà, le azioni intraprese non raggiungono il loro scopo” (Confucio).

 

Non che parlare oggi di “guerra da parte dello Stato islamico”, da parte dell’Eliseo, sia di per sé sufficiente a venire a capo della situazione. Come hanno scritto settimane fa sul Wall Street Journal Hillel Fradkin e Lewis Libby, rispettivamente direttore del centro sull’islam dell’Hudson Institute ed ex consigliere di George W. Bush, l’Europa e l’Occidente tutto sembrano infatti protagonisti di una riedizione di quella che fu la  “guerra fasulla”. Ovvero di quella fase storica, nel settembre 1939, in cui gli Alleati dichiararono sì guerra al regime di Hitler, ma per mesi si astennero da qualsiasi offensiva o controffensiva degna di questo nome. Intanto Hitler avanzava, prendeva coraggio, arrivando a bombardare navi e città inglesi. La strage di Charlie Hebdo è dell’inizio del 2015, piombata sulla capitale francese in tandem con le uccisioni nel supermercato kosher, e questo soltanto per limitarsi alla più recente cronaca parigina. In guerra, insomma, gli europei effettivamente ci sono, ma non da oggi.

 

Né muoversi al ralenti è l’unica conseguenza di quello che finora è stato l’atteggiamento delle principali leadership occidentali. Uno dei corollari più evidenti è il feticcio della “legalità internazionale” come unico motore immobile della stabilizzazione di quello che accade fuori dai nostri confini e spesso finisce per condizionare anche quel che avviene al loro interno. Se la Carta dell’Onu è l’unico abilitatore della trasgressione del principio di sovranità, l’Occidente si costringe a una gestione goffa di uno dei focolai stessi dello Stato islamico, quello a cavallo tra Siria e Iraq. Lì America ed Europa sono arrivate al paradosso di assistere a un intervento muscolare della Russia in Siria (che non ci piacerà ma è formalmente legittimo), limitandosi da parte loro a un’ammaliante quanto inefficace “guerra pulita” o “dall’alto”, a suon di droni e qualche aereo militare.

 

[**Video_box_2**]Scrisse nel 2003 André Glucksmann, intellettuale irregolare francese appena scomparso e fustigatore del pacifismo più cieco che già imperversava in Europa ai tempi delle guerre civili nei Balcani e poi dell’invasione dell’Iraq: “Possiamo certo apprezzare che i primati di disumanità della Seconda guerra mondiale siano rimasti insuperati, ma bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare. Il merito del relativo blocco non è delle sirene idealiste, ma dell’enormità degli arsenali distruttori che ha messo un freno all’ascesa verso gli estremi. I regimi totalitari e bellicisti soccombono di rado al fascino di uno stato di diritto cosmopolita, quando invece le ingiunzioni crudeli della dissuasione nucleare o della dissuasione classica arrivano spesso a contenerli e a richiamarli alla prudenza”. Non tanto l’intelligence ci è mancata finora, quanto l’intelligenza di una realtà e di un nemico impossibili da cambiare con la nostra attuale drôle de guerre.

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