Il vizio di León

Più che il conflitto d’interessi, il problema dell’inviato Onu è uno: l’inefficacia

6 Novembre 2015 alle 06:18

Il vizio di León

Bernardino León

Si chiude con polemiche il mandato di Bernardino León, inviato dell’Onu in Libia che oggi lascia l’incarico al tedesco Martin Kobler dopo un anno e mezzo senza risultati apprezzabili nel suo tentativo di portare a un accordo i due governi del paese. Mercoledì gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato che León, appena smessi i panni di negoziatore, diventerà direttore generale dell’Accademia diplomatica di Abu Dhabi, un think tank statale con compiti di promozione della politica estera e addestramento del corpo diplomatico. Lo stipendio dello spagnolo ammonterà a quasi 50 mila euro al mese, e certo gli Emirati non avranno problemi a garantire la parcella del diplomatico. Il problema, piuttosto, è che Abu Dhabi è parte in causa nel conflitto libico e che, ha rivelato il Guardian, i negoziati riservati per il posto da direttore del think tank vanno avanti da mesi tra León e gli emiratini, gli stessi mesi che l’inviato e l’Onu definivano fondamentali per il raggiungimento di un accordo tra le parti in Libia.

 

Alcune email ottenute dal Guardian attraverso fonti non specificate mostrano che i contatti tra gli Emirati e lo spagnolo sono iniziati alla fine del 2014 e si sono intensificati a partire dallo scorso giugno, e che non riguardano soltanto offerte di lavoro, ma anche dichiarazioni esplicite di sostegno da parte del mediatore León alla causa sostenuta dagli emiratini, quella del governo libico di Tobruk contro il governo a maggioranza islamista di Tripoli. Le email, scrive il Guardian, dimostrano che lo spagnolo è stato tutt’altro che imparziale nel suo ruolo di inviato, tradendo il regolamento delle Nazioni Unite e la buona fede delle parti. León dice che la rappresentazione data dal Guardian è falsa, ma in ogni caso non sono il superstipendio o le comunicazioni di parte con gli emiratini il problema del diplomatico. Piuttosto, il fatto di aver sprecato il tempo della diplomazia internazionale con negoziati inutili, con annunci avulsi dalla realtà, come quello trionfale di un governo di transizione subito sconfessato da tutte le parti, con un’inefficacia strutturale che nell’emergenza libica è stata dannosa più che in ogni altro scenario internazionale. Bernardino non ci mancherà, e da Abu Dhabi a lui non mancherà la Libia.

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