Nessuno è prescindibile nella lotta all’Is, compresa la Russia

Oggi è fondamentale avere un’unica agenda per tutte le forze che combattono lo Stato islamico tra Raqqa e Mosul

8 Ottobre 2015 alle 11:09

Nessuno è prescindibile nella lotta all’Is, compresa la Russia

Il presidente russo Vladimir Putin (foto LaPresse)

La priorità della comunità internazionale in questo momento storico è fermare il progetto totalitario e sanguinario dello Stato islamico. Il teatro di questo scenario è tra la Siria e l’Iraq, dove l’avanzata dell’Is è stata favorita dalle dure contrapposizioni tra le diverse fazioni in lotta nella guerra “per procura” siriana. Per raggiungere questo obiettivo nessuno è prescindibile, Russia inclusa. La coalizione che si è formata dall’agosto del 2014 – in base alla risoluzione 2170 delle Nazioni Unite – ha ancora in sé delle contraddizioni: da quelle legate ai differenti disegni geopolitici dei vari attori regionali, sino ai diversi interessi nazionali, come per esempio quelli della Turchia nella regione. Per non parlare di una mancanza di coordinamento tra i vari componenti e il nuovo ruolo interventista della Russia in uno scacchiere geopolitico caratterizzato da instabilità. Tuttavia, oggi è fondamentale – e ritengo che sia un buon segnale il dialogo russo-americano durante l’assemblea dell’Onu – avere un’unica agenda per tutte le forze che combattono lo Stato islamico tra Raqqa e Mosul, dotandosi di una visione e di una strategia comuni per porre fine alla guerra civile siriana.

 

Infatti, le contraddizioni tra gli attori regionali presenti nella coalizione riguardano anche il tema dei “boots on the ground” in Siria. Finora lo sforzo maggiore per fermare l’avanzata dello Stato islamico se lo sono assunto per primi i peshmerga a Erbil, i curdi dell’Ypg in Rojava e le forze irachene addestrate da istruttori militari esterni, inclusi gli italiani. Ci sono, inoltre, paesi membri della coalizione che si sono assunti responsabilità operative, ma è evidente che la tenuta delle forze in campo deve essere sostenuta da un cambio di passo politico-diplomatico della coalizione e da una responsabilità politica condivisa nell’uso della forza. Anche perché il contesto regionale è sempre segnato da emergenze, come sul fronte sud della penisola arabica nel tragico conflitto in Yemen che vede in campo un imponente dispiegamento di forze militari da parte di alcune potenze della regione e che, tuttavia, non sembrano risolutive nel contrasto allo Stato islamico. In definitiva ci sono delle nuove scelte nel gioco delle potenze regionali e sovraregionali che aprono scenari inediti, nei quali l’Italia deve spingere per un salto di qualità nel livello strategico e politico della coalizione anti Daesh. Un’alleanza, ricordiamo, che è formata da sessantaquattro membri, pochi dei quali sinora si sono assunti responsabilità di coordinamento e azione. Questo salto di qualità, in ogni caso, può produrre benefici non solo per quanto riguarda la indifferibile distruzione del Califfato e per liberare i popoli della regione, ma anche per avviare la transizione siriana.

 

Enzo Amendola è responsabile nazionale del Pd agli Esteri della seconda Segreteria Renzi e capogruppo Pd alla Commissione Affari esteri della Camera. Testo raccolto in redazione.

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