I terroristi d’Israele che mettono Israele in mano ai suoi nemici

Quella violenza diversa. “Sono loro i veri traditori”. Quanto accaduto sconvolge innanzitutto gli stessi israeliani, che si trovano retrocessi al rango di quel terrorismo che da decenni combattono.

7 Agosto 2015 alle 14:14

I terroristi d’Israele che mettono Israele in mano ai suoi nemici

Foto LaPresse

Mentre il terrorismo dei paesi arabi è ormai un’abitudine, a cui nessuno fa più caso, quello perpetrato da alcuni israeliani è apparso come un dramma. Sconvolge innanzitutto gli stessi israeliani, che si trovano retrocessi al rango di quel terrorismo che da decenni combattono, e in secondo luogo fa piacere ai nemici di Israele che non aspettano altro di additare, all’ira del mondo, il popolo d’Israele come fanatico e sanguinario e magari, perché no, assieme a loro tutti gli altri ebrei della terra.

 

Costoro attendono con ansia l’avvento dei terroristi per far pendere la bilancia a sfavore di Israele mostrando che mentre gli attentati arabi sono giustificati da un mucchio di cose, quelli israeliani suonano sanguinari e basta. E’ vero, sono sanguinari, ma quelli arabi non sono da meno ovviamente, nulla giustifica il crimine. Di quale crimine si parla in questi giorni? Del rogo di un bambino palestinese ucciso, Ali Dawabsheh e di Shira Banki una ragazza ebrea di 16 anni, da sciagurati che cercano d’infangare uno stato civile affinché non sia più tale; costoro si fanno chiamare ebrei e religiosi ma sono solo assassini senza nome. L’uccisione del bambino palestinese e della ragazza è l’estremo tentativo di precipitare Israele nel caos, come ci provò vent’anni fa, un altro fanatico, Yigàl Amir quando sparò alla schiena di Rabin, l’ex grande generale che cercava la pace. Con lui morì il già difficile tentativo di chiudere la complicata partita con i palestinesi, alcuni estremisti nuovamente spacciarono l’assassino per martire israeliano, ma invece costui voleva solo uccidere l’anima tollerante d’Israele. Non ci riuscì, certo, però l’odio crebbe e il paese precipitò nel consueto vortice di attacchi e contrattacchi.

 

Mentre al terrorismo arabo Israele oppone una ferma condanna, davanti al terrorismo esercitato dai suoi forse vacilla, lo teme di più? Certo è che se ne vergogna profondamente, è per lui un colpo bassissimo, un tradimento che lo mette in ginocchio. Donde il furore di Netanyahu e di quasi tutti gli israeliani. C’erano insediamenti illegali dei coloni e le forze di sicurezza li hanno demoliti; non si fanno piegare, si pigliano i sassi. La risposta di Netanyahu al rogo è stata molto dura, se Netanyahu è duro con gli azzardi persiani di Obama, lo è anche con i terroristi a casa sua? Nessuno sconto, essi sono, ancor più del terrorismo che viene dall’esterno, una minaccia perché aggrediscono Israele, per sfigurarla e renderla irriconoscibile persino ai suoi stessi abitanti, come quando si getta l’acido su un volto di una persona affinché risulti estraneo a se stesso.

 

Hanno già costretto Netanyahu a fare quel che probabilmente non vorrebbe, inchinarsi davanti a Abu Mazen, che mai in atti simili perpetrati dai palestinesi si è preso la briga di chiedere scusa. Immagino la soddifazione degli assassini, davanti a Israele prostrato, umiliato; gli uomini e le donne che più combattono il terrorismo ora sono costretti ad ammettere che alcuni dei loro ha fatto questo. Ma, ripeto, non sono dei loro, ma contro di loro; non si possono chiamare cittadini israeliani e nemmeno criminali ma nemici giurati. Netanyahu dimostri ora che i terroristi non appartengono a Israele. Che si dichiarino tali non significa nulla, è quel che si fa che dice della natura di ognuno. Israele catturerà i delinquenti, e li sbatterà in galera? Intanto però una ragazza ebrea è stata ustionata da una bomba molotov, Netanyahu ha detto di aspettarsi le scuse di Abu Mazen, che però non arrivano. Intanto i palestinesi sono scesi in piazza e una trentina di loro sono in ospedale. Intanto un ragazzo palestinese è stato ucciso dall’esercito israeliano. Intanto… la spirale ricomincia.

 

[**Video_box_2**]Il presidente Rivlin – uomo della destra, del Likud, contrario addirittura all’idea di uno stato palestinese – ha denunciato le debolezze nella lotta delle autorità contro il terrorismo ebraico. “Debolezze” le chiama, ma ha detto anche altro: “Vergogna… Ogni società ha le sue frange estremiste ma che cosa c’è nell’atmosfera pubblica che permette all’estremismo e agli estremisti di muoversi con tanta tracontanza?”. Altroché se c’è qualcosa “nell’atmosfera pubblica” basta guardare gli odiosi insulti lanciati in questi giorni verso lo stesso Rivlin che hanno scosso “fino alle lacrime” Dalia Rabin. La kefiah in testa e quella divisa da SS che i filoterroristi hanno affibbiato sul web al capo di uno stato che evidentemente non è il loro, a costoro si addice. Per molto meno Rivlin, al pari di Rabin ha ricevuto molte minacce di morte, ora resti a suo posto e li fronteggi. Sono costoro i veri traditori, che si sganciano dalla realtà, inseguono le loro allucinazioni, per compromettere così la luminosa esistenza d’Israele.

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