Chi sbarca e combatte in Yemen?

Soldati arabi avvistati nelle strade, il paese va verso la spartizione

4 Agosto 2015 alle 06:18

Chi sbarca e combatte in Yemen?

I resti di una moschea di Sanaa colpita da una bomba (foto LaPresse)

Si tratta ormai di un mondo di notizie non ufficiali: i cambiamenti non sono annunciati, arrivano di fatto e dopo, soltanto dopo, sono legittimati con comunicati ormai inutili, vedi gli omini verdi (forze speciali russe) che apparvero a prendersi la Crimea nel 2014. Avviene ora nello Yemen del sud, dove stanno arrivando alla chetichella soldati dei paesi del Golfo – in questo caso degli Emirati Arabi Uniti, alleato fedele dell’Arabia Saudita. Sono millecinquecento, secondo una fonte dell’agenzia France Presse, e presto potrebbero aggiungersi anche i militari sauditi. Per le strade di Aden girano già mezzi militari moderni che non sono mai stati in dotazione allo Yemen, ma che sembrano arrivare dritti da uno di quegli expò degli armamenti bellici tanto grandi e tanto avveniristici che ogni anno aprono i battenti nel golfo Persico (pardon, Arabico).

 

Qual è lo scopo di questa infiltrazione da parte saudita e affini, che è accompagnata anche da voli cargo carichi di armi destinate a chi lotta contro gli Houthi filoiraniani? L’Economist dice che si va verso una inevitabile spartizione del paese, come in passato: a sud, con capitale Aden, i filosauditi e filosunniti; a nord, con capitale Sana’a, gli Houthi sponsorizzati dall’Iran. Entrambe le parti, incapaci di prevalere completamente sull’altra, anche perché i relativi sponsor – Teheran da una parte e il cartello del Golfo dall’altra – non lo permetteranno. In mezzo, civili innocenti uccisi dai bombardamenti e il duello del decennio tra al Qaida e lo sfidante, la sezione locale dello Stato islamico, che promettono ogni genere di brutalità (tanto chi ci farà caso? Basta che cadano nel campo avversario, tutto vale in questo Yemen ignorato dall’attenzione internazionale). Ecco, l’Economist non lo dice ma la spartizione per forza di cose vede un est del paese – il lungo cono desertico dell’Hadramawt – in mano al jihad.

 

[**Video_box_2**]Anche questa spartizione, come in Ucraina, come in Siria, è scandita da cessate il fuoco grotteschi e promesse non mantenute. L’arrivo dei blindati e dell’artiglieria moderna promette soltanto di accelerarne il ritmo, vittima dopo vittima, fino a quando ci sarà una nuova mappa con due Yemen.

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