Chi si fa dettare legge da Podemos nel gran circo del dopo elezioni

Niente maggioranze dopo il voto locale: Podemos e Ciudadanos impongono i loro ricatti e condizioni dure. Che il partito dei movimenti di piazza si trovi a governare la polizia di Madrid è un rovesciamento preoccupante e una contraddizione macroscopica, ma è solo l’esempio più evidente di come nel grande suk dei negoziati che si è aperto dopo le elezioni.

10 Giugno 2015 alle 06:11

Chi si fa dettare legge da Podemos nel gran circo del dopo elezioni

Pablo Iglesias, leader di Podemos (foto LaPresse)

Roma. A Madrid Podemos, il movimento nato dagli indignados di Puerta del Sol, dalle manifestazioni che nel 2011 bloccarono la capitale spagnola, dall’antagonismo e dagli scontri con le forze dell’ordine, dominerà nel prossimo governo cittadino le forze di polizia. La candidata sindaco Manuela Carmena, che ha corso da indipendente ma è vicina a Podemos, e che se tutto va secondo i piani sarà proclamata primo cittadino sabato prossimo, ha composto una squadra di estrema sinistra, in cui gli uomini del movimento fondato da Pablo Iglesias hanno ottenuto i posti più importanti, compreso l’assessorato che gestisce le forze dell’ordine. Che il partito dei movimenti di piazza si trovi a governare la polizia di Madrid è un rovesciamento preoccupante e una contraddizione macroscopica, ma è solo l’esempio più evidente di come nel grande suk dei negoziati che si è aperto dopo le elezioni locali del 24 maggio, dove nelle grandi città e nelle regioni di Spagna la frammentazione politica non ha concesso a nessuno di ottenere maggioranze sicure, i partiti emergenti, il populista Podemos e il centrista Ciudadanos, stiano spadroneggiando e imponendo le loro onerose condizioni alle formazioni più grandi, il Partito popolare (Pp) al governo del paese e il Partito socialista (Psoe).

 

Anche se il 24 maggio il bipolarismo ha retto, l’ondata di Podemos non si è abbattuta sulla Spagna e ancora una volta i populisti sono arrivati terzi nel voto generale, tutti hanno dovuto pagare un prezzo alla frammentazione, e senza maggioranze certe nelle ultime settimane in Spagna non si è parlato che di patti, trattative, negoziati, condizioni. Oggi 13 enti regionali spagnoli sono senza una maggioranza di governo, così come quasi tutte le maggiori città. Le coalizioni sono variabili, incerte, difficili da prevedere, e con socialisti e popolari poco propensi a fare patti tra loro, per non irritare l’elettorato alla vigilia delle elezioni generali del prossimo autunno, i populisti e i nuovi partiti stanno approfittando del caos dei veti incrociati per dettare legge e imporre i loro ricatti. Chi vuole primarie, chi vuole la testa di questo o quel politico, chi impone la firma di lunghi documenti pieni di cavilli e di condizioni, chi chiede denari pubblici, chi, in una mossa che sa di rivalsa, ottiene il controllo sulla polizia della capitale spagnola.

 

Nell’assemblea regionale di Madrid la candidata popolare Cristina Cifuentes ha perso la maggioranza assoluta detenuta dall’amministrazione precedente, e il kingmaker è diventato Ciudadanos, che ha ottenuto 17 seggi contro i 48 dei popolari. Il leader della formazione centrista, Albert Rivera, ha imposto a Cifuentes condizioni pesanti, e ieri parlava come il padrone della situazione: c’è un principio di accordo perché “Cifuentes firmi il nostro patto” – come se non ci fossero negoziati in corso, prendere o lasciare, la candidata dei popolari non è in condizione di dettare regole. Rivera vuole le primarie per le cariche pubbliche, vuole che Cifuentes vari una legge elettorale nuova, chiede la testa dei deputati regionali che hanno anche la carica di sindaco. Alcune di queste richieste rischiano di mettere in crisi la coesione interna del Partito popolare, ma Cifuentes non ha scelta.

 

Ciudadanos ha approfittato del suo posizionamento al centro per stipulare accordi anche con il Partito socialista, e per esempio in Andalusia, dove si è votato a marzo e la candidata Susana Díaz è arrivata a un soffio dalla maggioranza, il partito della sinistra spagnola è pronto a firmare un pacchetto di 70 misure imposte da Rivera. Dentro a Ciudadanos dicono che i socialisti hanno acconsentito al 90 per cento delle richieste. L’accordo è quasi fatto e probabilmente Díaz, il cui entourage è stato colpito da inchieste giudiziarie, sarà costretta a tagliare molte teste per compiacere le pretese anticorruzione di Rivera.
Podemos sta facendo patti solo con i socialisti, e oltre al probabile governo di sinistra a Madrid, che ha riempito di “rasta e piercing” la compassata assemblea cittadina, scrive il giornale Abc, detta legge nella regione di Castilla-La Mancha, la più grande del paese, dove al Psoe mancano pochi seggi per avere la maggioranza. Podemos otterrà dal probabile governatore socialista Emiliano García-Page un fondo di 500 milioni di euro per “misure sociali”, prezzo notevole da pagare per una coalizione regionale. In Extremadura, Podemos si accorderà con i socialisti che hanno promesso al partito di Iglesias il controllo di una potente “Commissione trasparenza”, e i negoziati sono in corso anche in altre regioni. Dove invece sono fermi, e si rischia di non arrivare a un governo, è perché un rappresentante dei partiti tradizionali ha deciso di non sottostare ai ricatti dei populisti. Come nelle Asturie, dove il vincitore del Psoe, Javier Fernández, difficilmente riuscirà a governare perché si rifiuta di fare “la giravolta di 180 gradi” pretesa da Podemos.

 

Le “rettifiche” di Rajoy
Con le inaugurazioni delle nuove assemblee locali previste a scaglioni per tutto giugno, il premier spagnolo, il popolare Mariano Rajoy, ha scritto ieri su Twitter: “Tifo per la trasparenza nei patti (post elettorali). La chiave sono governi stabili di quattro anni con programmi condivisi”. La verità però è che i patti (soprattutto quelli dei socialisti, come anche Rajoy ha fatto notare) non sono per nulla trasparenti e i governi si profilano traballanti. Ma Pp e Psoe non hanno scelta, e la loro principale preoccupazione, adesso, è quella di evitare che dopo le elezioni autunnali anche il Parlamento nazionale si trovi frammentato e in preda ai populismi. Ieri Rajoy ha annunciato che entro fine mese farà delle “rettifiche” nel governo e nel partito per favorire il recupero degli elettori delusi.

 

[**Video_box_2**]Ma intanto il suk post elettorale continua, e l’ordalia dei negoziati e dei veti sta già innervosendo gli elettori. Podemos ha adottato una strategia furba prima delle elezioni, e spesso ha candidato liste che non portavano il nome del partito. Al contrario Ciudadanos, al centro di intrighi sia con la destra sia con la sinistra, ha subìto un crollo dei consensi nel primo sondaggio post elettorale dell’istituto Metroscopia. Gli spagnoli iniziano a chiedersi: davvero vogliamo questo circo anche al governo?

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