(Foto di Ansa) 

Editoriali

La crisi politica e quella energetica

Redazione

Dal rigassificatore di Piombino al termovalorizzatore di Roma, I partiti affrontano ogni problema mostrandosi ragionevoli in privato ma estremisti in pubblico: ecco perchè Draghi pretende chiarezza

Secondo il Fondo monetario internazionale, tra i grandi paesi europei l’Italia sarebbe quello maggiormente danneggiato da un’interruzione delle forniture di gas russo. L’impatto sul pil potrebbe raggiungere i 5 punti percentuali. Questo scenario dovrebbe mettere tutti in guardia sull’esigenza di dare seguito, il più rapidamente possibile, al piano del governo per la diversificazione degli approvvigionamenti. Sebbene a parole tutti siano d’accordo, quando si entra nel merito iniziano i distinguo. Il caso di Piombino è emblematico. La città dovrebbe ospitare uno dei rigassificatori galleggianti acquistati da Snam. Le forze politiche locali sono trasversalmente schierate contro il terminale. Eppure, non lontano da lì – al largo della costa tra Livorno e Pisa – si trova un’altra unità analoga. La nave Fsru Toscana sta a 12 miglia nautiche da terra, ha una capacità di rigassificazione di circa quattro miliardi di metri cubi annui ed è operativa dal 2013. In questi anni ha funzionato regolarmente senza causare alcun problema ai cittadini o all’ambiente.

 

Perché, allora, i partiti locali protestano? Di cosa hanno paura? Non si sa. Quello che si sa è che se il paese vuole uscire dall’impasse deve perseguire non solo un’opera di adeguamento infrastrutturale, ma anche e soprattutto una bonifica politica. In fondo, la crisi aperta da Giuseppe Conte nasce proprio dalla fuga del M5s dalle sue responsabilità. La questione del termovalorizzatore di Roma è esattamente la stessa del rigassificatore di Piombino e di mille altre opere. Confermare la fiducia a Mario Draghi è un modo per dire che c’è un nesso tra quello che il paese è e il bispensiero con cui i partiti affrontano ogni problema – sempre pronti a mostrarsi ragionevoli in privato ma estremisti in pubblico. Fa bene il premier a pretendere la lealtà dei partiti. Dovrebbe valere anche per i partiti il motto evangelico “sia il vostro parlare sì sì, no no”. L’ipocrisia ci ha portato qui e, se l’esperienza di Draghi ha un senso, è proprio quello di espellerla dal nostro dibattito pubblico.