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Editoriale

Il voyeurismo della procura di Milano

Redazione

Il circo mediatico, Ruby, il Cav. e la differenza tra sospetti e prove

Si avvia alla conclusione l’ennesima replica del procedimento spettacolo messo in piedi dalla procura milanese contro Silvio Berlusconi. Dopo requisitorie in cui si è fatto appello allo spirito moralistico, un po’ rimodernato con accenni femministi, si è arrivati alle richieste di condanna per 28 imputati, la maggior parte delle quali per falsa testimonianza. In sostanza la procura, che per tenere in piedi un procedimento che ne segue altri in cui era stata sconfitta con l’assoluzione di Berlusconi avrebbe dovuto esibire nuove prove e testimonianze, di cui non dispone, cerca di cancellare quelle a discarico dichiarandole false. Si tratta di una tattica basata sull’esasperazione delle accuse e dei toni come correttivo alla scarsità di elementi probatori.

 

E’ un metodo che in passato ha ottenuto una grande risonanza mediatica, ma a un certo punto è inciampata in un collegio giudicante che ha voluto verificare se le accuse avevano una base solida nel merito dei reati, indipendentemente dalla loro presentazione in forme esasperate. Lo scopo di un procedimento è dimostrare che è stato commesso uno specifico reato, si può insistere finché si vuole nel cercare di suscitare atteggiamenti critici o addirittura sdegnati, ma alla fine bisogna provare che è stato commesso il reato, e su questo sembra ci siano solo sospetti o interpretazioni discutibili dei fatti. C’è da sperare che anche questa volta a un qualche grado di giudizio prevalga proprio questo, il carattere giudiziario, non mediatico o spettacolare, di una vicenda ormai sviscerata in anni di indagini, in una serie di rappresentazioni voyeuristiche che hanno portato allo stesso esito. Quando si passerà a esaminare quello che conta in un processo, cioè se ci sono prove concrete del fatto che sia stato commesso uno specifico reato, e prima o poi ci si arriverà, l’esito sarà ancora una volta con ogni probabilità quello già sancito dalle assoluzioni precedenti.

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